‘No Monti Day’, 40 parmigiani in trasferta a Roma contro il Governo

Circa 40 persone da Parma in corteo a Roma contro le politiche del Governo tecnico. Tra i 150mila manifestanti i parmigiani si sono distinti grazie al GAP che con striscione e adesivi ha richiamato l'attenzione sulla Siria

In quaranta da Parma per contestare Monti. L’autobus organizzato dal Partito della Rifondazione Comunista ha raggiunto la città capitolina prima dell’inizio del corteo di sabato 27 ottobre che si è snodato per le vie della città per poi dividersi in piazza San Giovanni dove alcuni dei manifestanti hanno proseguito in marcia occupando per più di due ore la tangenziale est e l’ingresso della A24.

Parmigiani in trasferta a Roma

Tra i manifestanti parmigiani presenti il Gruppo d’Azione per la Palestina si è distinto per aver portato in piazza la lotta contro l’intervento militare in Siria. Sfilando per tutto il corteo con uno striscione al grido di “Giù le mani dalla Siria” i militanti del GAP hanno portato con sé 10mila adesivi per sensibilizzare la cittadinanza su ciò che sta accadendo in Siria.


Di seguito il comunicato del Gruppo d’Azione per la Palestina:

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Ieri 27 ottobre 2012 il Gruppo d'Azione per la Palestina ha partecipato al corteo nazionale contro le politiche del governo “risanatore” guidato da Mario Monti, fatte di tagli, sacrifici, licenziamenti  e veri e propri furti esercitati sulle classi popolari in nome della cieca obbedienza ai dettami della Banca Centrale Europea, del Fondo Monetario Internazionale e di altre istituzioni economico-finanziarie. Oltre alle critiche riguardanti la politica economica, il GAP, assieme ad altre realtà vicine alle sorti e alle lotte dei popoli arabi, ha protestato contro lo schieramento dell'Italia al fianco dei “ribelli” siriani (dichiarato a più riprese dal ministro degli esteri Giulio Terzi), e il sostegno al governo d'occupazione israeliano, espresso non più di qualche giorno fa dallo stesso presidente del consiglio Mario Monti. Entrambe queste posizioni sono completamente inaccettabili. Siamo contrari al sostegno ai “ribelli” siriani perchè crediamo che questi rappresentino l'avanguardia di una offensiva (voluta, sostenuta e finanziata da Arabia Saudita, Qatar, Stati Uniti e Israele) volta a far cadere il governo siriano attuale, laico e vicino alle resistenze che oggi danno speranze a non pochi popoli vicino orientali ed arabi (su tutti il popolo libanese, il popolopalestinese e quello del  Bahrain). Una guerra e un “regime change” finalizzati a rendere la Siria molto più islamica ed “islamista” di quanto non lo sia ora, e a colpire direttamente il fronte di opposizione all'aggressiva politica di Israele e alle ingerenze occidentali negli Stati del Vicino Oriente. Crediamo inoltre che sostenere Israele nel mantenimento del regime di apartheid e nella sua operazione di pulizia etnica della Palestina ( ovvero nella cacciata o nella eliminazione fisica della popolazione araba) rappresenti un insulto per tutti gli italiani amanti della libertà e della giustizia: sostenere un regime come quello israeliano significa infatti rendersi conpartecipi e corresponsabili dei suoi crimini, che anche oggi, giorno dopo giorno, continuano. Proviamo rabbia e vergogna per quello che i nostri governanti “tecnici” hanno dichiarato, e per quello che probabilmente faranno; troviamo però determinazione e volontà di continuare ad esprimere le nostre posizioni, e ad agire di conseguenza, in giornate come quella di ieri e dell'altro ieri, quando abbiamo organizzato a Parma una bella e partecipata iniziativa sulla crisi siriana. Giù le mani dalla Siria- non esistono guerre umanitarie. Con la Palestina nel cuore... e una bandiera rossa in mano.
 

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