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foto: Francesco Pititto

foto: Francesco Pititto

Kinder, splendido debutto al Lenz - Maria Federica Maestri: 'Rovesciamo la tragedia storica'

La sera del 25 aprile Lenz Fondazione ha presentato negli spazi industriali di via Pasubio lo spettacolo Kinder sui bambini ebrei di Parma deportati nei campi di concentramento nazisti. Uno sguardo lucido per restituire la memoria, senza dimenticare il presente: 'Lo sterminio continua ancora oggi nel Mediterraneo'

La sera del 25 aprile Lenz Fondazione ha presentato negli spazi industriali di via Pasubio, in anteprima, lo spettacolo Kinder sui bambini ebrei di Parma deportati nei campi di concentramento nazisti. Una creazione che ha suscitato l'interesse della stampa e delle televisioni nazionali, da Sky, Rai5, Rai Storia. Il pubblico, entusiasta, alla fine dello spettacolo ha riservato applausi commossi all'opera. Uno sguardo preciso e rigoroso sulla tragica vicenda storica. Repliche stasera, mercoledì 27 aprile, giovedì 28 e venerdì 29 aprile alle ore 21 a Lenz Teatro in via Pasubio. 

Com'è nata l'idea del progetto Kinder?

"Kinder fa parte del progetto sulla Resistenza, il primo spettacolo sul tema è stato messo in scena del 1990, è quindi solo un capitolo di una lunga storia. Quest'anno il focus particolare è la storia di questi sei bambini ebrei, l'esperienza più tragica. Si parte, come per il nostro spettacolo 'Bruno Longhi', da un fatto locale che si è sviluppato nella città ma che poi è diventato il simbolo della Storia. Per Bruno Longhi c'era stata la ricostruzione delle sue memorie dal racconto delle sorelle, una storia privata e pubblica. Per ricostruire la storia di questi bambini ebrei invece abbiamo avuto a disposizione pochissime testimonianze, perchè le famiglie sono state tutte deportate e uccise nei campi di concentramento. Non ci sono memorie dirette ma alcuni materiali intimi, alcune foto che risentono dell'ingiallimento del passato, pochissime tracce tra cui tre lettere che la madre Giorgina Padova scrisse alla Questura di Parma pregando il Questore di permettere ai figli di continuare a studiare.

Le tre lettere vengono intepretata dell'unica attrice Valentina Barbarini, è un suono che continua a risuonare anche se sei lontano. Sentiamo l'eco delle loro voci, che sono quelle dei bambini di oggi, del loro rapporto con la scuola, con il canto, con il disegno, con il gioco. La drammaturgia è l'elemento che unisce stilisticamente i due progetti, cambia la parte performativa, per la prima volta ci confrontiamo con un gruppo di bambini, la più piccola ha 6 anni la più grande 14. Loro sono come portatori di quella presenza-assenza, bambini ombra che vengono restituiti, almeno per un piccolo frammento, alla vita attraverso la rappresentazione teatrale. I bambini, non solo cantano, ma portano anche le loro parole all'interno di una scena scarna con sei letti a castello di ferro che, attraverso l'azione dei bambini, si trasforma nel vagone del treno per l'ultimo viaggio.

Una cifra importante è quella musicale di Andrea Azzali che oscilla dal frammento melodico riconciliante, lasciando sempre sfumati in eco questi suoni metallici, dei viaggi, delle parole che indicano il campo di concentramento, un impasto sonoro amorevole e una violenza sottile che non diventa mai ulteriore trauma. Il procedimento è quello di non rimuovere l'evento scenico, non si fa finta che non esista la tragedia ma le si permette di rovesciarla, senza negare o rimuovere riusciamo a fare uno sgambetto alla storia e a tenere questi bambini non come un monumento ma ridandogli una funzione vitale. Questo è il meccanismo che regge e governa questo progetto che non ha un tempo, è da quando Lenz esiste che abbiamo trattato la più grande tragedia della Storia. 

Com'è nata la collaborazione con l'Isrec?

"Grazie alla consulenza storica di Marco Minari, abbiamo cercato, attraverso i documenti scientifici, i nomi e i frammenti. L'Isrec è sempre un punto di riferimento molto importante ma non si tratta solo di una questione di memoria. Il nostro mediterraneo è diventato un cimitero, una grande colpa che l'Occidente si porta addosso, lo sterminio continua in qualche forma. Il 25 aprile c'è stato un incontro aperto con Bruno Maida per parlare di questa tragedia che ha anche delle ragioni storico politiche molto forti". 

Quali sensazioni vi ha lasciato l'esperienza con i bambini di Ars Canto? 

"Ars Canto fa un lavoro di sensibilizzazione musicale, i bambini sono più di 40 o 50 allievi e fa maturare nei bambini la sensibilità all'arte e alla musica con grande disciplica tecnica, non solo ricreativa che vuole trasformare la sensibilità in vocazione, un grande lavoro che il maestro Gabriella Corsaro: hanno fatto già esperienze interessante, sono una realtà della città di grande valore e fa parte di quel sistema che mette insieme anelli di una catena che non si incontrerebbero, la nostra funzione è di mettere insieme le esperienze con un anello artistico. Ci sono tanti elementi che compongono la visione del teatro contemporaneo". 


 

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