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Il dramma di un ristoratore: "Prima il lockdown e poi lo Stato, senza aiuti rischiamo di perdere tutto"

Parla il titolare del ristorante 'Impulsi', uno dei luoghi più chic di Parma: "Se qualcuno non ci dà una mano... . Servono aiuti concreti da parte di chi governa"

Una ripartenza lenta. Settimane vissute senza introiti, con spese da pagare e gestione da smaltire. Anche quando la luce nel locale era spenta e la saracinesca abbassata. “E’ stata dura tirarla su – dice chef Giuseppe Roberto di Impulsi, un ristorante nel centro di Parma –. In questo periodo di lockdown abbiamo lavorato molto con l’asporto: per ogni ordine, due euro venivano donati all’Ospedale Maggiore di Parma. Ci sono cose che non hanno prezzo, come la salute. Adesso i tempi sono cambiati e per noi ristoratori è difficile adeguarsi. I nuovi ritmi impongono periodi di riposo lunghi. Si lavora principalmente nel week end, i posti sono dimezzati chiaramente, e le spese ci sono. Lo Stato ci ha assicurato gli aiuti, ma per adesso di questi aiuti non si è visto nulla. Siamo in difficoltà, se si considera che prima dell’epidemia il nostro era un ristorante frequentatissimo e adesso abbiamo tre, quattro tavoli a sera durante la settimana. In questo periodo sono state numerose le disdette, la gente ha paura che il distanziamento sociale non sia rispettato e per questo stenta a tornare alla normalità. Nonostante gli sforzi per assicurarlo da parte nostra: le spese ingenti per sanificare il locale, le bollette, la materia prima di qualità per la quale siamo noti. L’esborso economico di questo periodo è tantissimo, non so se riusciremo a far fronte a tutto questo mancato introito. Le istituzioni? Sarebbe gradito un aiuto, ma abbiamo avuto un problema con i dehors. Lo spazio c’è ma per qualche motivo non riusciamo a installarli…”.

Ma lo chef va avanti. Assieme alla sua squadra. “Noi siamo pronti e osservanti di tutte le disposizioni del Governo. Garantiamo sicurezza e disponiamo di punti igiene in tutto il locale, alla gente che entra chiediamo uno ‘storico’: se sono stati contagiati, se hanno frequentato persone contagiate, se hanno avuto contatti con zone rosse. Durante la settimana abbiamo un introito scarso. Numeri minimi che salgono nel week end. Ma prima arrivavamo anche a 60 persone al giorno. Un grande danno, considerate le per l’acquisto della materia prima. Noi siamo intenzionati ad andare avanti, per fare fronte alle scarse presenze abbiamo deciso – dalle 18 alle 20 e dal mercoledì fino al sabato – di rilanciare un aperitivo con la speranza che anche i più giovani possano accedere e avere qualche ora di svago. La nostra parte l’abbiamo fatta, ora tocca allo Stato deve sovvenzionare il nostro coraggio. Non solo con promesse, ma in maniera concreta”.

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