Marò, presidio del Pdl in piazza Garibaldi: "Processarli in Italia"

Secondo i pidiellini bisogna restituire credibilità e dignità all'Italia. Ad aprire Pantano, a chiudere la serie degli interventi il generale Sergio Boscarato. Un centinaio di persone in piazza

C'erano più o meno un centinaio di persone, questa sera in piazza Garibaldi, alla manifestazione indetta dal Pdl per testimoniare solidarietà alle famiglie dei due marò italiani che sono in attesa di processo in India. E' stato Giuseppe Pantano a prendere il megafono per primo, ringraziando i presenti per aver aderito all'invito e spiegando il motivo per cui il partito ha organizzato la manifestazione: far sentire la propria vicinanza ai nostri militari, ma anche alle famiglie dei due pescatori indiani uccisi.

Poi, come annunciato, in alto le bandiere di partito insieme al tricolore e tutti in coro a cantare l'inno nazionale. "Siamo orgogliosi di essere qui stasera per onorare l'Italia - ha commentato il sindaco di Corniglio Massimo De Matteis -. Purtroppo questa è una magra figura diplomatica per il nostro Paese ma penso che oggi sia nostro dovere essere presenti e partecipare con il cervello e con il cuore". Insieme a lui anche il primo cittadino di Zibello Manuela Amadei, quello di Noceto Giuseppe Pellegrini e il sindaco di Caorso Fabio Callori che nel suo intervento ha sottolineato: "Il nostro Paese non deve più essere lo zerbino dell'Europa e, in questo caso, del mondo. Se loro bloccano il nostro diplomatico in India, noi dobbiamo bloccare il loro in Italia e dobbiamo rimandare gli indiani a casa loro".

Dunque secondo i pidiellini bisogna restituire credibilità e dignità all'Italia e i cittadini devono tenere viva l'attenzione sul problema per far sì che ci sia un giusto processo per i due militari, ma nel loro Paese e non in India. A chiudere la serie degli interventi il generale Sergio Boscarato: "Parlo da comandante e so bene che quando un militare riceve una consegna sa come la deve svolgere. Se i due marò hanno disatteso la consegna che è stata loro affidata lo hanno fatto nei confronti dell'Italia e quindi è il nostro Paese a doverli processare, perché non hanno disobbedito all'India".


 

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