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Le mani della mafia nigeriana su Parma, tra spaccio di droga e scontri armati con i rivali: arrestati quattro capi

Ecco come funzionava la potentissima organizzazione mafiosa Maphite, molto radicata nella nostra città: tra regole di comportamento, punizioni corporali ed esecuzioni

Maxi operazione contro la mafia nigeriana: Parma era uno delle città centrali dell'attività del gruppo criminale che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia delle Procure della Repubblica di Bologna e Torino apparteneva alla pontentissima organizzazione Maphite, operante in tutto il Nord Italia. Nella nostra città sono stati arrestati quattro nigeriani, che avevano ruoli centrali e di dirigenza nell'organizzazione. 

Dalle prime ore dell’alba del 18 luglio è in corso un’operazione antimafia delle Squadre Mobili della Questura di Torino e Bologna, con la collaborazione delle Squadre Mobili di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bergamo e Verona, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, contro un’associazione criminale di tipo mafioso nigeriana, da anni insediata nel Nord Italia e, in particolare, in Emilia-Romagna.

Più di 500 uomini e donne della Polizia di Stato sono stati impegnati nell’esecuzione di 35 fermi di indiziato di delitto ed una serie di perquisizioni disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia delle Procure della Repubblica di Bologna e Torino nei confronti degli appartenenti all’organizzazione mafiosa nigeriana Maphite, operante nel Nord Italia.

Maphite: ecco come funziona la potentissima organizzazione mafiosa nigeriana 

L’attività d’indagine condotta dalle Squadre Mobili di Bologna e Torino, avviata nel 2017, grazie anche alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ha permesso di annientare gran parte di quello che, all’interno della comunità nigeriana, viene denominato cult “Maphite” acronimo di Maximum Academic Performance Highly Intellectuals Train Executioner, di cui è stato possibile ricostruire la struttura, gli obiettivi, le regole di affiliazione e le modalità di attuazione criminale.

Consolidatasi negli anni ’90 in Nigeria come confraternita o «cult», l’origine embrionale del gruppo risale, già dagli anni ‘80, all’ambiente universitario dello Stato del Benin, così come gli analoghi, ma contrapposti, gruppi diversamente denominati, come ad esempio gli «EIYE», i «BLACK AXE», i «VIKINGS».

Gli scontri, anche fisici e molto violenti, con le contrapposte confraternite per la supremazia territoriale ne determinarono la progressiva ed inesorabile trasformazione in vere e proprie bande criminali. Gli episodi di efferata violenza di cui si rendevano responsabili determinarono le autorità nigeriane a sancirne l’illegittimità («Secret cult and Secret Society Prohibition Bill» 2001).

La confraternita Maphite si radicò nella società nigeriana, richiamando a sé numerosi adepti e strutturandosi, seppur inizialmente in modo rozzo e dozzinale, similarmente al modello della mafia italiana, della quale ne volle ricalcare per sommi capi lo scheletro strutturale verticistico. Il risultato nel tempo fu il consolidamento di una struttura solida e ben radicata in Nigeria, mimetizzata in ambito internazionale sotto il nome di Green Circuit Association, e diffusa oramai in moltissimi Stati in tutto il mondo.

La gerarchia di comando e la Green Bible 

Nel 2012 la “G.C.A. CHARITY ITALIA” veniva registrata nella città di Bologna. I soci fondatori sono tra gli attuali indagati. L’indagine ha consentito di ricostruire l’intera struttura gerarchica di comando, al cui vertice si trova la figura del “DON” (Capo), che esercita il proprio potere impartendo ordini e direttive nei confronti dei vari ruoli su cui si basa il funzionamento dell’organizzazione ed ai quali è stato possibile assegnare un volto ed un nome: Deputy DON (Vice Capo), Fire (addetto alla diffusione di ordini e notizie tra gli affiliati), Main Chief (addetto alla difesa), Checker (tesoriere). 

Ad eseguire materialmente gli ordini e le direttive impartite è deputato un comitato esecutivo, a competenza regionale, denominato C.I.C. (Coordinator in Council), capeggiato da un Coordinatore, che ha il compito di gestire una serie di altre figure con competenza operativa provinciale, le quali materialmente gestiscono gli affiliati di una determinata città. Il funzionamento dell’organizzazione mafiosa è regolato da rigide regole di comportamento codificate in un testo ritenuto sacro dagli affiliati detto “Green Bible” (bibbia verde, dal colore che contraddistingue il cult) e detenuto dal capo in carica. L’ingresso di nuovi membri secondo precisi rituali, violente punizioni corporali e mortali in caso di tradimento, mutua assistenza tra i membri dell’associazione in caso di difficoltà con le forze dell’ordine, segretezza dell’associazione, esplicita dichiarazione delle finalità criminali perseguite. Il tutto scritto nero su bianco ed ossequiato in maniera sacrale, mescolando sacro e profano, così da rendere ancora più forte il vincolo psicologico tra i singoli adepti.

La Green Bible è stata acquisita a Roma nel 2018. Il documento, scritto in inglese, è ripartito in diverse parti: nella prima viene descritta puntualmente la struttura gerarchica con relative descrizioni delle funzioni, precisando con estrema chiarezza che “i MAPHITE si occupano di droga, contract killing, prostituzione, rapine su larga scala e armi;    nella seconda parte vengono descritte più nel dettaglio le funzioni e le regole che governano i singoli ruoli; la terza parte, infine, è  relativa alla disciplina ed alla condotta a cui i membri devono attenersi, evidenziando come l’interesse dell’organizzazione sia superiore a quello del singolo componente.

La forza di intimidazione promana direttamente dal vincolo associativo, in quanto la comunità nigeriana si rivelava perfettamente edotta delle regole che ispiravano l'operato del Cult e che impone il costante ricorso alla sopraffazione violenta quale privilegiato ed unico metodo di risoluzione dei contrasti eventualmente insorti al proprio interno e all'esterno, obbligando gli affiliati a spalleggiarsi a vicenda in caso di confronto con soggetti terzi. La pericolosità del vincolo associativo è rafforzata dalla peculiarità del cult di mantenere stretti contatti operativi con la madrepatria, che incrementano il senso di soggezione percepito dai concittadini nigeriani, esposti alle ritorsioni dell’associazione non solo in territorio italiano, ma anche nel paese di provenienza.

Dallo spaccio allo scontro armato con gli avversari

Dediti principalmente all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti nelle piazze delle città di Bologna, Modena e Parma, ma anche all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronico contraffatti per l’acquisto di merce on-line, spesso i membri dell’associazione sono stati impegnati in violentissimi scontri con fazioni avverse per la contesa del predominio territoriale, vere e proprie guerriglie urbane, che proseguivano per giorni con contro reazioni, annunciate all’interno del gruppo con il passaparola, che serviva nello stesso tempo a mettere in allerta e come “chiamata alle armi” per gli altri membri del cult.

Parma rappresentava una delle principali piazze di interesse del cult “MAPHITE” come testimoniato dalla circostanza che nella mattinata di oggi sono stati qui rintracciati quattro destinatari dei provvedimenti pre-cautelari disposti dalle due Procure Antimafia, tutti indagati per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e tutti aventi ruoli di spicco all'intero del gruppo criminale.

Gli arrestati di Parma

Gli arrestati a Parma sono  A. B. di 21 anni, irregolare sul territorio nazionale e gravato da precedenti di polizia, svolgeva, nell’ambito del cult, il ruolo di responsabile armi; O.I.M. di 31 anni, regolare sul territorio nazionale con permesso di soggiorno come richiedente asilo e privo di precedenti di polizia è ritenuto promotore del cult con la carica di “Fire” (Annunciatore) e provvedeva a diffondere agli altri affiliati le notizie relative alle riunioni dell’associazione e a tutti gli altri eventi rilevanti della vita del gruppo, oltre a partecipare alle nuove affiliazioni ed alle punizioni corporali inflitte in caso di violazione delle regole interne; J.I. di 23 anni,  regolare sul territorio nazionale con permesso di soggiorno come richiedente asilo e privo di precedenti di polizia aveva, nell’ambito del cult, la carica di “Fire” (Annunciatore) ed intratteneva rapporti con i vertici locali M.A.P.H.I.T.E., ma anche con affiliati appartenenti ad altri Forum insistenti in altre regioni italiane;  E. G. di 33 anni, regolare sul territorio nazionale con permesso di soggiorno per lavoro subordinato e privo di precedenti penali, è ritenuto uno dei fondatori della cellula Bolognese del “G.C.A. Charity Italia”, oltre ad aver ricoperto diversi incarichi di vertice nell’organizzazione.

Nel corso della perquisizione effettuata presso il domicilio di A.B., sono stati rinvenuti e sequestrati un coltello a serramanico ed un basco di colore verde, inequivoco segno di appartenenza al cult “MAPHITE”. Nell’ambito delle medesime operazioni, inoltre sono stati rintracciati O.T. cittadino nigeriano classe ’87 e J. G.  cittadino nigeriano classe ’91 entrambi irregolari sul territorio nazionale e gravati da numerosi precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti, i quali sono stati espulsi con immediato accompagnamento al CPR di Roma 
 

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