Si inventa un'organizzazione terroristica per estorcere denaro alla Bper: imprenditore 61enne in manette

C.T. era titolare di un'impresa di servizi, la Nuova Consumo, con sede a Parma che a causa della crisi e di una gestione non particolarmente oculata è fallita nei mesi scorsi, non riuscendo a pagare mutui per 300 mila euro a Bper. Inviava lettera firmate "Falange armata contro le banche”. Indagini dei Carabinieri di Modena

“Se avessimo voluto ucciderla, lei ora  sarebbe già morto…”Non tenti altre strade…la nostra rappresaglia sarebbe immediata e spietata…”, “Faccia quello che è meglio per la sua famiglia , in caso contrario siamo pronti a tutto…”. Queste alcune delle frasi che quattro famiglie modenese di altrettanti membri del Consiglio d'Amministrazione della Banca Popolare dell'Emilia-Romagna hanno trovato sulle missive che venivano recapitate da un estorsore senza scrupoli, che aveva fatto piombare nel terrore i dirigenti bancari e i loro congiunti. 

Si tratta infatti di alcune delle minacce estrapolate dalle lettere raccolte dai Carabinieri di Modena nel corso di un'indagine delicata e complessa, che lo scorso sabato 3 ottobre ha portato all'arresto di C.T., un ex imprenditore di 61 anni che ora si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di tentata estrosione aggravata.

IL MOVENTE- C.T. era titolare di un'impresa di servizi, la Nuova Consumo, con sede a Parma che a causa della crisi e di una gestione non particolarmente oculata è fallita nei mesi scorsi. Questo fallimento ha portato all'impossibilità di pagare i mutui che C.T. aveva acceso con Bper, per un totale di oltre 300mila euro. Proprio questo il movente che avrebbe convinto l'imprenditore a inscenare l'esistenza di una formazione terroristica, rivolgendo minacce a quattro dirigenti con l'obbiettivo di farsi consegnare da ognuno di loro 1 milione di euro. Ma inseieme alle prime minacce è arrivata la segnalazione ai Carabinieri, che hanno abilmente ricostruito quanto stava accadendo.

LE MINACCE – L'accusato ha iniziato ad inviare lettere – sia per posta, sia lasciandole di persona all'ingresso delle abitazioni delle vittime – in cui venivano riportate minacce di morte. Tutte a firma di un fantmatico gruppo, la “Falange armata contro le banche”, che dissimulava ogni interesse personale, inneggiando ad una sorta di riscatto contro le malefatte del sistema bancario in senso lato. Alle lettere sono poi seguite le telefonate minatorie, durante le quali l'ex imprenditore riportava fatti reali sulel abitudini della famiglia, che aveva appreso pedinando i famigliari dei dirigenti bancari e studiando i loro comportamenti.

LE INDAGINI – I Carabinieri di Modena, coordinati dal PM Enrico Stefani, hanno ristretto il cerchio intorno ai debitori dell'istituto, scartando l'ipotesi più preoccupante di una vera associazione terroristica. Grazie alle intercettazioni telefoniche e ad immagini di vidosorveglianza hanno individuato il potenziale estorsore e lo hanno seguito nei suoi spostamenti. In questo modo i militari hanno verificato che l'uomo si aggirava spesso presso le case delle sue vittime e seguiva i membri della famiglia. Una condotta criminale meticolosa, con spedizioni che avvenivano sempre da uffici postali diversi, così come le chiamate telefoniche, fatte da cabine pubbliche sprovviste di telecamere o da schede sim usa e getta. A casa dell'indagato sono state trovate poi altre lettere e un vademecum per le conversazioni telefoniche con le quale si sarebbe dovuto accrdare per la consegna del denaro.

L'estorsore è originario di Modena, ma da qualche anno si era spostato su Parma e risiedeva a Sissa-Trecasali dove aveva appunto costituito l'azienda di consulenze poi fallita. Il suo gesto aveva comprensibilmente allarmato gli inquirenti, inquietati dai possibili profili terroristici che si celavano dietro le minacce. Il Procuratore Lucia Musti, nel complimentardsi con l'Arma dei Carabinieri, ha così commentato: “L'Indagine è stata condotta con maestria investigativa e con celerità, in considerazione dei profili di rischio e dell'incertezza sulla possibile condotta criminale dell'autore. La Procura ha seguito costantemente le indagini, sapendo poi stringere i tempi quando gli indizi erano diventati univoci, per evitare che la situazione potesse degenerare con gesti sconsiderati”.

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