Lavoro, Quintavalla: "E se boicottassimo la Nestle'?

La candidata alle Europee con Tsipras: "Diventa necessario che la società civile esprima la propria piena solidarietà ai lavoratori e alle RSU, impedendo che questo piano abbia attuazione, arrivando anche a mettere in atto forme di boicottaggio dei prodotti della Nestlè"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

I dirigenti della Nestlè nel corso di un incontro con le RSU e le confederazioni sindacali sul contratto integrativo aziendale hanno comunicato l'intenzione dell'azienda di trasformare i contratti a tempo pieno e indeterminato in altre forme contrattuali, stagionali e flessibili, per alcune centinaia di lavoratori attualmente impiegati negli stabilimenti di Parma, Perugia e Ferentino.

Si tratta di una decisione gravissima, che penalizzerà i lavoratori da un punto di vista salariale e previdenziale. E' un attacco senza precedenti al diritto al lavoro, che diventerebbe flessibile nei tempi e nelle modalità. Che altro si può imporre ai lavoratori, quale altra umiliazione? Come si può chiedere loro di rinunciare ad un salario sicuro ogni mese, di lavorare solo quando la stagionalità dei prodotti richiede manodopera? Con quale tracotanza si può rendere precaria la vita di centinaia di persone e delle loro famiglie?

Questa provocazione dell'azienda si configura come la pronta applicazione del Jobs Act di Matteo Renzi e delle direttive della Commissione Europea, che individua proprio nella flessibilità e nella necessità di "adattarsi a modelli di lavoro in evoluzione (orari, lavoratori distaccati, retribuzioni, ecc.)" (Commissione Europea, Strategia Europa 2020) le nuove forme di lavoro, che nei paesi europei dovranno essere sempre più avviate.

E' un intollerabile ricatto: se volete lavorare, diventate flessibili e precari a vita, adattatevi alle esigenze della produzione, aspettate che l'azienda vi chiami a lavorare, accontentatevi del poco salario che riuscirete a portare a casa! Peccato che le persone abbiano bisogno tutti i mesi di pagare l'affitto, le bollette, la rata del mutuo, gli studi dei figli, di far fronte al necessario sostentamento della propria famiglia.

Chi chiede questo? Un piccolo artigiano strozzato dai debiti e senza prospettive di avere ulteriore credito dalle banche?

Nient'affatto: lo chiede una delle più grandi multinazionali, con sede in Svizzera, che controlla il mercato mondiale con centinaia di marchi, e che è presente in Italia con 18 stabilimenti, tra cui Motta, Perugina, Buitoni, Bauli, Galbani, ecc., che spietatamente specula sui salari dei dipendenti per aumentare i suoi già enormi profitti.

Si badi bene: la Nestlè, questa potentissima multinazionale del settore alimentare, fa già ricorso a contratti di lavoro "stagionali". Il problema dunque non è quello di far fronte all'andamento stagionale della produzione. La Nestlè sta invece perseguendo un obiettivo ben più estremo e minaccioso, quello di cancellare definitivamente il ricorso a "rapporti di lavoro a tempo indeterminato", realizzando in questo modo una "flessibilità totale" che annienterebbe ogni potere contrattuale dei lavoratori.

È un progetto insensato a cui occorre rispondere con altrettanta durezza e determinazione, ricorrendo a nuove forme di lotta e di resistenza, a forme di solidarietà fra i lavoratori e la società civile, quei cittadini "consumatori" che non vogliono essere complici di questi misfatti, e che un domani, magari nemmeno tanto lontano, potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni dei lavoratori della Nestè.

Diventa necessario che la società civile esprima la propria piena solidarietà ai lavoratori e alle RSU, impedendo che questo piano abbia attuazione, arrivando anche a mettere in atto forme di boicottaggio dei prodotti della Nestlè, concordate coi lavoratori, che peraltro sono già state realizzate negli anni passati in altri paesi e con successo, allo scopo di fermare il brutale sfruttamento della manodopera e soprattutto del lavoro minorile, a cui la multinazionale negava tutele, diritti, dignità.

Cristina Quintavalla, L'altra Europa con Tsipras

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