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L'ultima telefonata del tecnico della Bonatti ucciso in Libia: 'Sono rimasto solo'

Le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici della Bonatti rapiti e uccisi in Libia, sono rientrate in Italia. Il C-130 dell'Aeronautica militare decollato da Tripoli è arrivato all'aeroporto militare di Ciampino a mezzanotte e 40 minuti

Le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici della Bonatti rapiti e uccisi in Libia, sono rientrate in Italia. Il C-130 dell’Aeronautica militare decollato da Tripoli è arrivato all’aeroporto militare di Ciampino a mezzanotte e 40 minuti. L’autopsia sui corpi è stata fatta a Tripoli, scatenando l’ira dei familiari di Failla, che accusano lo Stato: "Non li hanno salvati".

LA TELEFONATA - "Ciao sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto. Parla con giornali e tv, vedi di muovere tutto quello che puoi muovere": è l'ultima volta che la moglie Rosalba, ha sentito la voce del marito, Salvatore Failla. Ed era una telefonata registrata, ricevuta il 13 ottobre. Ora la donna "è arrabbiata", non vuole i funerali di Stato, dice con le figlie accanto, e mentre aspettano ancora di riavere almeno la salma del padre denunciano: "Lo Stato non ha aiutato nostro padre. Ci ha preso in giro".

"PARLAVA ITALIANO" - In una conferenza stampa con l'avvocato, Francesco Caroleo Grimaldi, e le figlie la donna ha fatto ascoltare la registrazione, dove l'uomo implora aiuto. Dopo quella telefonata con la registrazione della voce del marito "mi è stato detto di non rispondere più, farlo squillare e non rispondere e informare chi dovevo informare. Ma - ha raccontato la vedova - volevo rispondere, così una volta, due mesi fa, ho provato ma mi hanno staccato il telefono. Salvo mi chiedeva aiuto, la sua voce era molto sofferente, conosco mio marito, sentivo che soffriva". La donna ha anche riferito che le telefonate arrivavano da un numero libico, ma che uno dei sequestratori la cui voce si sentiva al telefono parlava italiano.

LO STATO - "Si sa che quelle sono persone cattive però - dice poi una figlia - pensavo che lo Stato ci tutelasse, nonostante tutto quello che si dice dello Stato italiano. Invece lo Stato italiano non ha tutelato mio padre". E se poi l'unità di crisi della Farnesina "è stata costantemente in contatto ed è stata di grande supporto", come ha detto l'avvocato, questo non basta, adesso - anche dopo i rimandi continui dell'arrivo in Italia dei corpi dei due tecnici uccisi in Libia - "ci sentiamo presi in giro", ha detto la figlia. Anche la ditta Bonatti è stata presente, dopo, ma chiede la ragazza, "avrebbero dovuto fare tutto ciò che ra necesario per la loro sicurezza, invece non c'era nessuna scorta. Perché non c'era nessuno a controllare. Li hanno lasciati soli". L'avvocato e la famiglia hanno denunciato poi "l'autopsia vera e propria" fatta in Libia che non volevano, lavando i corpi e togliendo i proiettili che compromettono gli accertamenti.

FUNERALI - "Non voglio funerali di Stato per mio marito, sono arrabbiata - ha detto la vedova di Failla - mi era stato detto che in Libia non sarebbe avvenuta l'autopsia e invece l'hanno fatta. Adesso non vale più niente, non consente di accertare quanto accaduto" . E la figlia 23enne ha ricordato "mio padre era una persona profondamente buona e non ci hanno aiutato a riportarlo a casa. Ci hanno detto di non fare clamore, non rispondere ai rapitori. Lo Stato ha salvato mio padre? È morto, ed è ancora in mano ai libici. Lo Stato non lo ha tutelato neppure dopo morto".
 

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