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Inceneritore, Gcr: "L'alternativa è separare alla fonte per riciclare"

Abbiamo chiesto l'intervento dell'Associazione Gestione Corretta Rifiuti in seguito alla pubblicazione del sondaggio sull'inceneritore di Ugozzolo che ha aperto un acceso dibattito tra i nostri lettori

Il sondaggio di ParmaToday sta suscitando vivaci reazioni. Molto positivo, secondo noi, che se ne parli, comunque la si pensi.
Siamo arrivati così in ritardo ad un efficace dibattito proprio perché le informazioni al riguardo sono rimaste scarse, per non pensare di peggio.
Siamo di fronte alla scelta di una gestione dei rifiuti, tramite incenerimento, che risulta ormai sorpassata dai tempi. Noi i rifiuti ovviamente li dobbiamo gestire, a partire dal dar loro il nome corretto, materiali post utilizzo.

Infatti la materia non è che cambi sostanza se la gettiamo in un secchio. Rimane la stessa di prima. E se prima un rifiuto non era (non andiamo certo in giro per strada con borse colme di rifiuti), anche nel post utilizzo tali oggetti rimangono se stessi, non si modificano solo per la loro collocazione. Si capisce che quindi è tutta una questione di gestione degli stessi. E' dalla loro gestione che ne deriva un problema o una risorsa.
Il vetro è riciclabile enne volte, però lo dobbiamo mettere nella sua apposita campana, sennò da risorsa diventa problema, anche sanitario.
Così la plastica, la carta, il legno, il cartone, la frazione organica.

Se ben trattata la materia post utilizzo non è più un problema. Se mal trattata la materia post utilizzo è un problema.
Cosa vuol dire? Che se noi separiamo alla fonte le frazioni, le stesse sono facilmente riciclabili, altrimenti tutto diventa molto difficile, proprio perché ad esempio se mischiamo l'umido con il secco sono guai. Ora il gestore della raccolta la deve impostare in una delle due direzioni, cioè puntando al riciclo oppure allo smaltimento. Così come è impostata ora, la raccolta è finalizzata allo smaltimento. Tipico esempio sono i cassonetti stradali dove chiunque può mettere qualunque cosa, quindi anche, come in effetti succede, materiali riciclabili al 100%, che dentro il cassonetto diventano “difficilmente” riciclabili.

Iren sta tentando di mantenere la situazione come è oggi per avere la possibilità di raccogliere dai cassonetti stradali molta materia da avviare all'inceneritore. Altrimenti, se togliamo carta, plastica, legno, cartone, cosa potrebbe bruciare?
Già oggi, secondo i calcoli della Provincia, l'impianto è sovradimensionato. Bisogna comprendere che un inceneritore non ha senso logico di essere costruito se la raccolta differenziata supera il 70%, perché diventa antieconomico.

E non ha nemmeno senso costruirne uno piccolo, come dice Legambiente, perché al di sotto delle due linee in costruzione a Ugozzolo, questi impianti saranno sempre in perdita, visti gli alti costi di costruzione.
Sul nostro territorio ci sono esempi di comuni in cui la raccolta differenziata ha superato l'80%. E' la prova semplice, incontrovertibile, incontestabile, che queste percentuali sono raggiungibili senza sforzi particolari e si possono ancora migliorare.

Queste evidenze sono tenute distanti dal dibattito perché fanno paura. I cassonetti stradali sono ancora presenti un po' dappertutto ma Iren ha un asso nella manica ulteriore da giocare. Sostiene addirittura nei suoi piani di sviluppo che la raccolta differenziata della plastica diminuirà nel 2012 e l'azienda intercetterà soltanto il 17% della plastica, bruciando il restante 83%. Una affermazione di questo genere dovrebbe sollevare gli amministratori dalle loro sedie, eppure niente di tutto questo, tutto tace e si lascia parola al mormorio che sale dal basso.

Sul fronte sanitario ormai non ci sono dubbi che gli inceneritori siano causa di malattie. Emettono dosi massicce di sostanza altamente tossiche: diossine, furani, metalli pesanti, pm 10 in abbondanza e la relazione tra la qualità dell'ambiente e lo stato di salute di chi lo respira è orma dato per assodato.

Su questo argomento pensiamo non ci sia molto da aggiungere se non far notare che i controlli sono affidati agli stessi gestori, che le diossine sono monitorato per 24 ore all'anno (3 turni da 8 ore) su un funzionamento di 8.000 ore. Crediamo sia sufficiente il dato a far pensare no?
Sul fronte economico la situazione è davvero disastrosa. Iren, obbligata da una delibera del consiglio comunale di Parma non fornisce il Piano Economico finanziario. Nega i documenti di fronte a un consiglio comunale. Per noi basterebbe a far saltare l'accordo.

Afferma che l'impianto costa 175 milioni, poi si scopre che ha dichiarato alla Banca Europea degli Investimenti 250 milioni. Dalla Banca stessa ha ricevuto 100 milioni di finanziamento. E pensate che non abbiano chiesto il piano di rientro prima di concederlo? Stiamo scherzando? Per chiudere questa lunga lettera, siamo di fronte semplicemente ad un grande business, dove girano milionate di euro, sulla pelle dei parmigiani.

Noi non lo possiamo accettare. Siamo disponibile come sempre a qualunque confronto, ma devono spiegarci cosa c'è sotto. Come mai un presidente della Provincia sia ancora in prima linea a difesa di un progetto inviso perfino al suo partito. Come mai a un bando di gara da oltre 40 milioni di euro si presenta una sola azienda.

Come mai a un incontro pubblico, l'altra sera a Monticelli, Iren non si presenta. Hanno un solo dipendente in grado di rispondere alle domande di qualche cittadino curioso? Tante domande ci facciamo, e più approfondiamo la materia, più rimaniamo sconcertati da tanta superficialità e pressapochismo dei nostri amministratori su un tema come i rifiuti che deciderà il futuro del nostro territorio. Affidarci a queste persone?
Mamma mia.

 

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