Recessione, persi 821 posti fissi: boom dei lavori 'intermittenti'

I dati dell'Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia fotografano una situazione allarmante nel secondo semestre del 2012: calo del 4.1% del lavoro dipendente, la Cig è cresciuta del 219,4%

 I primi sei mesi di quest’anno sono stati per il lavoro e l’economia del Parmense sei mesi di grande sofferenza. La seconda ondata di recessione si sta portando via il “vantaggio” che questo territorio aveva accumulato negli anni divenendo nel 2007 la provincia più occupata e ancora, solo l’anno scorso, quella con un indice fra i più bassi di disoccupazione giovanile. I dati sull’andamento del mercato del lavoro dipendente nel secondo trimestre 2012, presentati oggi in Provincia a Parma dal responsabile dell’Osservatorio Pier Giacomo Ghirardini ed elaborati con Monica Pellinghelli, raccontano degli effetti negativi sull’economia del territorio provocati dalla seconda ondata della recessione.

LAVORO A PARMA: LA MAPPA DI UNA CRISI PROFONDA

“La recessione ha colpito duro anche da noi – ha commentato l’assessore alla Formazione professionale e alle Politiche attive del lavoro della Provincia di Parma Manuela Amoretti -. Vediamo che se restano settori importanti, come l’agroalimentare e il chimico farmaceutico, che tengono anche in un momento così difficile, purtroppo altri settori registrano gravi problemi anche occupazionali. Di fronte a questo è più che mai necessario che le istituzioni, tutte le istituzioni, siano pienamente in campo qui ed ora, insieme alle forze economiche e sociali".

IL QUADRO DELLA SITUAZIONE. L’export che fino all’anno scorso ha fatto da trainante ha nel secondo trimestre 2012 una brusca battuta d’arresto (- 4,7%). Cala significativamente la domanda di lavoro dipendente (-4,1% a livello tendenziale) con un aggravamento sul manifatturiero (-17,1%). Si verifica la distruzione netta di posti di lavoro dipendente: nell’industria, nel semestre, un saldo complessivo di - 821 unità di cui 522 nel manifatturiero (ben 653 solo nel secondo trimestre di quest’anno e -373 nel manifatturiero).

MECCANICA IN CRISI: All’interno delle attività manifatturiere, la crisi peggiore la sta vivendo la meccanica generale  (-222 posti) e in questo comparto le piccole e piccolissime imprese, soprattutto artigiane e “mature”, poco innovative, che ora abbandonano il campo, un segnale che desta molta preoccupazione.  Resistono nella tenuta dei livelli occupazionali le strategiche industrie alimentari e l’industria chimica e farmaceutica che in questo territorio annovera realtà di eccellenza. Anche nella meccanica strumentale, ambito chiave per l’agroalimentare, ancora non si contano posti di lavoro distrutti.

COSTRUZIONI KO. Il dato peggiore è nelle costruzioni: - 508 posti, -18,8 la domanda di lavoro. A essere colpiti sono soprattutto lavoratori maschi e over 39enni, una forma di disoccupazione “classica” che considerata insieme alla difficoltà dei giovani fa dire che senza lavoro ci sono i figli ma anche i padri. Anche il dato di +254 rapporti di lavoro in alberghi e ristoranti non è sufficiente per non vedere che nel commercio suona il campanello d’allarme vista la forte riduzione nel semestre (-11%) della domanda di lavoro dipendente anche se ancora non c’è distruzione di posti di lavoro, ma solo per il ricorso agli ammortizzatori sociali e al lavoro intermittente.

PRECARI. Il lavoro, la quantità e la sua qualità, subisce un deterioramento. Cresce infatti la disoccupazione ma anche la precarietà e in particolare il lavoro intermittente o a chiamata. A fronte della perdita di -821 rapporti di lavoro dipendente si registra una crescita di +226 unità per i rapporti a tempo parziale e di +781 per quelli intermittenti (a tempo pieno e parziale) con una conseguente distruzione netta di – 1827 rapporti di lavoro a tempo pieno. Torna a crescere la cassa integrazione straordinaria (+ 219,4%) mentre restano stazionarie Cig ordinaria e in deroga. Complessivamente nel secondo trimestre 2012 ci si attesta sui livelli raggiunti localmente nella precedente crisi, ma con un ricorso alla gestione straordinaria di gran lunga superiore ( il 57,1% delle ore rispetto al 20,4% del quarto trimestre 2009).
 

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