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Centro Islamico, il Tar respinge il ricorso di Cesare Piazza e dà ragione al Comune

Il Tar di Parma dà ragione al Comune e alla Comunità Islamica, che potrà così continuare la sua attività nei locali del quartiere artigianale di via Mantova

Dopo una ”crociata” lunga sei anni, iniziata immediatamente non appena il Comune accolse la domanda della Comuntà Islamica per costruire un capannone da dedicare ad uso di culto (quindi con modifica di destinazione d’uso), ora il Tar di Parma sembra scrivere la parola “fine” sull’interminabile vicenda: con una sentenza articolata e dettagliata, lunga ben 12 pagine, il Tribunale ha respinto il ricorso presentato da Cesare Piazza ed altri artigiani insediati nel comparto, che miravano ad ottenere l’annullamento di una serie di atti del Comune e a far decretare il conseguente ordine di demolizione della struttura. 

La sentenza è inequivocabile: il ricorso presentato viene ritenuto “improcedibile” e il ricorso  aggiuntivo “inammissibile per difetto di interesse”.  Il Tar ha anche deciso che le spese di giudizio saranno a carico dei ricorrenti, che dovranno  rifondere al Comune di Parma all’Associazione Comunità Islamica 4.000 euro ciascuno.  La vicenda giudiziaria è stata tutt’altro che lineare, con ricorsi che si sono susseguiti da una parte e  dall’altra e con i conseguenti provvedimenti amministrativi assunti dall’ente locale.  Il Comune di Parma, infatti, aveva adottato tutti gli atti per dare corso a sentenze precedentemente e  pronunciate dal Tar e confermate dal Consiglio di Stato, con ingiunzioni di demolizioni e sanzioni  pecuniarie in alternativa, prese d’atto di ripristino dei locali e adeguamento di funzione degli stessi  alle previsioni originarie.

Tutto questo fino a quando l’iscrizione dell’Associazione Comunità Islamica al registro delle APS e la modifica del RUE da parte del Consiglio Comunale, che ha previsto la possibilità di usi diversi da quello produttivo per gli edifici che insistono sul comparto artigianale di via Mantova hanno modificato il quadro normativo, dando luogo al giudizio articolato e preciso formulato dal Tar. In questo modo è possibile che si scriva la parola “fine” su quella che era stata impropriamente ma efficacemente definita “crociata anti-moschea”. E in ogni caso, a questo punto, la Comunità Islamica avrà tutto il tempo per svolgere la sua attività in attesa di riflettere sul suo futuro.

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