"L'auto del Comune usata anche per comprare la cocaina": i retroscena dell'inchiesta sul sindaco di Polesine Zibello

Andrea Censi, finito ieri agli arresti domiciliari sarebbe stato al centro di un sistema di "gestione illecita degli affari amministrativi" che avrebbe coinvolto dodici persone: tra concorsi truccati, debiti personali pagati con soldi pubblici e favori ad imprenditori in cambio di 17 mila euro

Dodici persone coinvolte, un sistema di "gestione illecita degli affari amministrativi" che, secondo l'accusa, ruotava intorno a lui, il sindaco di Polesine Zibello Andrea Censi, conosciuto e 'amato' da molti suoi concittadini. Un personaggio, capace di farsi apprezzare per le iniziative che realizzava in paese, ma anche un sindaco sul quale giravano numerose 'voci'. Ed è proprio da quelle che sono partiti i primi accertamenti dei carabinieri della stazione di Polesine Zibello nel 2016: le indagini sono durate due anni, coordinate dalla Pm Emanuela Podda ed hanno portato all'applicazione della misura degli arresti domiciliari per il primo cittadino.

Oltre a lui, tre alti dirigenti comunali, il segretario generale Giovanni De Feo, il vice segretario generale Giancarlo Alviani Sorente Merendi, la responsabile del settore Ragioneria Elisabetta Civetta sono coinvolto nell'inchiesta e sono stati raggiunti da provvedimenti restrittivi, altre persone sono indagate: si tratta dell'imprenditore Gianpietro Usberti, Giuseppe Galli, Simone Michelotti, Gianluca Rossetti, Paolo Manfredi, Umberto Censi e Luca Boccacci. 

"L'auto del Comune usata anche per comprare la cocaina" 

L'auto in dotazione al Comune di Polesine Zibello sarebbe stata utilizzata, secondo l'accusa, dal sindaco Censi per spostamenti personali, ovvero per recarsi dalla sua abitazione di Parma fino a Polesine Zibello ma anche per acquistare cocaina nella zona di strada dei Mercati. Per quanto riguarda l'uso dell'auto c'è anche un contestazione a Giovanni De Feo che avrebbe gonfiato alcuni rimborsi chilometrici. L'auto, secondo l'accusa, veniva utilizzata come se fosse quella personale e privata del sindaco Andrea Censi. Il primo cittadino, oltre la Punto, avrebbe usato, per gli stessi scopi, anche il taxi sociale del Comune. 

Debiti personali pagati con soldi pubblici

Andrea Censi, secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe ritrovato ad un certo punto a dover saldare diversi debiti, poichè avrebbe chiesto prestiti ad alcuni imprenditori locali, che risultano tra le persone indagate. Nel 2015 per esempio avrebbe ottenuto un prestito di 3 mila euro da Simone Michelotti ed avrebbe poi escogitato un metodo per restituirglieli, usando soldi pubblici: dopo avergli affidato, senza nessuna ufficialità, l'installazione delle luminarie cittadine, avrebbe pagato l'imprenditore con una fattura gonfiata, comprendente anche l'importo del prestito da restituire. Il primo cittadino, in collaborazione con altre persone, avrebbe utilizzato alcune associazioni, come l'Associazione servizi alle chiese dei santi Gervasio e Protasio per fare fatture false e pagare così gli imprenditori, all'insaputa della stessa associazione. Anche l'Avis di Pieveottoville è coinvolta, su azione del presidente Paolo Manfredi, che risulta tra gli indagati, per un giro di denaro da destinare ad un professionista al quale era stata affidata, senza alcuna gara pubblica, la ristrutturazione della scuola di Pieveottoville. 

Il concorso truccato per il vice segretario generale

Secondo gli inquirenti il concorso per l'assegnazione del ruolo di vice segretario generale a Giancarlo Alviani Sorente Merendi sarebbe stato pilotato poichè l'unico concorrente si sarebbe occupato di prepararsi gli atti necessari a quello scopo: in generale, secondo le indagini, ci sarebbero state in tolate ben 80 atti amministrativi falsificati e piegati agli interessi del sindaco e degli altri indagati. 

I 17 mila euro per l'ampliamento del capannone di un allevamento

Secondo le indagini poi il sindaco Censi avrebbe favorito, facendo anche pressione su alcuni esponenti provinciali e regionali del Pd, che non sono coinvolti nell'inchiesta, l'ampliamento del capannone dell'imprenditore Gianpiero Usberti, indagato per corruzione, proprietario di un allevamento di galline a Pieveottoville


 

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