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Reimpiego incerto dipendenti Casalasco, Gasparelli: “Spinti alla mobilità”

Situazione critica dopo gli accordi sindacali che sancivano con l'operazione zero la ricollocazione di tutti i dipendenti dopo la chiusura di Felegara tra Fontanellato e Rivarolo. Un terzo dei dipendenti sono donne, la lettera della parlamentare Maestri

Quella di Lara Bernazzoli, dipendente del Consorzio Casalasco del pomodoro, è una condizione condivisa da larga parte dei dipendenti dello stabilimento di Felegara in attesa di una ricollocazione da quasi due mesi. Con la notizia della chiusura della sede di Felegara, gli accordi con le delegazioni sindacali presupponevano una ricollocazione di tutti i 65 dipendenti nei due stabilimenti di Fontanellato e Rivarolo del Re. Nello stabilimento di Fontanellato sono stati reimpiegati 29 lavoratori, di cui appena 4 donne su 22, su Rivarolo restano le incognite perché secondo i piani dell’azienda sarebbero 37 i dipententi da ricollocare, ma non è stata ancora fissata una data e in molti, davanti all’incertezza sulla durata della cassa integrazione, preferiscono scegliere la mobilità. Un percorso che non da certezze a lavoratrici come Lara Bernazzoli, che per la giovane età non avrebbe una tutela a lungo termine in vista di un eventuale nuovo impiego. Le dipendenti della Casalasco sono 22, di cui la metà ancora in attesa di una risposta per un reimpiego nella nuova sede, 7 hanno già scelto l’uscita volontaria. Una situazione preoccupante, come denunciato da Flai Cgil ed esposto anche in una lettera della parlamentare Patrizia Maestri indirizzata alla Consigliera nazionale di Parità Alessandra Servidori e alla Consigliera regionale Rosa Maria Amorevole. “Pur nella complessità della situazione per il suo significativo impatto occupazionale – si legge nella lettera -, ritengo mio dovere istituzionale segnalarvi la scarsa attenzione che l’azienda parrebbe aver riservato alle lavoratrici che solo in minima parte risultano reimpiegate nello stabilimento di Fontanellato e ancora in numero importante rispetto al totale degli occupati, sono in attesa di conoscere il proprio destino lavorativo”.

Abbiamo costruito un accordo sulla chiusura del sito di Felegara contemporaneamente avviando interventi per arrivare a un’operazione che portasse risultati occupazionali sul sito di Fontanellato, aumentando il numero di lavoratori in vista della cessazione. L’impegno però non si sta determinando – sottolinea il segretario nazionale Flai Ettore Ronconi – anzi si è arrivati a una rigidità nelle posizioni sindacali in favore di una ricollocazione dei lavoratori. Agiremo su tutti i versanti per ricordare all’azienda il rispetto degli accordi”. Secondo quanto sottolineato da Antonio Gasparelli, Flai Cgil Parma, l’azienda userebbe la ricollocazione a Rivarolo come punto di rottura  per portare i lavoratori a scegliere la mobilità date le condizioni di impraticabilità per chi vive a Fornovo, Felegara o Varsi. “Pur sottoscrivendo accordi con noi, l’azienda ha agito su due fronti opposti. Da una parte ha assicurato la ricollocazione di tutti i dipendenti in quella che ha definito operazione zero. Poi però, una volta messi in cassa integrazione, ha covocato i lavoratori uno a uno chiedendo loro cosa pensassero di fare, spingendoli verso la mobilità. Eravamo consapevoli che non ci sarebbe stato un reintegro totale, perché alcuni dipendenti erano prossimi alla pensione e altri sono impossibilitati a spostarsi sino a Rivarolo. Il problema vero è che l’incertezza sulla data di inizio attività nel nuovo stabilimento spinge molti a preferire la certezza della mobilità, che per chi ha meno di 50 anni si tradurrà in una copertura per due anni o meno”.

Il dato preoccupante riguarda la presenza femminile in azienda, un terzo del totale, e la mancata ricollocazione. Quadro sconfortante secondo Lisa Gattini, Cgil, che sottolinea come la prospettiva della mobilità possa essere accettabile solo per le dipendenti prossime alla pensione, mentre per le altre, la maggior parte delle lavoratrici della Casalasco, con età compresa tra 35 e 47 anni, le difficoltà sarebbero acuite dall’individuazione di un nuovo impiego.

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