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Inceneritore, replica degli occupanti al Gcr: "Perchè si ergono a difesa dei 5 Stelle?"

Occupazione simbolica del termovalorizzatore di Parma. La polemica tra l'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e gli attivisti di Art Lab e di altri centri sociali in Emilia-Romagna non si placa

Occupazione simbolica del termovalorizzatore di Parma. La polemica tra l'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e gli attivisti di Art Lab e di altri centri sociali in Emilia-Romagna non si placa. Ecco la replica, firmata 'Le donne e gli uomini che hanno imbrattato e occupato l'inceneritore' alla presa di posizione del Gcr. 

IL COMUNICATO. "In Iran, dopo la rivoluzione islamista del '79 -si legge nella nota- nel neonato Stato Islamico, che equiparava la figura del capo del governo a quella del massimo esponente del mantenimento della legge islamica, fu istituito un corpo di cittadini col compito di difendere la Repubblica islamica dai nemici della religione. E' in quel momento che nacque la repressione, la detenzione e la tortura per tutti i nemici dello Stato Islamico. Comunisti, omosessuali e laici dovettero fuggire dall'Iran o trascorsero la loro vita nelle carceri iraniane.

La rivoluzione iraniana del '79 è molto lontana da noi e dalla tradizione politica europea. Per questo ci chiediamo come sia possibile che oggi, nel nostro territorio, possa esistere un nuovo gruppo di guardiani di Dio. Non capiamo infatti perché il GCR, nota associazione per la gestione corretta dei rifiuti, debba definire quali siano i confini dentro i quali possa essere agito il dissenso nei confronti degli impianti di incenerimento. La domanda che rivolgiamo loro è questa: se non si è mandati a difendere la volontà di Dio, come in Iran, perché ci si erge a protettori di un'istituzione che ha i suoi assessori, i suoi uffici stampa e la possibilità di difendersi autonomamente dagli attacchi politici (e non dagli infedeli) ?

Nelle repubbliche costituzionali europee, la legittimità del potere è data dalla vittoria alle elezioni politiche, ma è altrettanto garantito, in quanto diritto costituzionale, il dissenso. Perché la forza di governo della città, eletta dalla maggioranza di cittadini, risponde attraverso un'associazione esterna all'amministrazione, almeno dal punto di vista formale? A queste domande proviamo a dare una nostra possibile risposta. E' la paura a determinare la difesa del Dio incarnato, in questo caso, dall'amministrazione a 5 stelle.

Paura che la forza moltitudinaria, espressa con un'azione radicale e di rottura verso i principi di legalità che regolano le ingiustizie sulla salute e sull'ambiente, possa scalfire il fulgido ricordo di una lotta vera, ormai imprigionata nella gabbia istituzionale. Paura che quell'atto, di risposta alla violenza esercitata da poteri diffusi e interrelati sul diritto a vivere una vita dignitosa, che, dalla Val Susa a Napoli, il 16 Novembre ha animato le strade e le piazze di tutta Italia, possa offuscare l'aura dell'amministrazione a 5 stelle (e viene dunque spontaneo chiedersi da quale parte risieda il politicismo). Paura perché un gruppo di cittadini ha deciso di compiere un atto spregiudicato ma consapevole di rifiuto di un principio di legalità che ritengono ingiusto.

Sono le leggi a determinare la costruzione e il funzionamento dell'inceneritore; sono le leggi speciali e gli stati di emergenza a determinare l'inquinamento e l'aumento di tumori nella “Terra dei Fuochi” in Campania; sono le leggi a far continuare la produzione dell'Ilva e a rendere drammatiche le condizioni di salute delle popolazioni locali. La disobbedienza civile, concetto alto espresso dalla teoria politica occidentale, è il rifiuto consapevole, da parte di un gruppo di cittadini, dell'autorità di una determinata istituzione in un momento storico. Disobbedienza era il rifiuto dell'apartheid legale imposta ai cittadini neri dalla minoranza bianca in Sud Africa. Disobbedienza fu il rifiuto dei cittadini italiani di rispettare le leggi razziali degli anni '30, nascondendo e aiutando i cittadini, anch'essi italiani, ma di religione e cultura ebraica. Come pure la rivolta del ghetto di Varsavia contro una legge che imponeva ai polacchi di origine ebraica di non poter esercitare la loro libertà. Disobbedienza è la lotta per il diritto all'abitare, che si traduce nella difesa degli sfratti e nell'occupazione di spazi lasciati all'abbandono di fronte al dilagare di povertà e indigenza.

Disobbedienza è la ribellione (spesso fuori dai confini della legalità) della Val di Susa, dove vige un meccanismo di reciprocità che vede il riconoscimento, pur nelle differenze, della legittimità della lotta in ogni sua forma. Disobbedienza è stata la risposta di comitati e cittadini campani a Chiaiano, che hanno messo in gioco i loro corpi per esprimere, con forza, il dissenso ad una situazione drammatica per la salute della gente, cristallizzata nel connubio Stato-mafia.

Disobbedienza è una forma di agire politico che, di per sé, va oltre la legge. La rifiuta perché la considera ingiusta. Questo abbiamo fatto: un atto illegale (l'occupazione e l'imbrattamento dell'inceneritore) perché reputiamo ingiusto che, a causa di interessi politici ed economici, si possa inquinare e rendere invivibile all'uomo il territorio. Un atto illegale ma legittimo, perché legittimo è il desiderio di vivere in salute sul nostro territorio. All'amministrazione rivolgiamo una critica politica. Non possiamo essere tacciati di eresia perché la politica istituzionale non è religione istituzionalizzata. Una critica chiara all'operato dell'amministrazione rispetto alle sue modalità di agire nei confronti del Paip. Fuori da ogni forma ideologica e dogmatica di individuazione di un nemico.

Prima erano le promesse di chiusura, poi, una volta al potere, si è passati alla strategia legale di affamare il mostro, ora si rende evidente che il nostro inceneritore non potrà essere affamato, perché saranno regione e governo, attraverso la legge, a stabilire quali rifiuti dovranno essere bruciati nel forno. Non è difficile immaginare che, con l'approvazione del DDL Ambiente, collegato alla legge di Stabilità (vedi art. 23), e del Piano Rifiuti Regionale, sarà la legge, per l'ennesima volta, a mettere in pericolo la nostra salute bruciando rifiuti provenienti da tutta l'Italia nel nostro forno, per quanto si possa portare la differenziata al 100%.

Il nostro territorio sarà comunque inquinato anche se diventeremo il comune più virtuoso d'Italia. Questo ci sembra abbastanza per poter affermare che la difesa del principio di legalità ha imbrigliato l'amministrazione a 5 stelle e reso vani tutti i tentativi di bloccare l'impianto di incenerimento di Ugozzolo. La nostra critica all'operato della Giunta rispetto alla questione inceneritore è legittima. Come è legittimo occuparlo e imbrattarlo per difendere la nostra salute.

L'invito è di lasciar perdere la difesa delle proprie lobbies e gruppi di interesse e camminare assieme per la costruzione di un movimento regionale e nazionale, un movimento che sappia dire che sulla salute non si accettano speculazioni di tipo economico né politico. Alle giaculatorie impregnate di perbenismo legalitario, preferiamo la presa di posizione politica dell'assessore all'ambiente Folli sul ddl ambiente, cui ci auspichiamo seguano azioni concrete. Le scritte sui muri dell'inceneritore si cancellano con una passata di vernice, i polmoni sporcati dal particolato e dalla diossina non si cancellano. Noi intanto continuiamo a testa alta per il nostro percorso, perché quello che ci interessa è contaminare il dibattito nazionale sulla questione biocidio. Quella si che è una questione importante. Lasciamo alle chiacchiere e ai posizionamenti il tempo che trovano. La violenza esercitata dal potere sulla vita della gente, quello si, ci sta molto più a cuore".

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