Medicina, prove invertite: la lettera di un medico parmigiano

Il 5 novembre scorso centinaia di giovani medici sono scesi in piazza per manifestare la propria indignazione per gli errori del Cineca e le scelte del Ministero. La lettera di un medico parmigiano: "Volontà precise di violare la meritocrazia"

Manifestazione giovani medici a Roma, foto G.Allegretti

A tre giorni dalla mobilitazione a Roma contro l’azione del Ministero a seguito degli errori del Cineca nelle prove di ammissione alle scuole specialistiche di Medicina, i giovani medici cercano di fare fronte comune per chiedere chiarezza e trasparenza sulla vicenda. Da un medico parmigiano, G. Allegretti, una lettera inviata agli organi di stampa per esprimere dissenso riguardo alle modalità attuate dal Ministero per ovviare all’errore e sottolineare la condizione di migliaia di giovani medici che non possono accedere alla specializzazione per carenza di borse di studio.

Mi sembra di partecipare ad un film, la cui trama era già scritta, in cui i protagonisti non sanno di esserlo. Un film al limite tra fantascienza e comicità, strutturato in scatole cinesi via via più grandi, all'interno delle quali sono racchiuse le esistenze di persone normali, i medici, vincolate alle volontà di qualcuno sempre al di sopra del potere che si è in grado di immaginare. Da Roma all'infinito. Ed in questo film si rischia di non comprendere più la realtà dei fatti. Tutta la vicenda, dall'inizio alla fine, ancora imprevedibile, è ormai troppo difficile da comprendere e gestire da un gruppo di ragazzi medici che sono diventati improvvisamente ed involontariamente, vittima di tutte le psicotiche decisioni del MIUR".

"Per questo - continua il giovane medico - chiedo di dare ancora ascolto alle proteste e alle proposte, avanzate a gran voce da tutti i manifestanti in piazza presenti il 5/11 scorso, indipendentemente dalla loro appartenenza ad un gruppo, che chiedevano di risolvere la complessissima questione. Le diverse voci che hanno urlato al Ministro e al Paese la loro indignazione, hanno risuonato in coro chiedendo al MIUR di trovare una soluzione! Tutti, ma proprio tutti, erano d'accordo sul fatto che questo concorso ha avuto errori, irregolarità, ed ancora, a voler pensar male, volontà precise, seppur isolate, di violare il principio di meritocrazia. Principio al fondamento della sua ideazione e da tutti ancora desiderato. Ma meritocrazia e questo concorso non hanno più nulla in comune, per tutta la serie di fatti che sono emersi. 

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Vivendo personalmente questo scenario, a dir poco paragonabile ad uno dei capolavori di Escher, il sentimento che ho provato è stato lo smarrimento. Perchè il MIUR mai si è comportato da garante, quando invece era sua responsabilità esserlo e dimostrarlo, magari effettuando le necessarie verifiche in seguito alle segnalazioni di presunte irregolarità, a tutela di tutti i candidati, non solo di alcuni. Come se qualcuno nel concorso fosse più importante di altri... Perché tutti i medici, iscrivendosi, presumevano di conoscere le regole del gioco, che invece sono cambiate a partita iniziata. Ed anche a partita terminata. Tutti sapevano che si concorreva per 5500 contratti di formazione. E nessuno si sarebbe sognato di chiedere 12000 borse, se non fosse accaduto tutto quello che è accaduto. Qualcuno potrebbe obiettare che questa sia la proposta di coloro che vogliono cogliere l'occasione per avere quello che non gli spettava. Per alcuni di questi certamente sarà così. Lo è già. Ma almeno per tutti coloro che sono arrivati a questo concorso dopo anni di studio, sudore, lacrime e sofferenza, ci sarà la certezza di avere quel posto di formazione. La certezza che ora non c'è. Perché chiedo a tutti quelli che pensano che la richiesta non sia legittima, realizzabile, o meritocratica, se sono realmente convinti che questo concorso abbia dato a ciascuno ciò che meritava!”.

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