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L'Hub di Baganzola: immagine di repertorio

L'Hub di Baganzola: immagine di repertorio

"Hanno tentato più volte di uccidermi": il racconto shock di un 30enne scappato dalla Nigeria e 'accolto' nel parmense

G. ha 30 anni e si è imbarcato per l'Italia nel marzo del 2016: è passato dall'Hub di Baganzola, poi è arrivato in un di Centro Accoglienza della nostra provincia, poi ha frequentato un corso di italiano e si è iscritto ad un Centro per l'Impiego: la sua domanda di protezione internazionale non è stata accolta“

E' scappato dal suo villaggio in un paese della Nigeria per sfuggire agli uomini che hanno tentato di ammazzarlo, in più occasioni. Prima ha provato a trasferirsi ad Abuja, la capitale della Nigeria, pensando di poter sfuggire ai suoi aggressori. Quando lo hanno trovato e dopo essere sopravvissuto all'ennesima imboscata nel marzo del 2016 ha deciso di lasciare il suo Paese e di imbarcarsi: è arrivato in Italia ed è stato trasferito all'Hub di Baganzola, insieme a tanti altri connazionali e non. G. ha 30 anni e nel parmense ha cercato di integrarsi, iscrivendosi anche al Centro per l'Impiego di un Comune della provincia e frequentando un corso di italiano.

G. è un richiedente asilo: non rendiamo pubblici altri dettagli sulla sua storia e sulla sua identità per tutelarlo e per evitare che possa essere identificato dai suoi aggressori.  

"Hanno cercato di uccidermi più volte"

"Sono scappato dal mio villaggio -ci racconta- perchè alcuni miei parenti maschi hanno cercato di uccidermi per questioni private: mi hanno ferito. A quel punto mi sono rivolto alla polizia per denunciare l'aggressione ma i poliziotti non hanno considerato la mia denuncia e non si sono occupati della mia situazione: le autorità non mi hanno aiutato". 

Davanti alla poca trasparenza delle autorità locali G. ha deciso di trasferisi a Abuja, pensando che i suoi aggressori non l'avrebbero raggiunto. "Mi hanno trovato invece ed hanno cercato di uccidermi: il mio parente, ha cercato di ammazzarmi, aiutato da altre due persone. Sono riuscito a scappare e nel marzo del 2016, non potendo più rimanere in Nigeria, ho deciso di imbarcarmi e partire per l'Italia".

Il rigetto della domanda di protezione e il ricorso 

G. è arrivato a Baganzola e poi in un Centro di Accoglienza della provincia di Parma': qui ha potuto presentare domanda di protezione internazionale, grazie al supporto dell'associazione 'Avvocato di strada', un gruppo di avvocati, presenti in tutta Italia. che si occupa della tutela legale gratuita per chi non può permettersela. A Parma e provincia le attività dell'Avvocato di Strada si sono intensificate nel corso degli ultimi anni: a questo progetto abbiamo dedicato diversi servizi ed approfondimenti. 

La Commissione competente ha rigettato la domanda di protezione internazionale perche ha "ritenuto che alla luce della genericità e della inattendibilità delle dichiarazioni, non sembrava sussistere l’elemento di un fondato timore di persecuzione, in quanto non sembrava sussistere il rischio che il richiedente potesse andare sottoposto a pena capitale o a trattamenti inumani o degradanti nel Paese d’origine". Il provvedimento, emesso nel dicembre del 2016, è stato impugnato. Come riferito dagli avvocati l'impugnazione è stata fatta "per travisamento dei fatti, violazione del diritto ed irragionevolezza: la mancata protezione della polizia anche in questioni privatistiche, oltretutto in una situazione di violenza mirata, impone l’adeguata valutazione della domanda,


 

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