Lavoro, la protesta di una lettrice: "Io, vittima di mobbing in un negozio di abbigliamento"

"Vi scrivo per sensibilizzare i lettori su un problema che tocca molto un ampia fascia di lavoratrici della nostra città, il mobbing nei negozi di abbigliamento. L'ho sperimentato sulla mia pelle"

Mobbing nei negozi di abbigliamento a Parma. La denuncia arriva da una nostra lettrice, che preferisce rimanere anonima. 

LA LETTERA. "Vi scrivo per sensibilizzare i lettori su un problema che tocca molto un ampia fascia di lavoratrici della nostra città, il mobbing nei negozi di abbigliamento. Ho sperimentato sulla mia pelle cosa significa questo termine in quanto sentirsi dire "Se entro il mese prossimo non fai fuori (lasci a casa) lei io lascio a casa te dal tuo capo area non è il massimo. Ora è quello che stanno cercando di fare con ne, prendendo da parte gente del personale e chiedendole di schierarsi contro di me per non essere estromessa, gente amica che me lo ha riferito in seguito. Il mobbing è sia orizzontale che verticale e la competitività è esaltata ma nel senso peggiore del termine. Pur di "arrivare" in alto le pugnalate alle spalle, le delazioni e le adulazioni del capo si sprecano. Se non si vende non è mai colpa della crisi, o della concorrenza o de maltempo: anche quando ha fatto un metro di neve l'incapacità è sempre tua. Si fa un abuso massiccio di trasferte (Bologna, Modena) sulla carta previste da contratto, in realtà utilizzate per sfiancare la lavoratrice e spingerla a licenziarsi. Per l'azienda è la cosa migliore: prima te ne vai, meno ti paghiamo di Tfr. Il risultato è una enorme pressione psicologica con gravi conseguenze come depressione, ansia e attacchi di panico e non sono poche coloro che ne soffrono, compresa la sottoscritta, anche perché di fronte alla perdita del posto specie a una certa età le alternative non sono alte. Il tutto in una città dove il centro storico è morto, le sue attività uccise dal numero enorme di centri commerciali per bacino di abitanti. Spero con questa mia di avere scosso qualche coscienza, anche quelle di chi misurano il grado di sviluppo di una città dalle aperture domenicali di chi invece preferirebbe restare con le proprie famiglie o tuttalpiù portarle al parco, allo stadio, al cinema o al museo".

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