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Legalizzazione delle droghe leggere: raccolta firme dei radicali per 2 petizioni al Comune

Da sabato al via una raccolta firme per due petizioni, una sulla riduzione "dei danni del proibizionismo", la seconda per avviare una sperimentazione comunale sulla cannabis terapeutica

I Radicali di Parma promuovono una raccolta firme per presentare due petizioni popolari al Consiglio Comunale di Parma. La prima per la "riduzione dei danni del proibizionismo sulle droghe e per il suo supermento", la seconda per attivare una sperimentazione comunale sulla cannabis terapeutica. "La nostra associazione Radicale -comunica Marco Maria Freddi, già protagonista di uno sciopero della fame a favore dell'amnistia- inizia sabato 22 Febbraio, in via Mazzini, una raccolta firme per due petizioni popolari al consiglio comunale di Parma. La legalizzazione delle droghe leggere è già una realtà in Uruguay così come in in Portogallo e in Australia Occidentale dove la depenalizzazione della marijuana è stata un successo. L’anno scorso il Colorado e lo Stato di Washington hanno legalizzato il consumo personale di marijuana grazie a un referendum popolare.
 
Nel 2011 la Commissione globale sulla politica delle droghe, organismo di cui fanno parte esperti in materia e personaggi come l’ex presidente dell’Onu Kofi Annan, ha inoltre pubblicato una relazione in cui si spiega che "la lotta alla droga iniziata cinquant’anni fa è fallita", e si sottolineava come "occorre sperimentare modelli di legalizzazione che colpiscano la criminalità organizzata salvaguardando la salute dei cittadini".
 
La legalizzazione avrebbe infatti un impatto sulla sicurezza delle nostre città riducendo lo spaccio e limitando drasticamente gli introiti della malavita organizzata. Aumenterebbero, e di molto, quelli dello Stato. In Italia stimiamo che lo Stato potrebbe incassare dalla legalizzazione fino a 8 miliardi di euro, oltre a risparmiare somme enormi oggi investite per la repressione del fenomeno. Il tetraidrocannabinolo, principio attivo della marijuana, ha proprietà mediche conosciute e riconosciute e può essere impiegato per lenire i sintomi di sclerosi, di tutte le patologie che coinvolgono il sistema nervoso e nella terapia del dolore.
 
Infine, la depenalizzazione della produzione e della distribuzione, oltre che del consumo, contribuirebbe in maniera strutturale a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, per il quale l’Italia è più volte stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Al 30 settembre 2013 su circa 64 mila detenuti ben 25 mila erano dentro per la violazione della legge sulla droga. Difficile sapere quante tra questi siano in galera per spaccio di cannabis, possiamo ipotizzare che oltre un terzo (ossia 9 mila persone, soprattutto stranieri) uscirebbe subito se la marijuana fosse legalizzata. 

 
Non possiamo dimenticare anche i benefici sul lavoro di polizia, istituzioni sanitarie e tribunali: nel 2012, come segnala il Dipartimento delle politiche antidroga nella sua relazione annuale, il 77 per cento delle segnalazioni (in tutto 32.694) fatte dai prefetti ai Sert competenti ha riguardato la cannabis. I costi del proibizionismo, sempre nascosti dalla politica, che da sempre derubrica a “temi etici” l’incapacità di governare i problemi, sono insostenibili e destinati ad aumentare in assenza di iniziative che possano almeno ridurne i danni e prepararne il superamento".

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