In manette Vincenzo Crascì, boss mafioso latitante. Ha vissuto 10 anni a Parma

In attesa dell'esecuzione della sentenza nel processo più lungo della storia giudiziaria italiana, Vincenzo Crascì, ha vissuto a Parma per 10 anni, diventando latitante dal 2011. 21 anni di carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidi plurimi e altri reati

Latitante arrestato Vincenzo Crascì

E' finito in manette in Germania Vincenzo Crascì, latitante mafioso di spicco ricercato dal 2011. Su Crascì, 53 anni, nato in Australia ma residente in Sicilia, gravano pesanti accuse, tra cui associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidi plurimi, estorsione e danneggiamento, per le quali è stato condannato a scontare una pena di 21 anni. Un personaggio importante nel mondo della mafia, che è stato capoclan affiliato ai Chiofaliani. E' uno degli imputati nel processo più lungo della storia giudiziaria italiana, Mare Nostrum. Dieci anni di processo, con 130 imputati tutti accusati di far parte di famiglie mafiose a Barcellona Pozzo di Grotto. Vicende di guerra mafiosa che sul finire degli anni Ottanta portarono, in soli tre anni, all'uccisione di 39 persone.

Dopo aver scontato 5 anni di carcerazione preventiva, in attesa dell'esecuzione della sentenza, Crascì si è trasferito nel 2001 a Parma e ci ha vissuto per dieci anni in attesa dell'esecuzione della sentenza. Una vita apparentemente tranquilla, con un lavoro prima in un negozio di ortofrutta e poi nella gestione di un bar assieme alla moglie. Solo nel 2011, quando la sentenza è diventata esecutiva, con la condanna a scontare 16 anni e 6 mesi di reclusione, di Crascì e della sua famiglia si sono perse le tracce.

Scattate immediatamente le ricerche è partita un'indagine complessa con la collaborazione del Comando Provinciale di Parma, Procura della Repubblica di Messina, sotto la direzione di Vincenza Napoli e la Polizia tedesca. Un compito non semplice riuscire a risalire al piano di fuga di Crascì, dove è stato fondamentale ripercorrere i passi compiuti dalla sua famiglia. Infatti improvvisamente, il 1 marzo scorso, la moglie di Crascì si è allontanata da Parma con i figli minorenni. Una settimana di assenza per recarsi in Germania con la famiglia la giustificazione fornita all'istituto frequentato dalla figlia minorenne. Una vera e propria fuga come emerso poi anche dalle intercettazioni telefoniche. La donna si era trasferita in Germania con i figli usando anche una nuova utenza telefonica.

E' stato proprio grazie alla localizzazione della famiglia di Crascì che la Polizia tedesca è riuscita a individuare anche il latitante ricercato. Un piano architettato nei dettagli: dopo la fuga in Germania, a Singen, nei pressi del lago di Costanza, una nuova identità, un nuovo lavoro da imbianchino e una nuova casa in affitto per vivere da solo. La località in cui viveva Crascì comprende un'estesa comunità di immigrati italiani soprattutto calabresi e siciliani, l'ipotesi è che si sia recato proprio a Singen perchè aveva già contatti utili per costruirsi una nuova vita lontano dall'Italia.

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Infatti la scelta di avere un domicilio distinto dal resto della famiglia aveva l'intento di non destare sospetti e non essere rintracciabile, ma ciò non è servito a ingannare gli investigatori, che con non poche difficoltà sono riuscite a risalire prima a moglie e figli e poi a Crascì. I dati acquisiti sono stati poi comunicati alla sezione catturandi dell'Interpol di Roma. Le informazioni sono state divulgate poi alla polizia tedesca del Landeskriminalamt del Baden-Wurttemberg che in collaborazione con il Comando dei Carabinieri di Parma è riuscita a localizzare il punto esatto in cui si trovava il latitante, catturato il 3 settembre scorso alle 18,15. Ora Crascì, estradato e trasferito oggi in Italia per scontare la pena in carcere, sarà trasferito provvisoriamente nel carcere di Rebibbia e poi potrebbe essere tradotto in carcere a Parma o a Messina.

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