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Curdi manifestano contro l'Isis in piazza Garibaldi

Curdi manifestano contro l'Isis in piazza Garibaldi

I mussulmani di Parma contro l'Isis: "Non ha diritto di parlare in nostro nome"

Ad esprimere il loro dissenso l'Associazione della Comunità marocchina di Parma e provincia, l'Associazione Donne di qua e di là e la Comunità Islamica di Parma e provincia

C’erano tante associazioni domenica scorsa al Museo Guatelli, all’incontro realizzato nell’ambito di Kuminda, Festival dedicato al tema della sovranità alimentare. Volontari ed esperti hanno parlato di sviluppo e di progetti che permettono il sostentamento dei piccoli agricoltori. Per le associazioni che raccolgono i musulmani di Parma e provincia è stata l’occasione per far sentire la propria voce su quello che sta accadendo in Iraq, in Siria e in Medio Oriente in generale e condannare l’ISIS, senza esitazione. In particolare ad esprimere il loro dissenso erano l’Associazione della Comunità marocchina di Parma e provincia, l’Associazione Donne di qua e di là e la Comunità Islamica di Parma e provincia. 

Ecco cosa hanno affermato all’unisono: “Il diritto al cibo non è garantito a tutti nel mondo ed è un dispiacere ancora più grande sapere che sono i bambini a soffrire di più. Tra le cause ci sono soprattutto la siccità e le guerre, come quella intrapresa dall’ISIS in Iraq e in Siria”. “L’ISIS, hanno proseguito i portavoce delle associazioni, non può rappresentare l’Islam o i musulmani e non ha il diritto di parlare in nome nostro. La loro interpretazione della religione islamica si limita alle sanzioni. Tutti noi abbiamo visto le orribili immagini di persone sgozzate e decapitate, gente che non aveva niente a che fare con il conflitto armato come i giornalisti o, peggio ancora, i volontari in campo umanitario la cui unica colpa era semplicemente voler aiutare la gente in difficoltà o far arrivare le informazioni e raccontare ciò che accadeva nei territori dove l’ISIS ormai sta regnando. Tutto ciò è fonte di radicalismo ed estremismo, la nostra religione non accetta gruppi di questo tipo che seminano violenza e spargono sangue in nome di Dio. 

L’Islam non può essere rappresentato dall’ISIS; tutti i sapienti del mondo musulmano hanno preso le distanze da ciò che fa, perché contrario agli insegnamenti dell’Islam. Può essere cosa logica un gruppo che si autoproclama come stato islamico e chiede a tutti il riconoscimento, senza se e senza ma, minacciando la morte come punizione? I primi a subire il danno dell’ISIS sono i musulmani stessi, anche la maggior parte delle vittime musulmane; tutto questo danneggia fortemente l’immagine dell’Islam. L’Islam è una religione di pace, d’amore e misericordia, non è una religione di guerra, di odio e crudeltà. L’estremismo non fa parte della nostra fede e siamo noi per primi a denunciarlo e a essere contrari.

Non sappiamo nulla sulla nascita dell’ISIS, né su come si sostenga economicamente. Ciò che i media trasmettono è che si tratti del gruppo terroristico più ricco e finanziato del mondo. Ma da dove vengono tutti questi soldi? E come mai, questo gruppo ha combattenti che vengono almeno da 80 paesi? Dov’è l’intelligence internazionale? E’ consapevole di questo flusso? L’ISIS sfrutta l’ignoranza religiosa di certi musulmani e promette uno stato islamico con tante opportunità di successo per tutti. Promette l’eldorado e il paradiso terreno.”

E’ un’ulteriore domanda quella che conclude l’intervento dei musulmani di Parma e provincia: “per combattere l’ISIS, quale sarebbe la soluzione? L'ISIS si combatte con la conoscenza tra i popoli e con un vero dialogo consapevole e sincero. L’ISIS si combatte con la presa di distanza, informando su quanto sia pericoloso per la pace nel medio oriente e nel mondo. L’ISIS si combatte instaurando la stabilità, la democrazia e la giustizia in Iraq, in Siria e non solo, anche in tutto il medio oriente. Le nostre associazioni dichiarano la loro posizione contro l’ISIS e la sua ideologia di odio, e affermano che l’Islam è tutt’altro rispetto a ciò nell’ISIS che si manifesta.” Le tre associazioni invitano tutta la cittadinanza di Parma a un dialogo aperto e a una conoscenza reciproca approfondita, per togliere ogni pregiudizio.

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