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Giulio Recusani, il ricordo commosso degli amici a un mese dai funerali

Molte persone si sono ritrovate in Duomo lo scorso 19 ottobre per salutare il giovane parmigiano tradito dall'oceano della Galizia, mentre faceva il bagno di rito al termine del lungo cammino di Santiago de Compostela

giulio-recusani-teatroSpesso è più facile raccontare i fatti piuttosto che le persone, è successo così anche con Giulio Recusani, il giovane parmigiano tradito dall’oceano della Galizia, mentre faceva il bagno di rito al termine del lungo cammino di Santiago de Compostela.
Molte persone si sono ritrovate in Duomo, lo scorso 19 ottobre, per salutare un ragazzo che in un modo o nell’altro ha trasmesso qualcosa d’importante, la cui mancanza genera un dolore che va oltre i particolari di una tragedia, oltre quello che si è fatto o che si poteva fare.

Vidi Giulio per la prima volta da lontano, in Piazza Garibaldi, Vinicio Capossela suonava per il concerto del primo maggio. Pensai che quel ragazzo sicuramente era irlandese, lo suggerivano i suoi colori, il modo di porsi con gli altri, lo immaginavo passare le sue serate in compagnia, nei pub di Belfast. Ebbi l’occasione di parlargli dopo un paio di giorni, sempre in occasione di un concerto, dove mi resi conto che non era irlandese. Rimase comunque molto contento della mia idea, perché anche lui avrebbe voluto vedersi così, con una buona pinta di Guinness tra le mani. In realtà Giulio poteva essere cittadino del Mondo, a suo agio nel passeggiare tra le vie di una vecchia capitale europea, come inerpicarsi tra i sentieri di una montagna. Sorprendente la facilità con la quale si riusciva a parlare con lui, anche se lo conoscevo da un paio d’ore. Era riservato, non sempre facile da capire, ma trasmetteva una serenità in grado di tirare fuori ogni singola parola.

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Uno zaino, un diario e una chitarra, partire per un lungo pellegrinaggio, camminare per ordinare le idee, capire cosa tenere e cosa cambiare, la stanchezza fisica ricambiata dal paesaggio, il silenzio, o i diversi linguaggi di chi si incontra lungo il cammino. La musica, e i canti di quanti lo accompagnavano durante le pause, ottimo momento per suonare. L’ammirazione per chi ama sinceramente l’arte, in particolare la musica.
Brendon Anthony Sanchez, un pellegrino della California, ricorda così quei momenti: “Giulio era capace di suonare la chitarra per ore ed ore mentre la gente lo ascoltava seduta intorno. Gli chiesi se aveva male alle dita, mi rispose di no, ma potevo vederlo mentre apriva e chiudeva la mano cercando un po’ di sollievo”. Chitarra, flauto, o armonica erano strumenti di condivisione, il posto non era importante, un salotto come una piazza.

giulio-recusani-amici-2giulio-recusani-fumetto“Da vent’anni ha l’abitudine di intraprendere molte attività tra lavoro, studio e hobby senza riuscire a portarne a termine quasi nessuna. Una delle eccezioni è il fumetto, con cui ovviamente non campa, ma in cui si cimenta con accanimento”. Così Giulio si definiva scherzosamente nella sua autobiografia creata per il Collettivo Fumettistico Diorei del quale faceva parte, nato nel 2007 “come palestra di fumetto per un gruppo di amici accomunati dalla passione per le nuvole di carta”. Quando disegnava si estraniava dal mondo, e portava avanti i progetti con gli amici anche se ciò voleva dire ritrovarsi nella sperduta Sarzana per presentare i lavori, o contendersi lo spazio vitale in uno stend largo un metro a Lucca Comics. Andare in trattoria e fare ritratti sulle tovagliette di carta, perché giusto quello serve, insieme ad un po’ di colore.
E’ difficile raccontare soprattutto di chi aveva un grande rispetto per la vita, Giulio l’ha ringraziata a termine di quel cammino, bruciando la camicia che indossava dodici anni prima, quando una brutta caduta dalla Pietra di Bismantova gli aveva fatto capire quanto fosse importante.

giulio-recusani-cammino Numerosi i ricordi degli amici nel gruppo creato su Facebook, tra i quali quello di Stefano Pertosa:
"Questa barba mi dà un fastidio... mi sto mangiando tutti i peli! Non so perchè ma continui a venirmi in mente con questa frase, mentre dietro le quinte ti sistemi quella barba rossa finta prima di entrare in scena. O quando in quella pizzeria a Parma tu e Fede vi siete sfidati a colpi di De Gregori e De Andrè, e nessuno riusciva a tenervi testa. Ed eravamo tutti lì, ipnotizzati da quanto foste esperti entrambi. La fortuna di averti conosciuto e incontrato! La tua fantasia e il tuo volto sorridente! Con te che mi dici: Non hai mai letto Watchmen?! e mi spieghi la genialità di Alan Moore e mi stuzzichi la voglia di leggere il fumetto, che manco faccio in tempo a pensarci su e la volta dopo me lo porti alle prove a teatro per prestarmelo. Bestia, che tempo guadagnato quello passato in tua compagnia, anche se a sparar cavolate o a inventare, a improvvisar canzoni magari davanti a una pinta di birra. A inventar copioni  davanti a del buon lambrusco, qualche fetta di salame o formaggio e del pane così alla brutta.

Il tuo personaggio doveva entrare in scena, da dentro un forziere, con delle bottiglie vuote, con i postumi di una sbronza che rapidissimamente svanivano. Invece l'Oceano ti ha fatto uscire di scena così. Rapendoti. Che vien voglia di bestemmiare, e chiederti: Oh, ma è questo il modo di andarsene!?! No non ci siamo eh, questa la rifacciamo, ora torni qua, saluti tutti come si deve, e poi te ne vai come fanno tutti. O lavorare di fantasia e pensare che se l'Oceano ti ha rapito allora tutti noi si mette il riscatto in una bottiglia e la si manda in mare. Perchè mi piace pensare che in questo momento tu sia sulla nave con Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, e vi state divertendo come matti a suonare, e un cameriere entra in sala con una bottiglia pescata dal mare e dice: Giulio! C'è una bottiglia per te! e tu gli fai un cenno, e dici: Sì aspetta, non abbiamo ancora finito. E continuate a suonare”.

E’ difficile raccontare le persone, ma Giulio ci ha insegnato che non bisogna mai darle per scontate, e che nella vita è importante camminare.

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