Sala Baganza, la Mazzoni Salotti chiude. Un'altra storia di lavoro finisce

Oggi pomeriggio i 26 lavoratori dell'azienda in liquidazione sono davanti ai cancelli per chiedere ancora una volta una soluzione. Ma dopo 60 anni la storica azienda ha deciso di chiudere. Qui arrivava il legno e gli operai, da zero, realizzavano tutto il ciclo di produzione

I lavoratori provano ancora a resistere. Ma sono gli unici. La Mazzoni Salotti di Sala Baganza chiuderà: è già partita la procedura di liquidazione e quando la Cassa Integrazione Straordinaria finirà per i dipendenti vorrà dire licenziamento. E zero soldi a fine mese. Il titolare infatti ha deciso di cessare le attività: troppi rischi sul mercato e la crisi che non sembra rientrare non fanno intravedere soluzione per il futuro. Poco prima del cartello di Sala Baganza la Mazzoni Salotti si vede dalla strada. E oggi anche le bandiere dei sindacati che sono qui per sostenere la lotte dei lavoratori, in contemporanea con lo sciopero nazionale dei lavoratori del settore legno, dichiarato oggi per il rinnovo del contratto nazionale

In questo stabilimento, che rischia di rimanere presto vuoto ed inutilizzato, alcuni dei 26 lavoratori in forze all'azienda storica che si occupa della produzione di divani e salotti, sono entrati ogni giorno per anni: con il tempo l'azienda ha avuto rinnovamento del personale ma alcuni sono qui da più di 15 anni. In questi giorni meno della metà degli addetti si reca al lavoro e, con il supporto dei sindacati, si cerca di organizzare una turnazione che sia equa per tutti. Ma evasi gli ultimi ordini il contributo dei lavoratori verrà azzerato.

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E l'azienda, a meno che non arrivi qualche imprenditore a mettere capitale e a presentare un piano di recupero, è destinata a chiudere i battenti. Oggi, davanti ai cancelli, i cittadini chiedono: 'Cosa sta succedendo?'. La risposta amara dei lavoratori è 'La Mazzoni Salotti chiude, una storia finisce'. 

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