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Inceneritore di Ugozzolo, esposto alla Commissione Europea

Non si ferma la battaglia dell'associazione Gestione Corretta Rifiuti che ha, attraverso i suoi avvocati, denunciato all'UE l'illegittimità degli atti che hanno portato all'approvazione del progetto

Un esposto contro la costruzione dell'inceneritore di Parma è stato depositato presso la Commissione Europea dagli avvocati parmigiani Pietro De Angelis e Arrigo Allegri, che denunciano l'illegittimità degli atti amministrativi che hanno portato all'approvazione del progetto stesso.
Il nuovo missile contro l'ormai sgangherato edificio del camino inquinante è stato lanciato l'11 ottobre scorso, destinataria la Commissione delle Comunità Europee e riguarda alcuni inadempimenti nella procedura di assegnazione a Enia-Iren di tutto il Polo Ambientale Integrato, oggi in costruzione a Ugozzolo.

Le norme sulla concorrenzialità e sulla trasparenza sarebbero alla base del nuovo sviluppo legale della vicenda che ormai da mesi sta tenendo banco sulle prime pagine dei giornali locali, ma che ora sta assumendo un profilo transnazionale.
Il progetto dell'inceneritore da 130 mila tonnellate sembra ormai accerchiato da una serie di questioni legali dalle quali Iren non sembra più in grado di uscire: il piano economico finanziario, più volte chiesto da cittadini, associazioni, addirittura dal sindaco di Parma Vignali, non è ancora stato consegnato.

E pensare che proprio la trasparenza degli atti riguardanti il Pai è parte integrante della delibera del consiglio comunale che aveva dato il via al collocamento del forno nell'area dello Spip, un voto unanime che recitava senza mezze misure l'obbligo di Iren di fornire tutta la documentazione richiesta da cittadini e associazioni.
Questo rifiuto, che perdura ormai da 137 giorni, oltre 4 mesi, potrebbe anche configurare una nullità dell'atto, conseguente alla mancata adesione di Iren agli obblighi imposti dal massimo consesso cittadino.

Anche all'interno di Iren non sembrano avere le idee molto chiare visto che a seconda di chi scrive la versione cambia. Si passa da un piano economico finanziario che non può essere mostrato per questioni di Borsa, ad un Pef che non esiste nemmeno.
Poi il mistero sui costi dell'impianto: 180 milioni secondo le stime inserite nel progetto, 265 milioni secondo quanto dichiarato nella richiesta di finanziamento alla Bei, la banca europea degli investimenti, che ha concesso ad Iren cento milioni di euro di credito.
Possibile che li abbia concessi senza sapere nulla del piano economico finanziario?

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