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Borgotaro, i lavoratori Kale in presidio permanente contro la chiusura

A livello istituzionale qualcosa si sta muovendo ma il futuro dello stabilimento Kale di Borgotaro è ancora incerto. E i rischi per i 122 lavoratori sono ancora alti: presidio e assemblea permanente davanti ai cancelli dell'azienda...

A livello istituzionale qualcosa si sta muovendo ma il futuro dello stabilimento Kale di Borgotaro è ancora incerto. E i rischi per i 122 lavoratori sono ancora alti: la multinazionale turca che nel 2011 ha acquisito i gruppi Fincuoghi, Edilgress e Campani infatti ha annunciato la procedura di mobilità per i lavoratori. La Regione Emilia-Romagna si è mostrata disponibile ad intervenire con la messa in campo degli ammortizzatori sociali per 5 mesi oltre la scadenza del 19 luglio, data fissata per la fine della Cassa Integrazione. I lavoratori, insieme ai sindacati, sono in presidio permanente davanti ai cancelli dell'azienda per sensibilizzare l'opinione pubblica sul futuro di 122 famiglie. 

PCL: 'KALE, CHIUSURA PROGRAMMATA' - "Edilcuoghi, Edilgress e Campani -si legge in una nota del Partito Comunista dei Lavoratori in visita al presidio con una delegazione- tre marchi d’eccellenza nel settore delle ceramiche acquisite nel 2011 da Kale group multinazionale turca fra le prime tre in Europa per capacità produttive nel comparto ceramiche La Kale group, leader in Turchia con il 25% del mercato, guidata da un amministratore delegato donna, Zeynep Bodur Okyay, acquisizione che permette di mettere in portafoglio gli asset di Sassuolo, Fiorano e Borgotaro delle ex Industrie Fincuoghi. Oggi il gruppo turco Kale chiude anche la fabbrica di Borgotaro, in provincia di Parma, dopo l'accordo con i sindacati che aveva già messo la parola fine anche alle sedi di Sassuolo e Fiorano, nel Modenese. Kale Italia, la società costituita in occasione dell'acquisto dei tre stabilimenti, ha comunicato l'immediata apertura della procedura di mobilità per i 122 dipendenti del sito del Parmense. A ridosso della scadenza della cassa integrazione, prevista per il 19 luglio, la Regione Emilia Romagna dà la disponibilità a intervenire con gli ammortizzatori sociali in deroga che verrebbero erogati a partire dal mese di agosto e per 5 mesi con possibilità di prolungamento per altri 5 mesi. Una boccata d’ossigeno per i lavoratori della Kale che hanno tempo per sperare che qualcuno si faccia avanti e rilevi la fabbrica, ma comunque, va ricordato, sempre a carico dello Stato cioè della collettività. La motivazione che la multinazionale porta a sostegno della dismissione degli stabilimenti italiani indicano un calo delle vendite dovute alla crisi e una scarsa capacità produttiva degli impianti. A detta degli operai di Borgotaro la realtà sembra essere molto diversa: da quando la fabbrica è stata rilevata gli standard qualitativi della produzione sono stati notevolmente abbassati su precisa scelta del management aziendale tant’è che molto frequentemente il materiale spedito tornava indietro perché non conforme agli standard richiesti dal committente. E’ la capacità produttiva degli impianti? A detta di uno dei tecnici del laboratorio sperimentale, anche lui in presidio davanti ai cancelli, gli impianti di questa fabbrica sono fra i più avanzati in Europa, lo dimostra il fatto che Kale group ha acquistato meno di un anno fa nove macchinari identici a quelli già presenti nell’impianto destinandone uno a Borgotaro e otto ai propri impianti in Turchia. La strategia, dunque, è evidente: mandare in sovraproduzione gli stabilimenti italiani per giustificare lo stato di crisi, l’appropriazione del Know-How delle maestranze italiane, l’acquisizione dei marchi e della rete vendita e, quindi, della fetta di mercato di riferimento. Poi si chiude e si va via lasciando sulla strada 122 famiglie, senza contare l’indotto, e togliendo una fonte di economia importante alla comunità di Borgotaro poiché Kale Italia è l’unica realtà industriale del borgo. A ben cercare la Sig. Zeynep Bodur Okyay, A.D. nonché Presidente e unica proprietaria del gruppo lo aveva candidamente preannunciato quando il 16 aprile 2014 ad Istanbul al Palazzo di Venezia il vice Ministro  dello Sviluppo Economico Carlo Calenda le conferì l’Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana per aver contribuito allo sviluppo delle relazioni italo - turche ebbe a dire: “….Nel 2011, acquistando un’azienda italiana di ceramica abbiamo raggiunto un elevato livello dal punto di vista produttivo grazie al know-how made in Italy…... ”. Già nel 2006 la Sig. Bodur era stata insignita dell’Ordine dei Cavalieri del Lavoro. Come dire vengono si prendono le competenze delle nostre maestranze, chiudono, licenziano, impoveriscono il Paese e noi pure gli conferiamo onorificenze".

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