Aziende confiscate alla mafia, firmare per “riattivare il lavoro”

Presentata la legge di iniziativa popolare per portare in Parlamento un provvedimento che permetta alle aziende confiscate di non soccombere al mercato penalizzando i lavoratori. Raccolta firme nelle sedi degli enti promotori

Aziende confiscate. Difficile sopravvivere. Il 90% fallisce portando con sé un numero imprecisato di licenziamenti. Lavoratori privi di ammortizzatori sociali che vanno a rimpinguare i numeri della disoccupazione e dell'emergenza sociale nel territorio. Cgil, Libera, Acri, Acli, Legacoop, Confesercenti, Avviso Pubblico e Pio La Torre onlus si stringono per portare in Parlamento una proposta di legge che permetta di sbloccare i meccanismi nefasti che soggiogano le aziende confiscate alla criminalità organizzata.

Cinquantamila firme per 'riattivare il lavoro'. Ogni cittadino potrà aderire alla campagna sottoscrivendo la legge di iniziativa popolare presso le sedi delle associazioni promotrici. Una legge che prevede di intervenire sull'isolamento al quale sono condannate le aziende sequestrate e poi confiscate alle mafie. Fabrizio Ghidini della CGIL spiega che il provvedimento mira soprattutto ad “intervenire sul credito bancario negato a queste aziende con l'istituzione di un fondo ad hoc presso il Ministero dello Sviluppo, a far emergere il lavoro nero attraverso agevolazioni fiscali e promuovere la costituzione in cooperativa degli ex dipendenti. Solo così si potrà attivare una seria attività di contrasto alle infiltrazioni mafiose”.

Tra il sequestro e la confisca – precisa Gattini della FILLEA CGIL – passa un tempo infinito. L'azienda si trova così in un limbo che comporta inevitabili licenziamenti. Non abbiamo strumenti legislativi per tutelare questi lavoratori. Dobbiamo predisporli al più presto perchè l'azienda ha un ruolo sociale, va bonificata dalla criminalità e restituita al territorio”. “Ripartire è un'impresa da eroi – sottolinea Alessia Frangipane di Libera – e non deve essere così. Bisogna far sì che il passaggio dall'economia criminosa a quella legale sia conveniente, non un percorso ad ostacoli”.

Mafia non significa solo sud. La direttrice generale di Legacoop sostiene infatti che “nel parmense ci troviamo a confronto con cooperative gestite con modalità mafiose: lavoro nero, sfruttamento, ricatti. Il mercato è così sfalsato e chi opera nel rispetto delle norme è penalizzato. Qui ne va della sopravvivenza di tutte le imprese del territorio”. “Invitiamo a firmare questa legge - dichiara Stefano Cantoni di Confesercenti -  affinchè vi sia più attenzione anche da parte degli istituti di credito verso i piccoli esercenti che chiedono un aiuto. Bisogna portare a riflettere su cosa comporta negare un fido a un artigiano. Vogliamo che questa iniziativa funga da stimolo per il prossimo Governo”.

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