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Moschea di via Reggio, Marco Maria Freddi: "Non mina le nostre radici laiche o religiose"

Il radicale parmigiano: "Chiudersi nelle proprie tradizioni non aiuta a costruire basi solide per una pacifica convivenza, tra popoli e culture o ai mille richiami populisti alla sicurezza"

"Rispetto alla richiesta di cittadini parmigiani, di religione musulmana, di costruire una moschea con minareto in via Reggio, a Parma -scrivo Marco Maria Freddi, membro parmigiano del Comitato Nazionale dei Radicali Italiani- come cittadino ed esponente Radicale, non posso non intervenire per esprimere il mio punto di vista. Le motivazioni del rifiuto da parte di molti cittadini parmigiani, nativi locali, hanno come comune denominatore non tanto lo scandalo della concessione del terreno a titolo gratuito ma la paura del diverso o il timore che una cultura differente possa minare alle radici le nostre tradizioni, la nostra cultura.

Da laico, non credente, credo sia arrivato il momento di guardare oltre i pregiudizi e le fobie eterodosse e di confidare maggiormente nella forza dei nostri valori laici, che si riconoscono nella carta universale dei diritti dell'uomo ed anche nelle nostre tradizioni. Non credo che la presenza di una moschea e del suo minareto, possa minare le nostre radici laiche o religiose arrivando addirittura a privarcene. Dare la possibilità ai tanti musulmani presenti in tutta la provincia di avere un proprio luogo di culto, dove incontrarsi per pregare, sarebbe un bell’esempio di città dell’accoglienza, aperta alle culture differenti, alle quali comunque continueremmo a pretendere, con fermezza, il rispetto delle regole e quella responsabilità che è alla base dell’integrazione, partendo dall'esigenza di trasparenza nei finanziamenti ed il rifiuto di qualsivoglia estremismo. 

Chiudersi nelle proprie tradizioni non aiuta a costruire basi solide per una pacifica convivenza, tra popoli e culture o ai mille richiami populisti alla sicurezza. Le tante, troppe giustificazioni all'essere contro, mascherano la mancanza di consapevolezza della scomparsa di una società mono-culturale ma di vivere una società, che è già nei fatti, società post-multiculturale.

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