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"Matrimoni sospesi a causa del Covid: abbiamo perso il 90% del fatturato"

Annalisa Ferrari, proprietaria della Maison Lindera Spose di Fidenza, denuncia la situazione di estrema crisi del comparto Wedding e dell'indotto: "Abbiamo acquistato collezioni di abiti da sposa per 70 mila euro, ma non possiamo venderli"

La crisi economica, dovuta alle restrizioni per limitare il contagio da Covid-19, si è abbattuta anche sul settore Wedding e su tutta la filiera del settore. E' il mondo degli Atelier, che anche a Parma e provincia, stanno soffrendo per l'enorme perdita di fatturaro: si parla di cifre che vanno dall'70 al 90% in meno di introiti. "Il nostro negozio è sempre rimasto aperto ma le perdite sono molto rilevanti: abbiamo 70 mila euro di merce - vestiti da sposa - acquistati e non venduti". Annalisa Ferrari, proprietaria della Maison Lindera Spose di Fidenza, denuncia la situazione di un comparto che, in tutta Italia, generava il 17% del Pil e che occupa, per quanto riguarda gli Atelier, circa 300 mila addetti. 

Qual'è la situazione degli Atelier e, nello specifico, del vostro negozio a Fidenza? 

"La Maison Lindera Spose di Fidenza è rimasta sempre aperta nel corso del 2020 ed è aperta ancora oggi. L'anno scorso la gran parte dei matrimoni sono stati sospesi - a causa delle restrizioni per il Covid-19 - e per noi ha significato un calo netto del fatturato, nell'ordine del 90%. In linea generale il calo è stato tra il 70 ed il 90%. Abbiamo anche acquistato 70 mila euro di vestiti che non abbiamo poi potuto vendere. Le collezioni acquistate, infatti, diventeranno oblosete. Fermare tutto ancora oggi vuol dire non fare nulla fino al 2022. Il nostro è un lavoro fatto di programmazione: visto che non abbiamo fatto consegne da settembre a febbraio, salterà anche il 2021". 

Ha ricevuto aiuti dallo Stato nel corso dell'anno appena trascorso? 

"Gli unici sostegni finanziari che ho ricevuto sono stati nel periodo dello scorso lockdown, da marzo a maggio 2020 - sono stati due tranche da 600 euro - come persona fisica - e 1.200 euro per l'azienda. Una cifra che si basava sul fatturato di aprile, che non è per nulla significativo rispetto alla nostra attività: nello specifico, infatti, vendiamo gli abiti da settembre a febbraio e iniziamo le consegne a maggio". 

I collaboratori della sua azienda in che condizioni si trovano? 

"Nel 2020 avevo due persone in partita Iva, che da marzo non sono più venute. Oltre a loro, che hanno vissuto una riduzione enorme del proprio lavoro, per l'Atelier lavoravano quattro sarte, che sono rimaste anche loro senza lavoro. In totale la crisi ha interessato per ora sei-sette persone, che sono ferme. Anche i wedding planners, che organizzavano i viaggi degli sposi che venivano, anche dall'estero, per sposarsi nel nostro territorio - soprattutto con il circuito dei castelli - sono fermi. 

Lei sta portando avanti le rivendicazioni del settore Wedding in questo periodo di crisi...

"Si, sto cercando di comunicare questi contenuti al fine di sollevare all’attenzione sulla situazione di oblio da parte delle istituzioni nei confronti di tutto il nostro comparto wedding. La mia assoluta certezza è di parlare a nome di tanti miei colleghi che alcuni giorni fa hanno anche organizzato una manifestazione pacifica davanti a Montecitorio a Roma". 

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