La protesta degli addetti alle pulizia: "Pagati pochissimo, in prima linea con il Covid"

"Abbiamo prestato il servizio nonostante una paga di 6-7 euro lordi all’ora, per un lavoro gravoso e spesso sottovalutato. Invisibili, perché lavorano mentre gli altri dormono"

È partita anche in Emilia-Romagna la mobilitazione del settore multiservizi. Da oltre 7 anni infatti i lavoratori dipendenti di imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati aspettano il rinnovo del contratto nazionale, per sollecitare la firma del quale domani, mercoledì 14 ottobredalla ore 10.00 alle 12.00, anche a Parma si terrà, davanti all’Ospedale Maggiore (entrata da Via Gramsci), un presidio unitario convocato dai sindacati di categoria di CGIL, CISL e UIL.

"L’ultima volta che questo contratto è stato firmato - si legge nel comunicato della CGIL - correva l’anno 2011, quindi sono ben sette anni che non viene rinnovato. Sette anni in cui i circa 600.000 lavoratori del settore non hanno visto il loro stipendio crescere nemmeno di un centesimo, nonostante il costo della vita si sia alzato ben oltre le ipotetiche stime, nonostante una crisi economica mondiale, fino all’odierna inedita e devastante pandemia.

Sette anni in cui queste persone hanno continuato a prestare il loro servizio nonostante una paga di 6-7 euro lordi all’ora, per un lavoro gravoso e spesso sottovalutato. Invisibili, perché lavorano mentre gli altri dormono, prima delle aperture e dopo le chiusure, spesso da soli, con discrezione e professionalità.

Durante l’emergenza Covid, al pari di altre categorie più note e meglio remunerate, sono stati in prima linea: da subito e senza poter mollare un minuto. Consacrati lavoratori di serie A, hanno ricevuto ringraziamenti, tributi artistici, encomi; l’opinione pubblica li ha scoperti e ha finalmente riconosciuto l’importanza e l’indispensabilità del loro lavoro. Le parti datoriali invece, ben felici di elargire ai loro dipendenti quella che è una delle paghe orarie più basse del mercato del lavoro, ci hanno messo poco a spegnere i riflettori su di loro, pur avendo in moltissimi casi beneficiato di proventi extra derivanti dalla mole di lavori straordinari richiesti in questo 2020. Non si mettono d’accordo per raggiungere un’intesa, ma, questo sì di comune accordo, sono compatti nel non voler riconoscere ai loro dipendenti quello che riteniamo essere la base di ogni lavoro degno di questo nome: un Contratto Collettivo Nazionale aggiornato al costo e alle condizioni di vita attuali, che tuteli i diritti di lavoratrici e lavoratori e che garantisca loro una paga degna e adeguata allo sforzo e alla professionalità che ogni giorno queste persone esprimono, nel garantire a tutti gli altri di poter svolgere la loro mansione in un ambiente sicuro e sanificato.

Da giugno 2020, da quando cioè è ripresa la trattativa, le imprese hanno chiesto di barattare un misero aumento salariale, assolutamente sproporzionato ai mancati aumenti derivati dai rinnovi saltati, con la rinuncia al pagamento dei primi tre giorni di malattia. Chiedono quindi di barattare il diritto a curarsi, il diritto alla salute, con pochi centesimi di differenza all’ora.

È ovvio che le rappresentanze dei lavoratori diranno NO, ed è per questo che chiedono che il contratto si firmi ora, perché se è vero che tutto ha un prezzo, per primo deve averlo il lavoro, equo ed adeguato, non calcolato solo sui profitti, ma sulla dignità.

Un CCNL aggiornato alle attuali condizioni di vita, calato nella realtà del paese in cui trova applicazione, è il primo strumento per garantire a tutti i lavoratori del comparto, sicurezza, salute, prospettive, dignità e libertà.

Le iniziative di questa settimana al livello territoriale in tutta Italia culmineranno in una manifestazione nazionale che si terrà a Roma il prossimo 21 ottobre 2020"-

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