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Inceneritori, le Province alla Regione: 'Più incisivi per la dismissione'. Ma Parma non c'è

La Provincia di Parma è l'unica assente. In un documento condiviso gli assessorati all'Ambiente sollecitano l'assessore regionale a fare di più: ""Poca innovazione, pochi contenuti e nessuna strategia operativa"

Le Province dell'Emilia-Romagna 'spingono' la Regione ad essere più incisiva sulla progressiva dismissione di inceneritori e discariche. Emerge da un documento condiviso dagli assessori all'Ambiente di tutte le Province tranne Parma (e Modena ma perché non ha sostituito l'ex assessore Stefano Vaccari eletto senatore). Un documento che comincia così: "Poca innovazione, pochi contenuti e nessuna strategia operativa. Questo, in estrema sintesi, è il giudizio che si può dare sul documento preliminare al Piano Regionale di Gestione rifiuti proposto dall'assessore regionale all'ambiente e deliberato dalla Giunta alla fine di marzo. 

"Dopo nove mesi di assemblee, incontri con i portatori di interesse e riunioni tra amministratori, avremmo voluto vedere molto di più". "Nei mesi scorsi - prosegue il documento - l'assessore Freda aveva emanato un 'editto' per bloccare tutti gli iter autorizzativi degli impianti di smaltimento rifiuti in attesa dell'iter di approvazione del Piano. Ciò veniva motivato con un'abbondanza di impianti sul territorio regionale. Era quindi prevedibile che il documento preliminare potesse contenere indirizzi chiari sul superamento delle discariche e su un piano di decommissioning degli inceneritori, partendo da quelli più obsoleti".

Ci saremmo aspettati, inoltre - aggiungono tra l'altro gli assessori - dei criteri per scegliere le discariche che saranno chiuse o non realizzate anche se già pianificate (il Documento, infatti, non sembra distinuguere fra realizzato e pianificato, e questo è un aspetto da chiarire) e con quali regole avviare il decommissioning degli impianti di incenerimento. Allo stesso modo avremmo voluto vedere un'attenta ricognizione delle piattaforme di recupero, se si punta a recuperare il 60% della materia estratta dai rifiuti si deve avere l'ambizione di incentivare e sviluppare le imprese della filiera. Occorre un'analisi delle prospettive di mercato del materiale recuperato". In Emilia-Romagna oggi sono otto gli inceneritori, se si conta anche l'impianto di Parma per il quale sono cominciate le prove d'avvio.

Per gli assessori "é necessario anche affrontare il tema dei rifiuti speciali, oggi smaltiti a libero mercato, e valutare le condizioni e le opportunità di intercettazione, recupero e smaltimento negli impianti esistenti in regione. E' importante che la Regione ripristini il sistema di controllo e monitoraggio della produzione di rifiuti speciali ed i relativi flussi di smaltimento". "Non ha senso - proseguono gli assessori - licenziare un documento preliminare privo di strategie operative senza integrare l'atto di Giunta con una nuova normativa regionale. Alla luce di questa povertà strategica della Giunta appare ancora più insensato il rallentamento rispetto alla proposta di legge regionale, votata dai numerosi Consigli comunali e da un Consiglio provinciale, contenente strumenti operativi concreti per raggiungere i risultati prefissati.

E non è neppure possibile lasciare che Atersir, l'agenzia di controllo del servizio idrico e rifiuti voluta dalla Regione, sia fortemente sotto organico ed impossibilitata a dare risposte alle richieste provenienti dai territori". "Impegnarsi perché si cambi rotta - precisano - non è una forma di opposizione a questa Giunta ma è l'unico modo perché, su questi temi, sia possibile essere alla testa del dibattito politico e non all'inseguimento. Su questi argomenti abbiamo già perso troppo tempo". Il documento - inviato dalle Province ai Comuni capoluogo per un'eventuale condivisione - è firmato dai sette assessori provinciali all'Ambiente: Emanuele Burgin (Bologna), Giorgio Bellini (Ferrara), Patrizia Barbieri (Piacenza), Luciana Garbuglia (Forlì-Cesena), Mara Roncuzzi (Ravenna), Mirko Tutino (Reggio Emilia) e Stefania Sabba (Rimini).

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