E' morto a Roma lo scrittore Alberto Bevilacqua

E' morto a Roma lo scrittore parmigiano Alberto Bevilacqua, nato nella nostra città il 27 giugno 1934, era malato da tempo. Guerra tra familiari e compagna per l'autopsia che si farà su richiesta di Michela Macaluso

E' morto a Roma lo scrittore parmigiano Alberto Bevilacqua, nato nella nostra città il 27 giugno 1934, era malato da tempo. Nei primi anni Cinquanta iniziò a pubblicare i suoi scritti. La sua prima raccolta di racconti, La polvere sull'erba, (1955), ebbe l'apprezzamento di Leonardo Sciascia. Bevilacqua è morto nella notte tra domenica 8 settembre e lunedì 9 settembre nella clinica privata di Roma Villa Mafalda. I legali della sua compagna Michela Macaluso, come riferisce il Corriere.it, hanno chiesto di effettuare l'autopsia.

LA SORELLA: 'NON HO CHIESTO L'AUTOPSIA PER RISPETTO'. "Non ho chiesto alcuna autopsia, per una forma di rispetto del corpo di mio fratello. Anzi, ringrazio la clinica per le cure che ha dato a mio fratello. Per lui quel posato era diventato una famiglia. Vorrei celebrare i funerali in clinica e poi portare il corpo nella tomba di famiglia a Parma". Lo ha detto Anna, sorella di Alberto Bevilacqua.

L'AUTOPSIA SI FARA'. Una morte che lascia in eredità una battaglia legale e una guerra tra familiari e compagna. Non c'è pace nella clinica romana di Villa Mafalda, dove questa mattina si è spento Alberto Bevilacqua, ricoverato da un anno per una malattia cronica. La sua compagna Michela Macaluso, che aveva già denunciato la casa di cura per il mancato trasferimento in un'altra struttura specialistica, ha chiesto e ottenuto dalla Procura che venga effettuata l'autopsia sul corpo dello scrittore. Un gesto che invece - per Anna, sorella dell'autore di Gialloparma - rappresenterebbe una "mancanza di rispetto al corpo del fratello". Entrambe le donne lo hanno potuto vedere dal vetro nella camera ardente in clinica, perché il corpo dello scrittore è stato sequestrato in attesa dell'autopsia. E con la sua scomparsa si apre solo un altro capitolo di una vicenda legale cominciata mesi fa. Sulla degenza di Alberto Bevilacqua a Villa Mafalda era stata aperta un'inchiesta per lesioni colpose dalla Procura di Roma dopo che la ex-attrice Macaluso aveva presentato un esposto. Secondo la donna nella clinica romana a Bevilacqua non venivano somministrate le terapie adeguate nonostante una retta giornaliera altissima, "circa tremila euro". Nell'inchiesta della Procura non appaiono indagati e dagli accertamenti dei Nas non sarebbero emerse irregolarità. Michela Macaluso non essendo sposata con Bevilacqua non poteva legalmente pretendere il trasferimento del compagno in altra struttura. Per questo si è rivolta all'autorità giudiziaria.

Nel febbraio scorso il Tribunale Civile di Roma nominò l'avvocato Gabriella Bosco amministratore di sostegno provvisorio, ovvero una sorta di tutore, a favore dello scrittore. "Bevilacqua aveva contratto in questi mesi un'infezione da 'klebsiella' e aveva delle piaghe da decubito. Il tutto è stato accertato dall'amministratore di sostegno - spiega Giuseppe Zaccaria, legale di Michela Macaluso - Vogliamo fare chiarezza sulla sua morte, potrebbero emergere gli estremi per l'accusa di omicidio colposo". La clinica però respinge le accuse: "Il paziente era costantemente monitorato da un'equipe medica ed era ricoverato dall'ottobre scorso per una grave malattia cronica", ha riferito la direzione sanitaria della struttura spiegando che lo scrittore e' morto alle 10.10 di questa mattina, per un arresto cardiocircolatorio.

Villa Mafalda ha anche fatto sapere che solo giovedì scorso era stata effettuata l'ultima perizia, come disposto dal tribunale, sullo stato di salute di Bevilacqua, dove sarebbe stato accertato che lo scrittore era adeguatamente assistito. Ma per Michela Macaluso "non ci sono parole". "Andrò in clinica da lui", ha detto l'ex-attrice, subito dopo aver appreso della morte del compagno. I suoi legali hanno chiesto e ottenuto l'autopsia sul corpo dello scrittore per fare piena luce sulla sua morte. Ma di perizie sul cadavere di suo fratello, Anna Bevilacqua non vuole sentirne parlare: "Io non ho chiesto alcuna autopsia, per una forma di rispetto del corpo di mio fratello. Anzi, ringrazio la clinica per le cure che ha dato a mio fratello. Per lui quel posto era diventato una famiglia. Vorrei celebrare i funerali in clinica e poi portare il corpo nella tomba di famiglia a Parma".

LE CONDOGLIANZE DELLA PROVINCIA. Appresa la notizia della morte di Alberto Bevilacqua il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli ha espresso ai famigliari e amici le condoglianze dell’Amministrazione provinciale. “Con la scomparsa di Bevilacqua – osserva il presidente della Provincia - viene a mancare una delle personalità illustri di Parma. Con la sua opera di scrittore, autore, poeta e regista ha segnato la cultura italiana e contribuito a far conoscere la sua Parma nel mondo”.

ITALIA DEI VALORI: 'E' PROBLEMA COPPIE DI FATTO'. Oltre al dolore del lutto, anche quello di non essere riconosciuta come legittima compagna''. Così Liana Barbati, responsabile Idv per i diritti civili, commenta, alla morte dello scrittore Alberto Bevilacqua, ''le difficoltà a cui sta andando incontro la compagna di una vita, Michela Miti'', nome d'arte di Michela Macaluso, attrice e scrittrice: ''17 anni insieme - rileva - non sono sufficienti in Italia per essere considerata degna di alcun diritto''. ''La Miti - prosegue - ha dovuto rivolgersi all'autorità giudiziaria per chiedere di trasferire il compagno in un'altra clinica non essendo riconosciuta la validità del rapporto: un triste episodio che ben esemplifica l'assurdità legislativa in cui sono costrette a vivere le coppie di fatto, tra cui mi inserisco anche io''. Un problema dunque che colpisce anche le coppie eterosessuali e ''il Parlamento europeo, oltre a vietare discriminazioni basate sul sesso o sull'orientamento sessuale, invita gli Stati al reciproco riconoscimento delle unioni civili e delle famiglie omosessuali: il diritto alla 'vita familiare' deve essere inviolabile per ogni coppia''. Per sostenerlo, a luglio, la Barbati suscitò un 'polverone' in Emilia-Romagna proponendo con altri in Regione ''l'istituzione dei registri per le unioni civili in ogni Comune: renziani e cattolici uscirono dall'Aula insieme al centrodestra''.

lL RICORDO DI PIZZAROTTI. Nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 settembre è deceduto a Roma lo scrittore parmigiano Alberto Bevilacqua, da tempo ricoverato nella Casa di Cura Villa Mafalda. Strettamente legato a Parma dal suo amore per la città, Bevilacqua è stato insignito del premio Sant’Ilario nel 1992, come recita l’onorificenza, per “Quel legame sottile e profondo che lo ha sempre tenuto avvinto alle sue radici e a questa città, che gli ha ispirato, con la sua storia fatta di estremismi, eroismi e contraddizioni, tante pagine felici”. Il 79enne scrittore, poeta, regista e giornalista è stato tra i pochi intellettuali a cogliere le tante anime di Parma, riportandole alla realtà narrativa dei suoi numerosi scritti. Con queste parole lo ha ricordato oggi il Sindaco Pizzarotti: “Un grande scrittore che ha contribuito a portare il nome di Parma in alto, molto in alto, grazie ad una alchimia poetica e ad una capacità narrativa fuori dal comune. Un fine intellettuale che ha saputo raccontare la realtà con straordinaria efficacia, ma anche con semplicità, e che ha fatto di Parma il grande palcoscenico delle sue storie”. Conclude il Sindaco: “Come tutti gli uomini di cultura, ha saputo dare un contenuto ed un’immagine alla città ed in particolare all’Oltretorrente, quartiere che ha amato più di ogni altro. Viene a mancare un grande parmigiano, un parmigiano doc. Oggi è giusto che la città gli renda omaggio ricordandolo come merita”.

Assai amato dai suoi lettori che hanno fatto dei best seller di vari suoi titoli, è oggi considerato un figura significativa del nostro mondo letterario, autore di molti volumi di narrativa e poesia tra cui alcuni di indubbio interesse. Però ha avuto spesso, all'inizio, rapporti conflittuali con l'establishment intellettuale e letterario, avendo cominciato a scrivere romanzi di critico e colorito realismo di costume negli anni della nascita della neoavanguardia del Gruppo '63 (che definiva ''Liale'' Cassola e Bassani), avendo avuto subito successo anche nel cinema, come regista, e arrivato a concorrere e vincere tra aspre polemiche lo Strega (con ''L'occhio del gatto'') in un anno particolare come il 1968, due anni dopo aver già vinto il Campiello con ''Questa specie di amore''.

Del resto Bevilacqua è stato autore che, maturando e crescendo come scrittore, ha passato varie fasi, da quella degli inizi, che parte a meta' anni '60 e lo fa accumunare a una linea narrativa che potrebbe andare tra Giovanni Arpino e Piero Chiara, i cui primi titoli furono ''Una città in amore'' (riscritto nel 1988) e ''La califfa'', suo primo grande successo, che tradusse lui stesso in film nel 1970, a una scrittura di natura quasi onirica, di un realismo fantastico nella sua attenzione all'inconscio e a un extra sentire (e c'è chi lo ha imparentato allora con Malerba o un certo Siciliano, ma con in più un qualcosa di iniziatico) da un bel romanzo, uno dei suoi migliori, come ''Umana avventura'' a gran parte della produzione anni '80 e '90, sino ai libri di narrativa autobiografica e i versi dedicati al rapporto con la madre. Gli inizi erano stati però diversi, come si è scoperto solo nel 2000 con la pubblicazione integrale del suo primo, bel romanzo ''La polvere sull'erba'', dai connotati fluviali e un certo espressionismo emotivo delle situazioni, rimasto in un cassetto per i suoi temi scandalosi (Sciascia, confessandosi timoroso, nel 1955 ne aveva pubblicati solo dei brani preparatori) ovvero gli ammazzamenti nell'immediato dopoguerra (1944-48) tra vendicatori e giustizieri nelle file di ex partigiani e fascisti, in quello che veniva definito il triangolo rosso, tra Parma e quella ''amazonia del delta del Po''.

Un tema forte, difficile, tornato d'attualità con le distorsioni del recente revisionismo storico, che il giovane scrittore (aveva 21 anni) affrontò non leggendo i fatti attraverso gli schemi interpretativi del fascismo o dell'antifascismo, ma facendo nascere l'azione dal vento di follia creato dal peso delle eccezionali circostanze di quegli anni caldissimi, vissuti in bilico tra realtà e irrealtà. I luoghi, ma soprattutto la sua Parma (a cominciare dal glorioso e antifascista Oltretorrente), di cui poi diverrà contraltare Roma, sono del resto il tema che percorre tutta la sua opera, che indaga, racconta, fantastica, immagina, svela, quella città, emblematica dell'Italia di quegli anni, dal boom economico in poi, dalla vita gaudente alle storie noir di ''Gialloparma'' a fine anni '90, in genere attraverso il racconto di complesse, vitali, sensuali psicologie femminili.

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Esemplare resta ''La Califfa'', ovvero Irene Corsini, che nel suo vitalistico vibrare tra fierezze e abbandoni, inaugura la galleria di questi grandi personaggi femminili, mentre l'industriale Annibale Doberdò incarna un'emblematica figura dell'imprenditore di provincia anni '60. dalla donna all'amore, come momento di incontro e verità, di illusione e fallimento di una vita ma uno dei romanzi più importanti del decennio, il passo è breve e quasi un manifesto e un ritratto dello spaesamento e delle necessità di nuovi valori alla vigilia degli anni della contestazione è ''Questa specie d'amore'', che è tutto una confessione epistolare di Federico alla moglie Giovanna per ricostruire e analizzare le ragioni della loro crisi, che va ben al di la' del rapporto di coppia. Dal vitalismo che nasce dal contesto e dalla forza di certe situazioni particolari, all'analisi dell'angoscia, lo spaesamento, l'alienazione che torturano i suoi protagonisti in un'Italia ormai cresciuta, sino all'attenzione autobiografica e un maggiore impegno nei confronti della scrittura poetica (nel 2007 raccolta in un'Oscar Mondadori), Bevilacqua e i suoi libri rappresentano una testimonianza letteraria e di costume articolata e approfondita, che si e' espressa anche nelle opere cinematografiche (da ''La califfa'' a ''Questa specie di amore'' David di Donatello come miglior film, da ''Attenti al buffone'' a ''La donna delle meraviglie'' o ''Gialloparma'').

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