Imprese, primo trimestre del 2013: qualche segnale di ripresa

Dati del Centro Studi Unioncamere Emilia Romagna elaborati dalla Camera di Commercio di Parma. L'industria manufatturiera cala 'solo' del 3,3%, la meccanica ha avuto una crescita del 7,7%

Sono dati che ribadiscono che il calo della domanda interna e la decelerazione di quella mondiale hanno notevolmente inciso sull’andamento economico provinciale ma che, nonostante tutto, i valori dei principali indicatori economici da gennaio a marzo di quest’anno tracciano un quadro non certo roseo, ma con qualche piccola sfumatura di colore. 

Partendo dall’industria manifatturiera, la quale ha fatto sì registrare un calo produttivo rispetto a gennaio-marzo 2012, ma più contenuto del dato dell’anno scorso (3,3% contro 5,3%) e di quello regionale. A soffrire questa diminuzione sono stati tutti i comparti (l’industria alimentare in primis) e le tipologie d’impresa, in testa le piccole e medie; a sua volta, il fatturato segue il trend della produzione. Diverso andamento l’indicatore export, che ancora riserva qualche soddisfazione per la nostre aziende: se, infatti, l’alimentare ha mostrato una “caduta” di quasi il 4% delle vendite all’estero, altri settori come moda e la meccanica hanno avuto un “exploit” del più 7,7% e 6% rispettivamente, contribuendo ad una crescita che, pur non ingente, si distingue dal dato negativo della regione.

Come mostrano i dati del Centro Studi Unioncamere Emilia Romagna, elaborati dall’ufficio studi della nostra Camera di commercio, anche gli ordinativi hanno ancora segnato il passo (meno 3,8%), ma ancora inferiori ai dodici mesi precedenti e a quanto hanno fatto in regione: gli andamenti più pesanti sono stati quelli fatti registrare dalle industrie del settore dei metalli e dell’alimentare. Una lievissima crescita, non oltre lo 0,2%, ha invece segnato la domanda estera, con risultati molto incoraggianti come il +7,2% delle industrie (chimica, ceramica, carta stampa, editoria) o, ancora, il +3,4% del comparto della moda. Tuttora nelle industrie troviamo l’eccezione del settore alimentare che vive un periodo particolarmente negativo.

Se dall’industria spostiamo lo sguardo verso il nostro artigianato manifatturiero, i dati manifestano chiaramente una situazione di sofferenza ulteriormente persistente, anche dovuta alla scarsa propensione all’export delle nostre imprese artigiane, che quindi faticano di più a reagire al calo della domanda interna. Tutti gli indicatori congiunturali hanno segnato risultati peggiori rispetto a quelli dell’industria manifatturiera: la produzione è calata di quasi il 5% rispetto allo stesso periodo del 2012 (pure se in misura minore rispetto al 2011); le vendite hanno ricalcato l’andamento in flessione della produzione, così come la domanda interna. Ad aggravare il quadro il fatto che le poche imprese artigiane esportatrici non sono riuscite a consolidare il trend positivo dei 12 mesi precedenti, quando si registrava un leggero incremento nell’export totale, che ora cala di oltre il 5% rispetto allo stesso periodo del 2012. Se aggiungiamo il fatto che il numero degli ordinativi non consente di sperare in un periodo di produzione più lungo di un mese per quasi tutti, comprendiamo l’estrema difficoltà in cui versa il nostro artigianato provinciale.

Difficoltà condivisa dalle aziende del commercio, un altro comparto in estrema sofferenza a Parma; del resto nemmeno in regione e a livello nazionale si registra una situazione positiva. Il primo trimestre dell’anno si è, infatti, chiuso con un calo delle vendite che ha rafforzato la tendenza negativa in corso dal primo trimestre 2009. Basta dire che le vendite al dettaglio in provincia sono diminuite quasi del 8% rispetto ai primi mesi del 2012. Se il basso profilo delle vendite ha interessato tutti gli esercizi, com’è logico aspettarsi, è soprattutto la piccola distribuzione, con non più di cinque dipendenti, a soffrire e spesso a capitolare, come dimostrano le vetrine sempre più spesso serrate. Ultime note, purtroppo negative, per il comparto edile, che consolida la fase recessiva, con una contrazione del volume d’affari che arriva al 14,3%: il risultato peggiore dal terzo trimestre 2004, cioè da quando si effettua l’indagine congiunturale.

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