'Ndrangheta, anche un bar di Parma nelle mani della cosca Grande Aracri

Indagata una consulente del lavoro di Parma per la cessione sospetta del ramo d'azienda di un secondo bar

C'era anche un bar di Parma nelle mani della cosca Grande Aracri che, secondo la ricostruzione dell'accusa, continuava a controllare, anche dopo le inchieste legate ad Aemilia, fette di territorio economico nella nostra città e in provincia. Dei sedici arrestati tre sono stati fermati proprio a Parma: ci sono anche alcuni indagati fermati nei comuni della provincia. Abbiamo già parlato della pizzeria d'asporto che era sotto il completo controllo della cosca e il cui responsabile occulto sarebbe stato Salvartore Grande Aracri e della ditta di costruzioni, sempre intestata a prestanomi, che era riuscita addirittura ad infiltrarsi negli appalti per i lavori di miglioramento sismico dell'asilo comunale Le Nuvole.

Ma c'è un'altra storia che emerge dalle carte dell'operazione Grimilde, non a caso il nome della perfida matrigna di Biancaneve. Oltre ad una pizzeria anche un bar di Parma sarebbe stato sotto il controllo della cosca: secondo la ricostruzione contenuta nell'ordinanza infatti il bar, intestato ad un prestanome, era in realtà nella piena disponibiltà di Paolo Grande Aracri. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti anche la cessione di un ramo d'azienda di un secondo bar proprio alla società che controllava il primo bar. Tra gli indagati per questo episodio ci sono i prestanome e anche una consulente del lavoro di Parma. Oltre a questo sono elencati anche una serie di episodi di intestazione di postepay e di carte a prestanome: la disponibilità dei conti era invece, sempre secondo l'accusa, della cosca Grande Aracri. 

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