Beni Culturali, lavoratori in piazzale della Pace: "Disagi e carenza di personale"

Domani, venerdì 28 giugno dalle ore 11.00 alle 12.30, i lavoratori daranno vita a un'assemblea in piazzale della Pace. La carenza di personale impedisce "l'apertura di tutta la Galleria Nazionale per l'intera settimana"

I dipendenti del Ministero dei Beni Culturali di Parma scendono in piazza. Domani, venerdì 28 giugno, dalle ore 11.00 alle 12.30, i lavoratori daranno vita a un’assemblea in piazzale della Pace per la difesa del patrimonio dei Beni Culturali. Con loro i sindacati di categoria. I lavoratori, costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili per i tagli, lamentano la carenza di personale che impedisce "l'apertura di tutta la Galleria Nazionale per l’intera settimana; molte sale sono perennemente chiuse e al pomeriggio non si riesce ad aprire la Camera di San Paolo con il capolavoro del Correggio". In più i lavoratori da 8 mesi non ricevono una parte del loro stipendio. 

LE RIVENDICAZIONI. "In piazza per rivendicare ancora una volta l'esigenza di attuare finalmente politiche e strategie che permettano la piena valorizzazione dell'enorme patrimonio culturale del nostro Paese. Se a livello nazionale sono noti i problemi che affliggono ormai da decenni musei, biblioteche storiche, aree archeologiche, monumenti, anche la situazione locale presenta problemi molto gravi che lavoratori e organizzazioni sindacali intendono portare a conoscenza di tutta la cittadinanza. La grave carenza di personale che affligge la Soprintendenza ai Beni Artistici, per esempio, impedisce l'apertura di tutta la Galleria Nazionale per l’intera settimana; molte sale sono perennemente chiuse e al pomeriggio non si riesce ad aprire la Camera di San Paolo con il capolavoro del Correggio, mentre solo un terzo della Galleria Nazionale risulta accessibile, grazie all'impegno straordinario del personale di custodia. Nei prossimi mesi estivi la situazione peggiorerà ancora. È evidente che questo è un problema che affligge anche gli altri istituti della nostra provincia, si pensi al Museo Archeologico, al castello di Torrechiara, o all'Archivio di Stato e alla Biblioteca Palatina.

I continui tagli alle spese rendono difficili le fondamentali attività di controllo del territorio, catalogazione, ricerca, aggiornamento e apertura al pubblico nei giorni festivi; d'altra parte aumentano i tentativi di esternalizzare i servizi e si moltiplicano sia le consulenze esterne, sia la creazione di Direzioni Generali inutili (con conseguenti stipendi stratosferici per i ruoli dirigenziali). La situazione di grave carenza di personale, diffusa su tutto il territorio nazionale e aggravata dagli improvvidi tagli della spending review, dovrebbe aprire a nuove possibilità occupazionali: bisogna assumere giovani lavoratori, e non saturare le carenze attraverso lo sfruttamento di lavoratori sottopagati e senza contratto.

MANCA PARTE DEGLI STIPENDI. La burocratizzazione crescente delle pratiche amministrative rende sempre più complicata ogni azione tesa alla valorizzazione, mentre da 8 mesi i dipendenti non ricevono parte del loro stipendio, a causa di meccanismi infernali di verifica e controllo a tutti i livelli da parte non solo del livello centrale, ma pure di altri ministeri, creando un labirinto inestricabile di note, circolari, osservazioni contraddittorie. I risultati sono la disorganizzazione, il taglio del personale necessario anche all'ordinaria amministrazione, tagli di stipendio reali, con il contratto fermo dal 2010. Quello che dovrebbe essere il settore trainante dell'economia nazionale, complementare al turismo e all'economia della conoscenza, resta così senza una vera guida, i dipendenti sono demotivati, si innesca una spirale recessiva che non potremmo permetterci in una fase espansiva, figuriamoci in mezzo a una crisi così pericolosa.

RISCHIO DELL'ARRIVO DEI PRIVATI. Quello che non si vorrebbe è che il taglio delle risorse, il ritardo nei pagamenti, il mancato ricambio generazionale, conducano “per inerzia” il patrimonio pubblico nelle mani dei privati, “gli unici che possano gestirlo”: le politiche per i beni culturali possono innescare sviluppo dell'economia del Paese e vanno rimesse al centro dell'agenda pubblica. Ciò che invece va assicurato è il pagamento del salario accessorio con regolarità; il ripristino dell'efficacia e della funzionalità del Contratto Collettivo Integrativo di Amministrazione e delle prerogative negoziali delle OO.SS.; l'integrazione nel FUA delle somme variabili derivanti dai risparmi di gestione; il rispetto della scadenze previste per la realizzazione degli accordi di riqualificazione; la deroga dei tagli degli organici e la ripresa delle politiche occupazionali sia tramite l'assorbimento delle attuale graduatorie degli idonei esterni e l'indizione di nuovi concorsi pubblici in deroga al blocco del turn over che attraverso l'ampliamento dei posti disponibili ai passaggi tra le aree per il personale interno e la stabilizzazione dei personale comandato presso il MIBAC; la ripresa degli investimenti pubblici per il Ministero dei Beni Culturali; il pieno stanziamento dei progetti di innovazione tecnologica aventi valenza strategica per i processi di riorganizzazione dei servizi.

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È di queste ore l'annuncio del ministro Bray per lo sblocco dei pagamenti del salario accessorio dei dipendenti fermo da ottobre 2012, e di un prossimo incontro con le organizzazioni sindacali: un primo risultato di questa vertenza nazionale e delle mobilitazioni partite dal Colosseo. Una vertenza che interessa i cittadini e che mobilita i lavoratori, puntando l'attenzione sui nostri siti museali, chiusi una mattina per non chiuderli per sempre. 

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