Legge servizi alla persona: Zinelli, CartaCanta: "Si celebrano i funerali delle Asp"

Quanto denunciato è che sono state utilizzate le Asp per trasferire i beni comuni indisponibili come servizi e patrimoni delle Ipab alle amministrazioni locali, per poi passare ai privati che si ritroveranno con la gestione in mano senza dover investire

Un intento palese di liquidare le Aziende pubbliche di servizi alla persona mettendo la parola fine sul ruolo dei comuni per il controllo e la gestione di servizi sociali. Questa la denuncia contro la giunta regionale da parte di Vincenzo Tradardi, ex presidente Asp San Mauro Abate Colorno e Raffaele Zinelli, presidente associazione CartaCanta per il progetto di legge 4150 in discussione oggi ma già noto dal dicembre 2012 quando è stato presentato per la prima volta. "Con questo progetto di legge il welfare diventa oggetto di privatizzazione. Il senso di tutto questo è riassunto chiaramente dalle parole pronunciate nel 2011 dall'assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti: il mestiere del pubblico non è gestire ma stabilire le regole", tuona Tradardi. Attraverso questo progetto di legge si vuole puntare, secondo Tradardi, all'estinzione delle Asp, finalità che emergono in particolare all'articolo 6, dove si parla dei casi in cui è possibile sopprimerle, punti di per se ambigui, come specificato nella conferenza stampa. Ad esempio, nel caso in cui la gestione è assunta in via diretta dalle unioni dei comuni: di norma le unioni di comuni non gestiscono direttamente i servizi ma hanno già provveduto ad affidarli a privati attraverso accreditamento transitorio.

Altro caso quello di Asp che non siano più idonee per dimensioni e funzioni gestionali. "Come si può sostenere questo a fronte del passaggio ormai avvenuto ai privati in regione del 74,4% dei servizi per anziani e disabili? - sottolinea Tradardi -. Questo è solo l'ultimo atto di un'operazione di smantellamento della gestione pubblica diretta in favore di privati. Con la nascita delle Asp nel 2003 si è arrivati poi a un'operazione legata allo scioglimento delle Ipab (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza), transitate in buona parte nelle Asp. Si parla di un fatturato di 256 milioni di euro, di un patrimonio di 563milioni. Romanini Stuard è simbolico delle donazioni iniziali di grandi ipab del passato. Le Asp sarebbero dovute essere le protagoniste del futuro welfare, invece con la delibera dell'accreditamento si iniziano procedure di trasferimento di servizi pubblici ai privati, arrivando a una distinzione puramente formale tra profit e no profit".

Scorrendo i punti del progetto, si legge anche che tra le possibili cause di soppressione delle Asp è contemplato un eventuale dissesto finanziario, ma in realtà le assemblee dei soci, i comuni, hanno i poteri per ripianare i debiti eventuali. "L'asp Ad Personam del Comune di Parma è in disavanzo, gestisce il 35% dei servizi, dato che gli altri sono stati consegnati ai privati con accreditamento transitorio. Da 3 anni chiude in perdita con disavanzo di 4 milioni di euro. Per colpe del Comune a guida Vignali, anche ora con la guida Pizzarotti si invita l'Asp a vendere il patrimonio per ripianare i debiti contratti però dal Comune. Non dovrebbe allora sciogliersi il Comune?". Il punto conto cui lottano Tradardi e Zinelli è sull'intento di estinguere le Asp, che trova appoggio dalle parti, ma non sono condivisi neanche i punti del progetto relativi alla previsione che le Asp possano gestire non solo i servizi tradizionali socio assistenziali e socio sanitari ma anche educativi e scolastici. Il rischio,sottolineano, è di un effetto "calderone unico", considerando anche che all'articolo 2 si parla anche dell'eventualità per l'Asp di comprendere anche più distretti su tutto il territorio provinciale, con inevitabili ricadute sui singoli comuni.
 

"Ipotizziamo una grande Asp di tutti i comuni della Provincia, significherebbe che ogni comune pesa in base a quanti servizi porta, quindi i piccoli comuni nelle assemblee dei soci non conterebbero più nulla, ma a prendere le decisioni sarebbero solo i comuni più grossi, il distretto di Parma e Fidenza". Questo è un punto su cui Tradardi e Zinelli si focalizzano in particolare, la perdita non solo delle Asp ma del ruolo e delle funzioni dei Comuni, che verrebbero depauperati in modo pesante e con ricadute sul territorio. "Quando i servizi sono gestiti dal privato è il privato che ha in mano tutto per controllare e programmare, i comuni non avrebbero più questo ruolo e i sindaci si ridurrebbero a sceriffi di contea", sottolinea Tradardi.

Quanto denunciato è che sono state utilizzate le Asp per trasferire i beni comuni indisponibili come servizi e patrimoni delle Ipab alle amministrazioni locali, per poi passare ai privati che si ritroveranno con la gestione in mano senza dover avviare investimenti per poter gestire i servizi alla persona. "Il patrimonio immobiliare delle Asp ammonta a 752 milioni in regione, di cui oltre la metà è costituito da beni alienabili. In provincia di Parma si parla di 126 milioni di euro di patrimonio, di cui 38 milioni vendibili. I beni non vendibili sono quelli in cui sono attivi i servizi, passando al privato, vengono acquisiti pagando eventualmente giusto l'afffitto ma senza investire un euro, perchè è tutto già pronto. Il personale Asp conta 4858 persone in Emilia Romagna di cui 3906 con contratto a tempo determinato, circa il 20% di precariato. In provincia di Parma dei 571 dipendenti nelle Asp, 571 sono a tempo indeterminato".

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Il punto positivo, sottolinea Zinelli, è nell'articolo 3 dove al comma 2 si riconosce alle Asp lo status di aziende speciali conferendo loro la possibilità di assumere personale. "La Giunta ha recepito una sentenza della corte dei Conti. Suona spudorata la reazione di alleanza delle cooperative dell'Emilia Romagna che vedendo ridotto almeno in via potenziale il bottino su cui aveva posto gli occhi si lancia a testa bassa contro questo singolo aspetto della proposta di legge chiedendone l'abrogazione pretendendo in questo modo di scavalcare la stessa Corte dei Conti", denunciano Tradardi e Zinelli in una lettera aperta inviata a tutti i sindaci e amministratori coinvolti, con la speranza che la legge venga bloccata. Davanti a quella che Tradardi e Zinelli descrivono come una burocratizzazione al servizio del potere del privato, si rischia di arrivare a creare una distanza incolmabile tra il cittadino e i ceti decisionali, per questo la speranza è che si faccia un passo indietro, pensando al futuro del welfare per il territorio.

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