Iren, sindacati contro la vendita delle azioni Iren: "Cosa succederà a Iren Parma?"

"Le Segreterie di Cgil, Cisl e Uil di Parma -si legge in una nota- unitamente ai sindacati provinciali unitari di categoria, esprimono la propria contrarietà alla delibera del Consiglio Comunale che ha previsto la (s)vendita progressiva di 52 milioni di azioni Iren"

"Le Segreterie di Cgil, Cisl e Uil di Parma -si legge in una nota- unitamente ai sindacati provinciali unitari di categoria, esprimono la propria contrarietà alla delibera del Consiglio Comunale che ha previsto la (s)vendita progressiva di 52 milioni di azioni Iren di proprietà del Comune di Parma, già date in pegno alle Banche a garanzia della situazione debitoria di STT. Operazione che è stata possibile in quanto il Sindaco ha esercitato nei tempi previsti dalla legge il diritto di recesso del patto di sindacato per tutte le azioni di sua proprietà.

Le quote azionarie sono state date in pegno alle Banche per recuperare, in parte, la situazione debitoria creata dalla precedente Amministrazione Comunale. In sostanza si apprende che il Comune dismette la sua partecipazione azionaria in Iren per ripianare parte dei debiti, rinunciando per sempre, oltre ai dividendi (quasi 4 milioni di euro), alle sue funzioni di controllo (Governance), di indirizzo e di sviluppo dei cicli integrati e dei servizi erogati in tutto il territorio parmense. I sindacati confederali e di categoria ritengono opportuno ricordare all'Amministrazione Comunale di Parma che Iren fornisce servizi strategici di primaria importanza, che incidono sullo sviluppo economico, occupazionale, sociale e ambientale del nostro territorio. Iren è una società che vanta al proprio interno professionalità, competenze e livelli occupazionali da preservare e valorizzare.

Per questo la mancanza di un ruolo pubblico di controllo e di sviluppo dei cicli integrati come l'acqua, il gas, l'energia elettrica e i rifiuti, rischia di penalizzare la qualità dei servizi, oltre a compromettere i livelli occupazionali, in un contesto generale di grande difficoltà economica e sociale; contesto in cui può essere progettato un nuovo futuro ripensando i servizi erogati ai cittadini, alle imprese e alle professioni. In questa situazione la domanda che sindacati e lavoratori si pongono è: cosa succederà domani a Iren Parma dopo la decisione di vendere 52 milioni di azioni del Comune? Da tempo la scarsa considerazione e la miopia delle Amministrazioni Comunali ha fatto perdere progressivamente il ruolo di riferimento nelle attività strategiche, da sempre presenti, nella sede di Parma. A maggior ragione oggi la preoccupazione aumenta, non ci sarà nessun ruolo di Governance locale in grado di valutare la necessità di piani di investimento e di sviluppo specifici per il nostro territorio, con il rischio di peggiorare drasticamente la qualità dei servizi erogati con possibili ripercussioni sui livelli occupazionali e sull’economia locale.

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Il rischio che la sede di Parma diventi sempre più o esclusivamente un semplice polo operativo agli ordini delle decisioni che verranno prese a Torino, Genova e Reggio Emilia non è fantascienza. La provincia di Parma perderà il controllo e la partecipazione di una società patrimonio storico di proprietà dei cittadini; per questo chiediamo al Sindaco con quale diritto si assuma la responsabilità di uscire definitivamente dal controllo di IREN. Le Segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil e i sindacati di categoria ritengono sbagliata la vendita di azioni di Iren, scelta che peraltro contravviene anche agli impegni presi nel verbale sottoscritto dal Sindaco il 24 gennaio 2013, in cui quest’ultimo condivideva l’importanza del controllo pubblico di Iren ritenendo in particolare strategiche le azioni di proprietà del Comune di Parma. In barba a tutto ciò si procede invece ad una vera e propria operazione di privatizzazione di un patrimonio pubblico dei cittadini di Parma".

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