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Il sito Mafie Sotto Casa lancia la campagna di “accesso civico” sui beni confiscati

Ad oggi, in Emilia-Romagna se ne contano 114, si prevede un vertiginoso aumento con le sentenze del processo Aemilia

Il tema dei beni confiscati ed in particolare della loro mappatura Comune per Comune, del loro valore e delle loro potenzialità in termini di riutilizzo a fini sociali, continua ad essere, nonostante innumerevoli iniziative da parte delle istituzioni più sensibili, un mistero per i cittadini. I beni confiscati rappresentano, per l'intera comunità, un patrimonio fondamentale, in termini di valori ideali ed economici, per il contrasto alla criminalità organizzata. Ad oggi, in Emilia-Romagna se ne contano 114, si prevede un vertiginoso aumento con le sentenze del processo Aemilia. Ciononostante, il dibattito sembra rimanere appannaggio esclusivo di alcune associazioni e di alcuni amministratori di buona volontà, e comunque raramente prende le forme della progettazione sociale.

Per questo motivo il sito Mafie Sotto Casa, che riunisce associazioni e singoli operanti nell'antimafia sociale in Emilia Romagna e Toscana, lancia la campagna “Accesso Civico”. Il codice antimafia, infatti, obbliga i Comuni a pubblicare sul proprio sito istituzionale l’elenco dei beni confiscati trasferiti dall’Agenzia nazionale ai comuni. L’elenco deve contenere i dati sulla consistenza, sulla destinazione e sull’utilizzazione dei beni nonchè, in caso di assegnazione a terzi, i dati identificativi del concessionario e gli estremi, l’oggetto e la durata dell’atto di concessione. Una miniera d'oro d'informazioni che purtroppo, fino ad ora, è rimasta celata.

Sul sito www.mafiesottocasa.com da oggi viene spiegato come un singolo cittadino, anche comodamente da casa, può diventare uno strumento di controllo attivo del territorio, per creare quella rete di conoscenza fondamentale per il contrasto alla criminalità organizzata. È un passo imprescindibile per poi interrogarsi seriamente, e in modo quanto più diffuso possibile, su cosa intendiamo fare, come comunità, per non disperdere il patrimonio di beni confiscati presenti sul nostro territorio.

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