Cronaca

Saldi invernali: a gennaio vendite quasi dimezzate

L'allarme lanciato da Federmoda: "Solo nel weekend appena trascorso, con il ritorno alla zona gialla, abbiamo visto qualche segnale di miglioramento. Siamo senza indennizzi in maniera inspiegabile"  

I dati dell'indagine Federmoda sui saldi invernali trovano purtroppo riscontro anche nel nostro territorio provinciale: a gennaio il dato delle vendite scende in picchiata rispetto a gennaio 2020 con le vendite di abbigliamento, calzature e accessori a -41,1% in media. Oltre l'80% dei negozi ha infatti dichiarato di aver subito un calo delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2020.

"Nessun segnale di miglioramento per le vendite dei negozi del settore moda - ha commentato Filippo Guarnieri presidente Federmoda Parma aderente ad Ascom -. Solo nel weekend appena trascorso, con il ritorno alla zona gialla, in particolare nella giornata di sabato, abbiamo visto qualche segnale di miglioramento che auspichiamo possa confermarsi anche a febbraio. Ad incidere sull'andamento negativo sono stati diversi fattori che hanno letteralmente "tartassato" il settore moda, a cominciare dai  giorni di chiusura obbligata agli inizi di gennaio,( con eccezione di poche attività relative alla vendita di prodotti di prima necessità) alle restrizioni negli spostamenti tra regioni ed addirittura tra comuni e soprattutto il grande utilizzo dello smart working, il minor reddito disponibile dei consumatori, la totale assenza dello shopping tourism e, non ultimo, il venir meno delle occasioni d'incontro di lavoro e nel privato (pranzi, cene, eventi, feste, cerimonie, cinema, teatri, musei, piscine, palestre, ecc…). A gennaio infatti sono aumentate le vendite di tute, pigiami, intimo e pantofole mentre, in sofferenza risultano capi spalla, cravatte, abiti da uomo e valige. "

"Tra i settori più penalizzati risulta quindi il dettaglio moda e l'ingrosso moda che, tra l'altro, non è stato indennizzato - conclude Guarnieri - così come quello dei negozi di camicie che nonostante abbiano lo stesso codice Ateco della biancheria intima (che sono rimasti aperti) sono stati costretti a chiudere per il Dpcm del 3 novembre, ma ingiustamente ed inspiegabilmente sono ancora senza indennizzi".

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