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"Io cacciata dall'Università per aver allattato mio figlio"

La storia di Olha, una giovane infermiera protagonista di una triste vicenda

Questa è la storia di una madre cacciata dal chiostro dell'Università perché allattava il suo figlio. Una storia deludente. Olha ha ventisei anni, da undici abita a Parma e da due mesi è mamma di un bambino stupendo (Adam) che, a sua insaputa, è venuto a trovarsi al centro di una disputa finita sulla stampa nazionale. "Non ci credo - dice l'infermiera ucraina - come se avessi fatto qualcosa di male. Eppure è la normalità". O almeno, dovrebbe essere. Allattare un bambino per una madre non dovrebbe essere normale: dovrebbe essere naturale, nel senso etimologico del termine. Ovunque esso si trovi. "Avevamo appena fatto una visita medica - dice Olha - e stavamo andavamo alla mensa degli studenti (Vicolo Grossardi, 4) per mangiare. Ero con il mio compagno, Simon (medico libanese) e il bambino aveva bisogno di mangiare. Così abbiamo deciso di fermarci nel cortile dell’Università. Come al solito mi sono coperta con un telo, quello che uso sempre quando sono in giro e ho cominciato ad allattarlo". Qui lo sguardo di Olha, che sul divano di casa stringe il figlio in braccio cambia un po' e si carica di delusione. Riprende respiro e continua: "Fino a quando è arrivata una signora che ci ha chiesto: 'Potete cambiare posto e andare via?'. In quel momento il mio compagno, nel tentativo di proteggermi, ha affermato che fosse diritto di ogni madre allattare un bambino. Sembrava finita lì, noi a dire la verità noi non siamo andati via. Sa, quando il bambino ha fame deve mangiare ed è lui che decide il momento". Olha ha continuato ad allattare il bimbo, "lei - dice - è come se ci avesse osservato dal suo ufficio. Sembrava volesse uscire ancora a redarguirci. Voleva che andassimo via".

Mentre la madre parla, il bimbo non fa una grinza e sembra ascoltare interessato. Stringe la mano della madre e sbadiglia. "E’ un diritto di ogni madre allattare un figlio - continua Olha -. In questi giorni ho sentito dire che fossi senza telo, che stessi allattando senza ‘copertura’ il 17 aprile, ma non è vero. Lo possono testimoniare anche le registrazioni. Ma poi (pausa ndc): anche se fossi stata senza velo, dov’è il problema. Non è neanche vero che ci abbia offerto una stanzetta per allattare, come ha sostenuto. Non ci ha offerto di andare in un altro posto. Poteva essere gentile e dire di andare nel suo ufficio ma non lo ha fatto: è una cosa trise. C’erano anche gli studenti nel cortile, ma stavano per i fatti loro. Nessuno è venuto da noi a dire che dovevamo andare via. Io sono stata una studentessa, so cosa significa studiare. Loro hanno i loro pensieri, non ci hanno mai chiesto di andare via, stavano per i fatti loro".

A distanza di giorni, Adam e sua madre si ritrovano al centro di un dibattito poco edificante. A distanza di giorni dall’accaduto, rimane l’amarezza. "Sono arrabbiata - dice Olha -. Sembrava che stessi commettendo un reato, non è così. E’ una cosa normale, normalissima perché ogni bambino ha diritto di mangiare. Decide il bambino quando mangifare. Il nostro obiettivo è quello di evitare questo succeda ancora. Non va bene questo. Lei ci ha fatto infuriare. Mi piacerebbe vedere le registrazioni. Se per caso decidessero di cancellarle o non dovessero esserci? Significherebbe che loro vogliono nascondere i fatti. Non mi sorprenderebbe se cancellassero qualcosa, sarebbero capaci. Spero che utilizzino le registrazioni dove si nota che io sono coperta e che ho ragione".

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