Inceneritore, Legambiente: "Non aprite la seconda linea, che rifiuti verranno inceneriti?"

Per l'associazione ambientalista una linea "basta e avanza". Il motivo? "Il primo è la mancanza del teleriscaldamento. Allo stato sembra esistere solo un collegamento tra forno inceneritore e tubazioni in via Paradigna"

"Legambiente-si legge in una nota- ritiene non ci siano le condizioni per un'autorizzazione all'avvio a pieno regime dell'inceneritore ed invita il Comune di Parma, la Provincia di Parma e i Comuni del distretto a opporsi ad Iren ed a far mantenere attiva una sola linea dell'impianto di Ugozzolo. Non ci sono le condizioni sostanzialmente per due motivi: il primo è la mancanza del teleriscaldamento. Allo stato sembra esistere solo un collegamento tra forno inceneritore e tubazioni in via Paradigna ma non sarebbe stato completato l'allaccio alla rete pre-esistente.

Senza il trasferimento di calore viene a mancare il presupposto tecnico del termovalorizzatore caro a Iren, nel senso che si bruciano rifiuti senza valorizzarne l'apporto energetico. Su questo punto va fatta chiarezza: se l'allaccio col teleriscaldamento è pronto va spenta la centrale termoelettrica di via Lazio. Se l'allaccio è pronto va comunicato quali quartieri sono collegati e quante sono le utenze aderenti. Per ora funziona una sola linea dell'impianto, che serve - sempre in senso tecnico - a smaltire i rifiuti prodotti dal nostro territorio: città, provincia e ospedali.

E qui veniamo al secondo punto delle motivazioni di Legambiente: come era prevedibile, e previsto, una sola linea dell'inceneritore ha taglia sufficiente (65mila tonnellate annue) per smaltire gli RSU, i rifiuti urbani. In assenza di dati ufficiali sul 2013, ma basandosi su stime e proiezioni con la crescita della Raccolta differenziata, la stima sui quantitativi di RSU prodotti in provincia di Parma dovrebbe essere oggi attorno alle 80mila tonnellate annue, con la prospettiva di scendere a 70mila a fine 2014. Il funzionamento della linea di Tmb preselettore al forno dovrebbe ridurre ulteriormente i quantitativi.

E allora è inevitabile porsi un'altra domanda: a cosa serve la seconda linea? Quali rifiuti verranno inceneriti? In base al piano di Iren dovrebbero essere rifiuti speciali. Sì, ma quali? Si tratta dei fanghi dei depuratori o di altra tipologia? Riteniamo oltremodo doveroso che Iren esca dall'oscurità e comunichi in modo aperto non solo i dati sulle emissioni, ma anche i dati sulla provenienza dei rifiuti, sia urbani sia speciali. Questo permetterebbe di uscire da uno sterile dibattito sulla provenienza dei rifiuti che andranno a Ugozzolo: se solo di Parma o anche di Reggio o altrove. Il primo punto fondamentale è limitare l'autorizzazione a una sola linea, che è quella sufficiente per il nostro territorio. Se il forno inceneritore entrasse a pieno regime, diventerebbe superfluo stare a questionare sull'origine dei rifiuti, quanto invece sarebbe necessario concentrarsi sul cosa si manda a smaltire.

Bisogna peraltro ricordare che Parma ha mandato per oltre 15 anni i suoi rifiuti a smaltimento in altre province. E ne manda tuttora, poiché la frazione organica della raccolta differenziata (forsu), quella che si raccoglie col bidoncino marrone, prende la strada dell'impianto di compostaggio di Carpi. Su questo punto va sottolineata un'altra mancanza di Iren, che è appunto quella di non aver attivato un impianto di compostaggio nel nostro territorio, come richiesto dal piano provinciale rifiuti. Perché l'impianto di Malcantone, acquisito da Iren è ancora chiuso e non è stato adeguato? Non va taciuto, peraltro, che nemmeno le istituzioni hanno fatto pressioni sull'attivazione del compostaggio nel parmense.

Infine ci pare doveroso informare Iren e il Comune che si approssima la Pasqua e le festività della Liberazione e del Lavoro; dunque ci sarà un filotto di giorni festivi infrasettimanali. Al momento ancora nulla è stato comunicato ai cittadini sulla raccolta dei rifiuti: se il lunedì di Pasquetta o il venerdì 25 aprile i camion non faranno il turno di raccolta cosa succederà? Avremo le strade pienedi bidoncini e sacchi con conseguente degrado oppure i cittadini saranno obbligati a riprendersi in casa il "rudo" dopo averlo esposto per evitare una multa?

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Secondo Legambiente il problema della scarsità di informazione non è da sottovalutare, nel contrasto al degrado sulle strade indotto dalla raccolta differenziata spinta. Vi è sicuramente l'inciviltà e il menefreghismo di alcuni cittadini, che giustamente vanno combattuti a suon di multe. Ma una maggiore e capillare informazione, in ogni strada dove si riscontrano problemi di accumuli di sacchi e rifiuti in giorni diversi da quelli della raccolta, diventa necessaria. Inoltre andrebbero prodotti materiali informativi anche nelle lingue più diffuse delle comunità straniere: arabo, albanese, romeno, moldavo, inglese. Chiudiamo questa nota richiamando l'attenzione sull'insufficienza del servizio a domicilio di raccolta rifiuti ingombranti. L'attesa, per il ritiro sottocasa, è lunga, anche più di venti giorni".

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