Lavoro, rapporto Excelsior: a Parma cresce la domanda di laureati

Il mercato del lavoro della provincia di Parma continua a contrarsi e, nella contrazione, cambiano le priorità e le modalità che le imprese considerano per selezionare nuovi collaboratori. I dati del Rapporto Excelsior, elaborato dall’Ufficio studi della Camera di Commercio di Parma

Il mercato del lavoro della provincia di Parma continua a contrarsi e, nella contrazione, cambiano le priorità e le modalità che le imprese considerano per selezionare nuovi collaboratori: nonostante la scarsità di risorse, escludendo le richieste di personale stagionale, si ricercano profili mediamente più qualificati che in passato, probabilmente al fine di recuperare competitività e slancio nell’affrontare scenari di mercato sempre più complessi e di difficile lettura. La scommessa sui talenti non si fa tuttavia a occhi chiusi: in oltre la metà dei casi, le assunzioni arrivano solo dopo lunghi periodi in cui l’impresa ha la possibilità di conoscere e provare operativamente la risorsa.  Questo in sintesi il quadro rappresentato dal Rapporto Excelsior, elaborato dall’Ufficio studi della Camera di Commercio di Parma. Lo studio, presentato oggi, è basato sui dati forniti dall’indagine Excelsior, giunta quest’anno alla sua 17esima edizione.  L’indagine è realizzata da Unioncamere e da tutte le Camere di Commercio, in accordo con il Ministero del Lavoro. Circa 100.000 interviste svolte in tutta Italia tra le imprese dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente. 

I dati. Con un calo previsto dello 0,8%, pari a 920 posti persi nell’anno, il mercato del lavoro della provincia di Parma, nei settori dell’industria e dei servizi, nel 2014 si attesta su un valore migliore di quello regionale (-1,2%) e di quello nazionale (-1,5%). Va meglio anche rispetto al 2013, quando la contrazione era stata del 2%. Non è senz’altro un dato da festeggiare, poiché a fronte di 6.510 assunzioni ci sono 7.420 fuoriuscite di lavoratori. Tuttavia si tratta di uno dei valori migliori dell’intero Paese: Parma resta dietro soltanto a Milano (-0,5%) e a Modena (-0,7). Fanalino di coda, Vibo Valentia con il -4%. Le assunzioni complessivamente crescono del 30%, sia nell’industria che nei servizi. Saranno 4.350 a carattere non stagionale, e 2.160 stagionali. Su 10 ingressi, 6 sono nel terziario, 4 nella manifattura e nell’edilizia. Stesso rapporto si ritrova anche nelle cessazioni.

La diminuzione di posti di lavoro si concentra nelle imprese fino a 9 dipendenti (-680 unità) e in quelle tra 10 e 49 dipendenti (-270), mentre le aziende più grandi presentano un saldo assunzioni-cessazioni positivo di 30 unità (l’anno scorso erano -280). La crisi occupazionale morde in modo intenso le imprese artigiane (-340 unità, -2,4%). Complessivamente, le costruzioni perdono 320 addetti, il terziario (commercio escluso) ne perde 290, il commercio 170 e l’industria 140. Si segnalano saldi positivi nelle industrie meccaniche (+30), nei servizi avanzati alle imprese (+30), nei servizi operativi (+30) e negli “altri servizi” (+60).

Le imprese che prevedono assunzioni nel corso dell’anno sono il 18%, e si concentrano tra le aziende con oltre 50 dipendenti. La motivazione principale per la ricerca di lavoratori è la sostituzione di lavoratori temporaneamente non disponibili (4 risposte su 10), ma si assume anche per prepararsi a una crescita della domanda del mercato (1 risposta su 4). L’altra faccia della medaglia è un 82% di imprese che esclude qualsiasi assunzione. Si tratta di imprese molto piccole (fino a 9 dipendenti) che ritengono di possedere un organico già adeguato (7 risposte su 10).
Crescono di quasi il 60% i contratti stagionali previsti nella nostra provincia e arrivano a riguardare un terzo delle assunzioni. Un altro 30% è composto dai contratti a tempo determinato legati a sostituzioni temporanee, prova di personale o altre esigenze. Ancora un 30% è rappresentato dalle assunzioni a tempo indeterminato, valore record se confrontato con il dato nazionale (24%) e motivato dal massiccio ricorso a tale forma contrattuale da parte dei servizi: lo prevedono quasi nel 40% delle assunzioni. Apprendistati, contratti a chiamata e altre forme contrattuali completano il quadro.

Sono quasi un quinto delle assunzioni non stagionali quelle che le imprese considerano di difficile reperimento, sia per inadeguatezza dei candidati sia per il loro basso numero. Tali ostacoli finiscono anche per allungare i tempi di ricerca di personale: nella nostra provincia la media è di 5 mesi, vale a dire circa un mese in più che in regione e in Italia. Si ricercano sempre più laureati: +33% rispetto al 2013, pari al 19,2% delle previsioni di assunzioni, la quota più alta rilevata a Parma dal Sistema Informativo Excelsior da 17 anni a questa parte. La richiesta di personale laureato (19,2%) è una delle maggiori in Italia e in regione è superata solo da Bologna (20,3%) e Reggio Emilia (19,7%).

Cresce di quasi 5 punti percentuali la quota di lavoratori con qualifica professionale che sale al 12,0 per cento, mentre risulta in deciso calo la domanda di personale con nessuna formazione specifica, che passa dal 41,3 del 2013 al 34,2 per cento del 2014. Pressoché stabile la richiesta di diplomati. La richiesta si orienta per il 28,6% verso laureati in ingegneria (240 unità), in aumento rispetto all’anno scorso; in particolare sono ricercati laureati a indirizzo ingegneria elettronica e dell’informazione (120), ingegneria industriale (60), ingegneria civile e ambientale (60). Più debole la richiesta di laureati a indirizzo economico (11,9%, pari a 100 unità, 60 in meno dello scorso anno) e in ambito insegnamento e formazione (11%, 90 unità).   Seguono in misura minore gli altri indirizzi,  tra  cui architettura,  urbanistico  e  territoriale  (70),  geo-biologico  e biotecnologie (40).
Nella provincia di Parma si prevede che il 27,2% delle nuove assunzioni rientri nel gruppo con maggiore specializzazione, ovvero dirigenti (0,3%), professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (7,6%) e professioni tecniche (19,3%). Le imprese si mostrano intenzionate a investire più che in passato nella qualità  delle risorse  umane anche per  recuperare  produttività  e  competitività attraverso l'inserimento di figure professionali qualificate.

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Oltre il 50% delle imprese ha scelto il personale da assumere nel 2013 partendo da  una  conoscenza  diretta  del  candidato.  La modalità  maggiormente utilizzata dalle imprese per individuare e selezionare il personale risulta essere la conoscenza diretta, da intendere come la possibilità di "testare" attraverso contratti a termine o di collaborazione, tirocini o stage il candidato prima di procedere all'assunzione. Il 52,2% delle aziende provinciali nel 2013 ha effettuato un'assunzione per conoscenza diretta del candidato, in aumento rispetto all'anno precedente.
La seconda modalità di selezione è quella legata alle banche dati aziendali, dove vengono conservati i curriculum dei candidati: ad esse fanno riferimento il 26,9% delle aziende. Questi due canali coprono la quota del 79% nella nostra provincia, del 79,6% in Emilia Romagna e 82,7% in Italia. Diminuisce la rilevanza della segnalazione da parte di conoscenti e fornitori che passa dall’8,4% di utilizzo da parte delle imprese nel 2012 al 7,4 nel 2013. Risulta in lieve flessione il ricorso ad intermediari privati, come le società di lavoro interinale (vi si è rivolto il 4,3% delle imprese nel 2013). Ricoprono un ruolo residuale le società di selezione e associazioni di categoria e internet (3,0%).  Solo l’1,5% delle imprese si sono rivolte ai Centri per l’impiego. 

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