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Campagna del pomodoro, il racconto shock di un lavoratore: "Non riusciamo nemmeno a fare la pausa per andare in bagno"

"I ritmi di lavoro sono insostenibili, c'è chi gestisce tre macchine da solo. Ci sono almeno, per ogni reparto, una o due persone in meno rispetto al necessario: per ogni turno quindi una quindicina di persone"

Un lavoratore del comparto dell'industria del pomodoro che è impiegato presso uno stabilmento della provincia ha deciso di raccontare a Parmatoday i problemi sulla sicurezza e i carichi di lavoro e le criticità del lavoro quotidiano in linea, lo stesso che centinaia di ragazzi e ragazze di Parma svolgono durante la stagione della campagna. 

Nel tuo lavoro quotidiano quali sono le criticità maggiori? "La sicurezza senza dubbio anche perchè si è in perenne sotto organico e capita che una persona debba gestire due o anche tre macchine con dei ritmi assurdi. Il carico di lavoro individuale è insostenibile. Oltre alla sicurezza c'è lo sfruttamento anche perchè molti lavoratori, che hanno contratti da stagionali, sono più facilmente ricattabili. Ci sono almeno, per ogni reparto, una o due persone in meno rispetto al necessario: per ogni turno quindi una quindicina di persone in meno".

Quali sono i ritrmi del vostro lavoro quotidiano? "Non si riescono nemmeno a garantire le pause dovute o se vengono garantite si fa molta fatica a farlo. Nel pieno della campagna, come in questi mesi, capita spesso che i lavoratori, io compreso, non riescano a fare le pause previste che, su un turno di sei ore, sarebbero venti minuti, da contratto. Questa pausa prima non c'era: ora si ed è stato tolto l'equivalente dalla busta paga per questa pausa. I lavoratori quindi dovrebbero farla. Anche quest'anno molti lavoratori, come già avvenuto l'anno scorso, rischieranno di non fare la pausa: manderemo a lavorare gente con il pannolone. Ci sono macchine da cui non ti puoi staccare, per cui se nessuno ti viene a dare il cambio la pausa non la fai, e certamente non la fai di venti minuti. Se invece devi gestire tre macchine e nessuno ti dà il cambio stai sei ore da solo con tre macchine". 

Dal punto di vista dei controlli funziona tutto correttamente? "Con la scusa della crisi si sta lavorando sul filo della norma: sia per la questione della pausa che per quella della sicurezza si parla di cose oltre la legalità. Visto che i vari Capi si appellano molto alla legalità, queste sono cose che vanno fuori. Non accade mai che qualcuno venga a controllare le condizioni di lavoro e se accade lo si sa prima ed è del tutto inutile. Se devi correre da una parte all'altra per gestire tre macchine il rischio aumenta. Anche per i carrellisti, che fanno turni da otto ore in su, anche loro stagionali e spesso non esperti, c'è il rischio di uno scontro o di incidenti gravi. Ci sono già stati episodi di questo tipo, spesso per fortuna contro le cose ma a volte anche contro le persone".  

Secondo il personale è adeguatamente preparato per le mansioni che svolge durante la campagna? "L'addestramento è poco per tutti ma è pochissimo per i conduttori di linea, ovvero il caporeparto. Viene effettuato un affiancamento di quindici giorni e poi da soli. Hanno la responsabilità di parecchie macchine, per esempio delle tre linee di un reparto: sono responsabili anche della sterilizzazione delle macchine, del loro raffreddamento". 

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