Recessione, nel 2° trimestre persi 516 posti di lavoro: 336 femminili

I dati dell'Osservatorio del Mercato del Lavoro. In questo secondo trimestre 2013, anche se si affacciano primi segnali positivi per la produzione, si continuano a perdere posti di lavoro

E’ l’ottavo trimestre della nuova fase recessiva innescata dalla crisi dei debiti sovrani l’oggetto dell’analisi dell’Osservatorio del mercato del Lavoro della Provincia. Una crisi che dunque dura ormai da due anni, durissima, e che lascia la sua scia negativa anche in zone come questa in cui l’occupazione era ai massimi livelli. Invece in questo secondo trimestre 2013, anche se si affacciano primi segnali positivi per la produzione, si continuano a perdere posti di lavoro: 516 è il dato contenuto nel report elaborato dall’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia.  

“Il quadro complessivo conferma molte ragioni di preoccupazione per l'andamento dell'economia e dell'occupazione, in particolare su alcuni settori e ora anche per la componente femminile – osserva l’assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione Manuela Amoretti intervenuta oggi all’incontro con la Commissione di Concertazione durante il quale il responsabile dell’Oml Piergiacomo Ghirardini ha presentato i dati elaborati con Monica Pellinghelli.

“Questa situazione obbliga alla responsabilità, a un'azione concreta e a essere in campo tutti con tutte le forze per attenuare questi effetti – continua Amoretti -. Noi siamo al lavoro, nel piano formativo 2013 sono coinvolte 1.000 persone e  500 imprese, in azioni che aiuteranno le aziende a sviluppare il loro export, a innovare prodotti e organizzazione e con interventi di specializzazione professionale per coloro che il lavoro lo hanno perso. Servono però politiche generali per la crescita che possano far riprendere la creazione di nuovi posti di lavoro”.

L’andamento del mercato del lavoro dipendente in provincia di Parma nel secondo trimestre 2013. Rapporto congiunturale – Dati al 30 giugno 2013 (Executive summary)

Nel secondo trimestre 2013, in provincia di Parma, nel complesso delle unità locali delle imprese e delle istituzioni, le assunzioni hanno registrato una variazione negativa nel totale economia, sia in termini congiunturali (-1,2%) che tendenziali (-7,5%). Nelle unità locali delle imprese delle attività manifatturiere si è rilevata una debole variazione congiunturale positiva delle assunzioni (1,8%) che riflette il buon andamento delle esportazioni nel trimestre considerato e il fatto che, per la prima volta dopo sei trimestri di decrescita, si registrino primi timidi segnali positivi per la produzione, ma il trend non si è ancora invertito, come denota l’ennesima variazione tendenziale negativa (-9,6%).

Nel trimestre, il saldo destagionalizzato fra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro misura la perdita di 516 posti di lavoro nel totale economia, di cui 143 nelle attività manifatturiere, di modo che il bilancio dei rapporti di lavoro distrutti nella prima metà dell’anno è arrivato a 906 unità, di cui 265 nel manifatturiero. La distruzione netta di posti di lavoro è continuata tanto nelle costruzioni (-147 unità) che nelle restanti attività industriali (-287), ma si è rivelata ancora più grave nel settore commercio, alberghi e ristoranti (-367) ed il bilancio complessivo sarebbe stato peggiore se non vi fosse stata una creazione di 285 posti di lavoro ascrivibile al settore agricolo e all’istruzione.

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L’approfondirsi della crisi nei servizi ha inciso maggiormente sulla componente femminile del mercato del lavoro: dei 516 posti di lavoro persi ben 336 sono infatti ricoperti da donne, così come le assunzioni femminili hanno conosciuto una caduta congiunturale (-4,1%) e tendenziale (-12,9%) superiore a quella rilevata sulla componente maschile che, fino al precedente trimestre, risultava maggiormente penalizzata da una crisi che si concentrava prevalentemente nelle attività industriali. Il ristagno della domanda di lavoro discrimina comunque ancor di più le assunzioni dei giovani che conoscono una nuova caduta, sia in termini congiunturali (-4,3%) che tendenziali (-15,7%): il tasso di disoccupazione giovanile, pur restando lontano dai drammatici livelli medi nazionali, è cresciuto passando dal 12,3% nel 2011 al 19,2% nel 2012 – ed è destinato a crescere fortemente nel 2013.

Nel secondo trimestre 2013 è continuato il tracollo del lavoro a tempo determinato (-341 posti di lavoro) e del lavoro intermittente (-103), ma si è pure chiusa la parentesi di crescita dei rapporti a tempo indeterminato (-72) durata fino al primo trimestre, come esito tecnico della riforma Fornero. È invece ulteriormente cresciuto il part-time (253 posti di lavoro), spesso a detrimento del full-time (-644) e del lavoro a chiamata (-103): si tratta prevalentemente di part-time «involontario», esperito in molti casi come ultima ratio per evitare la cessazione del rapporto a fronte del calo delle attività.

Nel periodo gennaio 2012-giugno 2013, dove più ha impattato la nuova fase recessiva, sarebbero andati persi complessivamente 1.461 rapporti di lavoro dipendente nel totale economia, di cui 387 nelle attività manifatturiere. Ma la perdita dei posti di lavoro potrebbe farsi ancora più grave nel corso del 2013: le previsioni Excelsior mettono in conto un saldo occupazionale negativo per ben 2.260 unità. La previsione rischia di avverarsi perché nel secondo trimestre 2013 si è registrato un record storico assoluto nel ricorso alla cassa integrazione guadagni (ben 2.298.314 ore autorizzate): ciò indica, se si ipotizza un tiraggio nella media nazionale, che vi sono attualmente circa duemila (2.085) lavoratori (equivalenti a tempo pieno) virtualmente a rischio di perdita del posto di lavoro in provincia di Parma.
L’insieme di queste circostanze avvalora, a sua volta, il più recente scenario di Prometeia, che mette in conto un ulteriore significativo aumento della disoccupazione fra il 2012 e il 2013, anche per la provincia di Parma: secondo queste previsioni il numero dei disoccupati potrebbe passare infatti da 14 mila a 17 mila unità ed il tasso di disoccupazione dal 6,3% all’8,0%.

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