“Nei loro occhi la paura di non tornare più a casa: quanta sofferenza per gli anziani”

Martina Rendo, medico pneumologo che ha seguito i pazienti più facili in piena pandemia da Coronavirus: “Non abbassiamo la guardia, ci sono categorie a rischio”

“Mi è rimasto dentro il dolore degli anziani, coloro che rifiutavano fino all’ultimo di ricevere le nostre cure. Preferivano rimanere a casa, perché necessitavano della presenza dei familiari, dell’affetto. Cosa che sarebbe venuta meno nelle strutture”. Quello che resta dentro Martina Rendo, medico pneumologo territoriale, è l’idea di sofferenza mitigata in parte da una situazione di controllo della diffusione del maledetto coronavirus: “Il sistema sanitario riesce ad assorbire meglio le problematiche dei malati – spiega -, abbiamo meno pazienti in rianimazione, non c’è più congestione negli ospedali per cui l’accesso alle cure non è più emergenza. Con gli ospedali pieni era difficile prestare cure a tutti, il rallentamento permette di curare e fare diagnosi e terapie con molta tranquillità”. La battaglia non è ancora finita:  “Bisogna mantenere ancora la guardia alta, queste infezioni per le categorie a rischio può essere molto pericolosa.  L’attenzione almeno per i prossimi mesi dovrà sicuramente essere alta per non arrivare nelle situazioni emergenziali di febbraio e marzo”. Sono stati mesi di sofferenza e frustrazione per tutti: “Era una malattia che non conoscevamo, noi medici ci siamo trovati destabilizzati all’inizio, non avevamo certezze sulle cure, non sapevamo cosa potesse essere efficace oppure no: questo per noi è stato devastante. Non avere la sicurezza su come prestare le cure adeguate è snervante. Le storie di tanti anziani, che spesso rifiutavano di andare in ospedale perché non volevano allontanarsi dalle cure dei familiari è stata una situazione bruttissima. Spero non venga rivissuta”.

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