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Ospedale, lavoratori Ati senza stipendio: "Non verremo a lavorare"

I dipendenti del trasporto pazienti interno all'ospedale non percepiscono la retribuzione da maggio. Dopo la protesta di lunedì scorso, ora minacciano nuove manifestazioni che causerebbero enormi disagi

Non si placano le polemiche dei dipendenti A.T.I. a  seguito del presidio di protesta e dell'incontro con i vertici dell'Azienda Ospedaliera lo scorso 4 luglio. Differenze retributive in considerazione delle ore di straordinario effettuate per la carenza del personale, mancato rispetto di norme contrattuali e, per alcuni dipendenti, mancata retribuzione dello stipendio dal mese di maggio, i principali motivi che avevano spinto i dipendenti alla protesta.

"Ci avevano garantito che entro mercoledì 6 luglio sarebbero arrivati gli stipendi, invece sino a oggi niente è cambiato", afferma Maria Vescovi, delegato sindacale Cgil. "Sostengono di aver effettuato i bonifici ma, a oggi, non risulta nulla. La gente è davvero arrabbiata".
Lamentata in particolar modo la posizione dell'Azienda Ospedaliera in merito, a seguito dell'incontro del 4 luglio. "L'impressione che abbiamo è che ci vogliano tener buoni, facendo orecchie da mercante. L'Azienda Ospedaliera si è presa la responsabilità di mediare per noi, ma non si è rivelata un interlocutore efficace", afferma Vescovi.

Ribadita la necessità di portare avanti una battaglia per tenere alta l'attenzione su un problema che, ora, è tale per i dipendenti, ma che può avere serie ricadute su tutta la cittadinanza, in considerazione della presenza indispensabile del lavoro dei manifestanti. "Vogliamo richiamare l'Azienda alle proprie responsabilità. Ora la situazione è bloccata, ci vuole un segnale forte. I dipendenti che non percepiscono lo stipendio da maggio stanno considerando la possibilità di astenersi dal lavoro e presentarsi fuori dall'ospedale con cartelli con su scritto 'Io non vengo a lavorare perchè non mi pagano'.

Se così fosse, per solidarietà, gli altri dipendenti non coprirebbero i turni scoperti, anche perchè già ora facciamo fatica, lavoriamo per una media di oltre 52 ore settimanali, ben oltre quanto stabilito da contratto. Se dovesse anche mancare personale succederebbe il finimondo, ed è giusto che tutti si rendano conto della gravità della situazione in atto e del meccanismo a catena che potrebbe innescare".

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