Indignati, Art Lab: oggi assemblea pubblica dopo il 15 ottobre

Oggi pomeriggio alle 18.30 in Borgo Tanzi si terrà un incontro dopo la manifestazione nazionale di Roma alla quale hanno preso parte più di duecento parmigiani: "Costruiamo l'alternativa"

I ragazzi di Art Lab in corteo

Dopo la giornata del 15 ottobre a Roma, che ha visto la partecipazione di circa duecento parmigiani arrivati nella capitale con quattro pullman, organizzati da Art Lab occupato in collaborazione con la Fiom e la 'Cgil che vogliamo' e da Rifondazione Comunista, oggi pomeriggio alle 18.30 presso lo spazio occupato dagli studenti in Borgo Tanzi si terrà un'assemblea pubblica sulle prospettive dopo la data simbolo del 15 ottobre. 'Sempre più indignati, continuiamo a costruire l'alternativa, per riflettere e ripartire'. Come già annunciato nell'assemblea pubblica che ha preceduto la partenza per Roma alcune componenti del 'movimento' parmigiano hanno deciso di ritrovarsi anche dopo la data del 15, al centro dell'attenzione della stampa e della politica nazionale soprattutto per gli scontri che si sono verificati in Piazza San Giovanni.  

"Dopo il 15 ottobre la piazza non sarà più la stessa - si legge in una nota di Art Lab- in un processo costituente, in cui vogliamo essere presenti attivamente, come soggettività politiche e come individui, una giornata come questa segna un momento di cambiamento. La piazza romana -prosegue Art Lab- pare essere stata solo quella degli scontri, invece è stata soprattutto un’esplosione di partecipazione, centinaia di migliaia di persone che alla violenza, fatta di sottrazione di diritti e tagli indiscriminati, rispondono confluendo nella piazza del 15 ottobre, con i propri corpi e le proprie istanze, per urlare la propria voglia di costruire l’alternativa. Il messaggio e la sua diffusione spaventano delle istituzioni incapaci di reagire, di dare risposte concrete a problemi reali: l’unica ricetta che sono in grado di proporre è fatta di asservimento ai dictat della Bce, volti a impoverire i poveri per risanare un’insolvenza che non sono stati loro a creare, smantellando così ciò che rimane delle politiche di welfare e del bene comune".

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