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Noceto: quando un Comune lascia un bimbo col diabete senza casa

Una famiglia italiana sfrattata con la promessa di una casa poi negata. Mamma e figlio di soli 10 anni con una grave forma di diabete. L'assessore Porcari "esclude di aver garantito la casa". Ma c'è un testimone

ben-adlaAvete bisogno di una casa? E come la troviamo, con la bacchetta magica”? E’ ciò che si è sentito dire Ben Couchane in Comune a Noceto. Parole frutto di una politica sociale inesistente, perché ormai è sempre più chiaro che le persone in difficoltà sono destinate a rimanere in situazioni difficili.

Ben Choucane e sua moglie sono originari della Tunisia, ma vivono a Noceto da vent’anni, sono legalmente cittadini italiani, e i loro tre figli sono nati qui. Ben è un ottimo imbianchino, ha pitturato molte abitazioni e anche la nuova sede del Comune, ma nel 2009 a causa della crisi è rimasto senza lavoro, con ripercussioni molto pesanti in una famiglia dove moglie e il figlio più piccolo, di dieci anni, soffrono di una grave forma di diabete. Con il tempo non sono più riusciti a pagare l’affitto della casa nella quale vivevano da otto anni, versando regolarmente un canone mensile di 500 euro più 3000 euro di spese condominiali all’anno.

Il Comune ha fatto da mediatore, convincendo la famiglia Choucane a lasciare l’appartamento prima dello sfratto esecutivo, con la promessa di un nuovo alloggio per i primi giorni di gennaio, tutto ciò davanti ad un rappresentante dell’associazione diabetici.
In questi giorni Ben si è recato in Comune per vedere a che punto è la sua casa, ma si è sentito dire che appartamenti non ci sono, né ora, né in futuro. La promessa fatta è negata, e Ben si trova ad abitare nella canonica della chiesa, troppo fredda, specialmente per un bambino malato.

“Le istituzioni ci trattano come cani, non si può temporeggiare quando le persone soffrono. Gli abiti che io e mia moglie indossiamo sono gli unici che siamo riusciti a portarci via. Il padrone di casa ha cambiato la serratura, e se vogliamo entrare dobbiamo essere accompagnati dalle forze dell’ordine. Laviamo i vestiti la notte per metterli di giorno. Ora vogliono vendere l’appartamento, ed esigono che la prossima settimana portiamo via i mobili, ma dove li mettiamo? Siamo contenti che almeno di giorno i nostri figli sono a scuola, almeno stanno al caldo. Il parroco è stato molto gentile con noi, e gli saremo sempre grati, ma la canonica è su più piani, il calore si disperde in fretta, non riusciamo più a vivere in queste condizioni.

Io ho sempre lavorato, sono una persona onesta, a marzo ricomincerò a lavorare, avevo solamente bisogno di aiuto per coprire questi mesi di difficoltà, invece mi hanno convinto con false promesse a lasciare l’appartamento per finire in mezzo ad una strada. Quando abbiamo scoperto la malattia di nostro figlio è stato un duro colpo. Stavamo per perderlo, è rimasto due mesi in ospedale. La vita cambia inesorabilmente, il pensiero è sempre rivolto a lui, se sta male, se sviene a scuola. Deve fare quattro punture d’insulina al giorno, mia moglie gira sempre con caramelle e punture nella borsa.

Le istituzioni non comunicano con noi, e non capisco come sia possibile, in un paese piccolo come Noceto dove mi conoscono tutti. L’assistenza sociale ha mille facce, sono andato a Parma, Fidenza, ovunque, ma senza ricavare niente. E’ dovere di un Comune trovare un buco per una famiglia, soprattutto se siamo in tempo di crisi. Non è umano pensare che se non hai i soldi, finisci in mezzo ad una strada. I miei figli sono traumatizzati, soprattutto il più piccolo, un malato di diabete deve avere dei ritmi scanditi, tranquillità. Com’è possibile se la sera non torna in un posto che sente come casa? Deve mangiare carne bianca, pesce, tutti i nostri sforzi sono rivolti a lui, ma anche mia moglie è malata di diabete, e se lei sta male, devo occuparmi di tutti e due.

Non ho mai voluto niente, se sono arrivato a parlare è perché mi trovo l’acqua alla gola. Siamo sotto Natale, quando si accende l’albero in piazza si parla sempre di pace e fratellanza, eppure le cose non vanno così. Mi sono fidato delle promesse fatte dall’assessore Porcari, sentendomi fiero di essere cittadino italiano in un paese che aiuta i bisognosi. Mi sbagliavo”.

Secca la smentita dell’Assessore alle Politiche Abitative del Comune di Noceto  “Escludo categoricamente di aver garantito con certezza al signor Ben una casa a gennaio 2011, gli ho assicurato il nostro impegno a trovare una soluzione alla sua questione, compatibilmente con la disponibilità degli alloggi e con le tempistiche necessarie, teniamo presente che esiste una graduatoria degli aventi diritto, nella quale lui si colloca al 40° posto. All’interno della graduatoria esistono altre gravi situazioni di emergenza sociale”.

Due versioni diverse - nonostante vi sia la testimonianza di rappresentante dell’associazione diabetici presente alla promessa fatta a Ben - e un fatto oggettivo: un bambino diabetico che dorme su una brandina in una fredda canonica, perché le buone intenzioni non bastano a trasformala in casa.

Nelle foto: Ben Couchane e, di spalle, la moglie. In basso la borsa con i medicinali per il figlio


 

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