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Moldava deceduta, l'ospedale: "E' stato fatto il possibile"

La direzione del Maggiore chiarisce il decorso della grave malattia cardiaca che ha stroncato la vita della 36enne Irina Sirbu. Il marito aveva presentato un esposto alla magistratura.

La direzione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma comprende e condivide il grande dolore dei familiari della signora Irina, deceduta lo scorso 17 settembre durante il ricovero nell’U.O. di Terapia intensiva cardiologica, ma vuole rassicurare che tutto il possibile è stato fatto per tentare di salvare questa giovane vita.

I sanitari che hanno seguito il caso, tra i quali il direttore della struttura complessa di Cardiologia Diego Ardissino che personalmente ha assistito fino alle ultime ore di vita la paziente, concordano nel ritenere che la signora sia stata affetta da una grave malattia infiammatoria del cuore con andamento non prevedibile, che nelle maggior parte dei casi ha un’evoluzione favorevole ma eccezionalmente può evolvere in modo irreversibile nella sua forma fulminante che, riducendo il movimento del cuore fino ad annullarlo, porta al decesso.

Sabato 11 settembre la signora Irina è stata ricoverata nel reparto di Terapia intensiva cardiologica dell’ospedale Maggiore di Parma. In attesa di verificare la risposta alla terapia somministrata, come da protocollo, è stato allertato l’ospedale Sant’Orsola di Bologna per un trasferimento finalizzato all’inserimento nella lista d’attesa per il trapianto di cuore. Nei giorni seguenti le condizioni cliniche della signora sono evolute in modo favorevole. Nella notte di giovedì sono peggiorate improvvisamente, assumendo le caratteristiche della forma più grave della malattia.

I medici hanno contattato tempestivamente l’ospedale Niguarda di Milano per valutare la possibilità di un trasporto urgente finalizzato al posizionamento, presso quella sede, di una macchina di supporto cardiaco permanente. Il trasporto è stato immediatamente organizzato. Il rapido susseguirsi di arresti cardiaci ripetuti ha però reso necessario, nel disperato tentativo di stabilizzare le condizioni cliniche, l’impianto di un sistema di contropulsazione temporaneo. Nonostante questo intervento, poco dopo la signora è deceduta.

Naturalmente le valutazioni sopra espresse prescindono dagli accertamenti che la Magistratura vorrà intraprendere, per le quali la struttura rimane a disposizione.

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