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Il sogno di Abongwa: un ospedale in Camerum per aiutare i poveri del Mondo

Abongwa Hariscine Keng, specialista in Chirurgia Generale presso Università degli studi di Parma, ha un sogno che diventa ogni mese sempre più concreto: "Costa 600 mila euro, come una villa in Italia". Ecco l'intervista

Abongwa Hariscine Keng, Specialista in Chirurgia Generale presso Università degli studi di Parma, attualmente dirigente medico presso il reparto di Chirurgia d'urgenza ha un sogno, che con il passare dei mesi, diventa sempre più reale. Costruire un ospedale in Camerum, dove la prima causa di morte della popolazione è l'Hiv che colpisce soprattutto i bambini in età neonatale. Ma il progetto di Abongwa va oltre: la sua lotta ha un obiettivo più alto: fornire assistenza sanitaria a tutte le popolazioni indigenti. La sua storia parte da Parma. 

Com'è nato il progetto?

Il progetto è nato più di tre anni fa facendo una riflessione su come prestare assistenza sanitaria a Paesi in via di sviluppo, il Camerum per il discoso della trasmissione fetale materna dell'Hiv, è la prima causa di morte è l'Hiv e la maggior parte colpisce una popolazione neonatale, porprio perchè la misura preventiva sarebbe l'esecuzione di esami alle mamme sieropositive. Dopo il parto naturale allattano il bambino e questa è una modalità di trasmissione e questo spiega l'alto tasso di trasmissione dell'HIV. Riuscire a creare una srrurtra sanitaria con dotazione di attività chirurgiche, sono preiste tra sale una sala chirurgica d'urgenza una sala parto e un'altra sala. Chirurgia, cinecologia, pediatria e medicina interna. la struttura proiettata dovrebbe ospitare 80 degenti più l'unità fuiznionale giornaliera di Day Hospital. L'ufficializzaione del progetto èstato presentato il 14 novembre scorso con il patrocinio di tutte le Istituzioni del settore: Comune, Azienda Ospedaliera Università di Parma, Ordine dei Medici e l'Ausl. In Camerum chi non ha i soldi muore 

A che punto siamo?

"A livello progettuale siamo avanti, stiamo collaborando con lo studio Cavazzoni che hanno accolto la parte di progettazione a titolo gratuito per tutta la durata di realizzazione del progetto, questo ci evita una spesa di 25 mila euro. Il progetto dovrebbe costare, comprese sale conferenze e altro, 600 mila euro. Un posto che è legittimato dal fatto che in Camerum il costo della manodopera e della materia prima è molto inferiore rispetto all'Italia, lo slogan che abbiamo utilizzato è un ospedale attrezzato in Camerum costa una villa in Italia. Per le collaborazioni in atto stiamo lavorando per una convenzione per il materiale dismesso da ricondizionare, vidimare e inviare in Camerum da parte dell'Ausl, da parte dell'Università stiamo lavorando con il Centro per la cooperazione internazionalle per creare una gemellaggio con la città di Bamenda. Il terreno dovrebbe essere l'obiettivo successivo, abbiamo avuto delle donazioni nel corso di questi mesi. La maggior parte delle persone dicono: è lunga. L'associazione Slupi, è un'associazione onlus: non abbiamo mezzi alternativi se non attraverso queste iniziative tipo l'evento dell'11 giugno. Per quanto riguarda le autorizzazioni il progetto è molto avanti: una volta avuti i fondi l'ospedale si costruisce in otto mesi, un anno. Stiamo chiedendo sponsor a ditte e banche. Il presidente della Snupi ha sposato quasi subito il progetto: loro hanno una credibilità sul territorio da anni. 

Perchè ha deciso di far nascere questo progetto? Perchè io sono un medico, lavoro da 4 anni, sono a Parma da 18 anni, ho fatto la specializzazione qui a Parma. sono in Chirurgia d'urgenza. Nasce come progetto pilota per trovare mezzi per qualsiasi popolazione indigente, quando ho parlato con i miei colleghi e mi dicevano: 'Va bene ti costruiamo l'ospedale' ma in realtà penso che l'obiettivo sia la costruzione di una distribuzione sanitaria nel mondo, ci sono armi economiche e io non posso farlo, con lo spirito umanitario che considero un aspetto innato di ognuno di noi si può realizzare questo sogno di creare un'assistenza sanitaria per tutti i poveri del Mondo". 

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