Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

'Ndrangheta: il pentito Paolo Signifredi massacrato di botte davanti a casa

Era atteso ieri in Tribunale a Reggio per una testimonianza ma non si è presentato: il commercialista di Baganzola, considerato il cassiere della cosca Grande Aracri, si è pentito nel 2015 e vive in una località segreta, sotto protezione

Vive in una località segreta sotto la protezione prevista per i pentiti di mafia ma qualcuno è riuscito a trovarlo lo stesso. Il pentito parmigiano di 'Ndrangheta Paolo Signifredi è stato pestato, secondo quanto riferito dal suo legale, il 18 aprile, davanti alla sua abitazione: alcuni uomini lo avrebbero atteso sotto casa per minacciarlo e poi picchiarlo a sangue, fino a mandarlo all'ospedale con una prognosi di 30 giorni.

"Il cassiere della cosca Grande Aracri"

Paolo Signifredi, commercialista di Baganzola, è considerato il cassiere del clan Grande Aracri tra Parma e Reggio Emilia: il suo pentimento risale al 2015. Da quando ha iniziato a parlare con i magistrati Signifredi è stato messo sotto protezione, come previsto dalla legislazione sui pentiti di mafia e vive in una località segreta. Nella giornata di ieri, 7 maggio, avrebbe dovuto presentarsi in Tribunale a Reggio Emilia per una testimonianza ma non l'ha fatto: il suo legale ha fatto sapere che era stato vittima di un pestaggio. Signifredi, considerato il cassiere della cosca, era stato condannato a sei anni nell'ambito del processo Pesci, costola lombarda del processo Aemilia. Signifredi ai magistrati ha raccontato molte cose e ha ricostruito alcune dinamiche della cosca: le sue dichiarazioni hanno portato all'avvio di altre indagini. Le sue parole hanno permesso ai magistrati di ricostruire la ragnatela delle cosche tra Lombardia ed Emilia

Chi è Paolo Signifredi

Il commercialista di Baganzola è stato Patron del Brescello tra il 2003 ed il 2004 ha 52 anni ed è stato condannato a sei anni nell'ambito del processo Pesci, la ramificazione lombarda del processo Aemilia. Nel 2017 aveva raccontato di essere stato minacciato, mentre si trovava in carcere, da uomini della cosca per convincerlo a fare il 'finto pentito' per Grande Aracri. Dopo qualche mese Signifredi ha iniziato a parlare, rivelando particolati importanti per le indagini. 

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