Cronaca

Dall'emergenza al dopo virus: "pizza e caffè dopo l'inferno"

"Non ci abitueremo mai a tutto questo". Parma e il CoronaVirus nei racconti di 3 volontari

Con alcuni ci siamo dati appuntamento a quando l’emergenza finirà: mangeremo una pizza, berremo un caffè, ci vedremo anche solo per un saluto”. Costanza è una volontaria della Croce Rossa, da due mesi vive in prima linea la sua battaglia nella battaglia. Prestare il primo soccorso ai malati Covid è stato come essere improvvisamente un contenitore di ricordi, storie laceranti raccontate da sguardi assenti, pieni d’attesa, di riscatto e di voglia di uscire da una situazione al limite del reale. Storie assurde, alcune delle quali segnate da un sorriso che attraversa il viso e regala un po’ di ottimismo per proseguire la battaglia. “Sono tante le persone che hanno condiviso con noi un pezzo della loro vita – dice Costanza -. Hanno affidato a noi le loro preoccupazioni, le paure, i bisogno e le difficoltà. Spero vivamente che questa guerra giunga rapida a una conclusione: la cosa che alla gente manca di più è l’affetto e la presenza di un contatto umano”. 

A Franco invece rimarrà impresso per sempre lo sguardo dei pazienti: “Portarli via dai loro cari è un dramma davvero. Ti guardano e capisci che cercano sicurezze, vanno a caccia di risposte anche senza chiedere. Lo capisci che l’unica cosa che vogliono è tornare nelle proprie case. Te lo chiedono con gli occhi: 'Torno? Rivedrò la mia famiglia?'. E’ straziante. E francamente non ci abitueremo a tutto questo. Non ci abitueremo mai”. 

Giorgio, altro volontario in prima linea, ha il senso del dovere come altri colleghi che in questo momento operano per il bene comune. “Una sera – dice - abbiamo portato in Pronto soccorso il padre di due fratelli di più o meno 20 anni. La mamma era già all’Ospedale, ricoverata per coronavirus come il padre. Lasciarli soli non è stato dificile. Abbiamo letto nei loro occhi la consapevolezza della paura e la solita domanda tacita: 'Li rivedremo?'.  Noi gli parlavamo nel poco tempo disponibile, cercavamo di dargli un po’ di supporto, ma che supporto vuoi dare in pochi secondi? Dovevi andare, c’era altra gente che aveva bisogno di cure. Il tempo gioca un brutto ruolo in questa partita, se rimani troppo a pensare o a ragionare con il cuore lui ti assale e ti annebbia la vista. Ecco: il nostro è un dramma esistenziale. Senti un senso di ingiustizia che ti pervade e dici? 'Perché succede tutto questo?' e rischi di cadere nel tuo senso di impotenza”. Che non si lava via e non si butta più.

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